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Venafro | Museo Nazionale di Castello Pandone

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Venafro | Museo Nazionale di Castello Pandone

Visita a Venafro il Museo Nazionale di Castello Pandone. Esploralo seguendo un percorso speciale per i bambini e aguzza la vista: potrai svelarne i segreti!

Visita il Museo Nazionale di Castello Pandone a Venafro (Isernia) assieme con Focus Junior e il Mibact, il Ministero per i beni, le attività culturali e il turismoScoprirai cose straordinarie!

Castello Pandone sorge alle pendici del Monte Santa Croce, dove già i Sanniti avevano una postazione di controllo. Il primo nucleo fortificato fu eretto nel X secolo, sulle rovine di una cinta megalitica del III secolo a.C. 

 

Castello Pandone offre un doppio percorso di visita: il maniero con i suoi affreschi cinquecenteschi e il museo, con la raccolta di opere molisane. Gli affreschi furono realizzati tra il 1521 e il 1527, per volontà del conte di Venafro Enrico Pandone, da una bottega di artisti di ambito napoletano che mostrano di conoscere l’arte fiamminga e spagnola, oltre a elementi della cultura lombarda e romana. Il museo, invece, presenta opere molto diverse, dal frammento di affresco del VII secolo alle fotografie di Romeo Musa dei primi del ‘900, passando per le opere del Seicento napoletano e i disegni settecenteschi della Collezione Giuliani.

 

Teatrino di corte

A cosa ti fa pensare questo ambiente così insolito? Prova a immaginare una tenda di velluto rosso davanti all’apertura... Sì, è proprio un teatrino! È stato fatto costruire nel Settecento per divertire i proprietari del castello e i loro ospiti con recite, rappresentazioni e concerti. In realtà il sipario c’è, ma è finto: lo puoi vedere arrotolato ai lati del palcoscenico. Alle sommità dell’arco, invece, ci sono due putti che reggono un velo gonfiato dal vento.

 

Torre longobarda

Intorno alla metà del X secolo, il castello era costituito da un’unica torre quadrata, a cui nei secoli successivi si aggiunsero i torrioni circolari, il fossato, la braga merlata e il ponte levatoio. Nel Cinquecento, il conte di Venafro Enrico Pandone trasformò la fortezza in una residenza signorile, facendo edificare un elegante loggiato e decorando il piano nobile con un bellissimo ciclo di affreschi.

 

Stemma Lannoy

Appena entrato, puoi vedere sulla volta dell’atrio il blasone della famiglia Lannoy, i nuovi proprietari del castello dopo la morte di Enrico Pandone. È composto da due grifoni che sorreggono uno scudo coronato con tre leoni rampanti. Intorno ci sono altri stemmi più piccoli: appartengono alle famiglie con cui i Lannoy avevano legami di parentela.

 

Incredibile ma vero...

Questo disegno, che rappresenta una caravella, è stato eseguito sull’antico strato di intonaco prima che fosse dipinto: forse è opera delle stesse maestranze che hanno realizzato gli affreschi, poi caduti. Nel castello ce ne sono altri: riesci a trovarli?

 

Gioco della campana

Cosa rappresenta lo strano disegno sulla porta di questa sala? Niente di misterioso: si tratta del gioco della campana. Vedi le sagome dei piedi? Bisognava saltellare prima su un piede e poi sull’altro, nelle direzioni indicate e seguendo lo schema disegnato. L’importante era compiere almeno 16 saltelli. È un passatempo molto antico, diffuso anche in altre parti d’Italia con nomi diversi: forse da bambini ci hanno giocato anche i tuoi genitori!

 

Stemma Peretti-Savelli

Dal cortile, tramite una scala quattrocentesca si arriva al piano nobile. Qui, sul portale del Salone delle feste, puoi vedere lo stemma dei Pandone, scolpito nella pietra. Sopra, però, ce n’è un altro più grande, dipinto sul muro: è l’emblema araldico della famiglia Peretti-Savelli, che ha avuto il controllo della città (e del castello) nel XVII secolo.

 

Passione di Cristo

È il particolare di un polittico del XV secolo, realizzato probabilmente a Nottingham, in Inghilterra: è interamente scolpito in alabastro! Se guardi bene, scoprirai che in origine era dipinto, come si vede da alcuni frammenti di prato fiorito. Anche i volti dei personaggi sono colorati: in chiaro quelli dei “buoni”, scuri quelli dei “malvagi”.
 

Salone di rappresentanza

Dopo la morte di Enrico Pandone, nel 1528, il maniero passò spesso di mano. In questa sala si vede lo stemma dei Di Capua, che tennero il castello nel ‘700. Ma c’è anche il blasone dei Piccolomini: le due famiglie nobili avrebbero dovuto unirsi con un matrimonio, che però non fu mai celebrato!

 

Cavalli da parata

Gli affreschi del piano nobile, voluti da Enrico Pandone, raffigurano... i cavalli della sua scuderia! Ognuno è dipinto a grandezza naturale su intonaco a rilievo sagomato, con effetto tridimensionale. In questa sala sono raffigurati i cosiddetti cavalli da passeggio, riconoscibili dal tipo di bardatura.

 

Affresco bizantino

Questo frammento pittorico, databile al XIII secolo, proviene dai ruderi della chiesa di San Michele Arcangelo a Roccaravindola, frazione di Montaquila (IS). Raffigura San Bartolomeo e San Michele: nota come le figure sono stilizzate e senza profondità, secondo i canoni della pittura medievale.

 

Collezione Giuliani

È un’illustrazione che fa parte della Collezione Giuliani, una raccolta di circa 700 disegni, di cui oltre la metà acquerellati, 330 incisioni e 26 bozzetti a olio con soggetti sacri e profani. Non si tratta di opere accumulate da qualche collezionista, ma dei lavori usciti dalle botteghe degli artisti di un piccolo comune della provincia di Campobasso, Oratino.

 

Gesù fra i dottori

Andrea Viso, l’autore di questa pala con Madonna addolorata, San Giuseppe e Gesù fra i dottori, era discepolo di Luca Giordano, un grande pittore del Barocco italiano. Nel realismo con cui delinea i personaggi e nella scelta dei colori ha seguito lo stile del maestro, napoletano come lui.

 

Sacra Famiglia

Il calabrese Francesco Cozza (1605-1682) ha dipinto una Sacra Famiglia, ma anche una scena di vita quotidiana: Maria sta cucendo dei panni di lino, Giuseppe lavora al banco da falegname, mentre il figlio Gesù spazza i trucioli dal pavimento.

 

San Matteo

È un dipinto eseguito da Gioacchino Martorana, pittore siciliano del ‘700 che si era formato a Roma. La sua pittura spazia dal classicismo al gusto sensuale del rococò francese. In questo San Matteo si notano l’espressività e i colori corposi della scuola napoletana.

 

Paesaggio

In questa sala trovi dipinti cosiddetti “di genere”: nature morte, paesaggi o rappresentazioni di fantasia. Questo si ispira alle tele di Philipp Hackert, un pittore prussiano della seconda metà del Settecento, famoso per i suoi paesaggi: nel 1786 divenne pittore di corte del re Ferdinando IV a Napoli.

 

POLO MUSEALE DEL MOLISE MUSEO NAZIONALE DI CASTELLO PANDONE - Via Tre Cappelle – Venafro (IS) Tel. 0865 904698 

 

Barriere architettoniche: il percorso espositivo è completamente accessibile a eccezione della sala della collezione Giuliani.