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Il museo del Palazzo Ducale di Mantova

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Focus Junior ti porta alla scoperta dei musei italiani. Esplora in un percorso per bambini i tesori custoditi nel Palazzo Ducale di Mantova e cerca tutte le curiosità sui Gonzaga.

Focus Junior e il Mibact, il Ministero per i beni, le attività culturali e il turismoti invitano a vivere un'avventura nei musei di tutta Italia con percorsi speciali per bambini. In questo articolo ti raccontiamo il museo del Palazzo Ducale di Mantova.

Cosa aspetti? Parti all'avventura, andando a caccia dei tesori nascosti nel Palazzo Ducale di Mantova, il palazzo della famiglia Gonzaga! Come? Ad esempio puoi divertirti a cercare nel museo le opere che vedi nella fotogallery qui sotto. E dopo la visita mandaci le tue impressioni. Scrivile nei commenti alla fine dell'articolo. 
 

Il palazzo dei Gonzaga, una piccola città.

La vita dei principi nelle corti italiane del Rinascimento era sontuosa. Lo sappiamo grazie agli stessi Signori che arricchivano i loro palazzi grazie a letterati, architetti, pittori e musicisti. La definizione di “palazzo” come lussuosa dimora signorile è però a volte riduttiva. È il caso del Palazzo Ducale di Mantova. La dinastia dei Gonzaga vi abitò per quasi 400 anni: dal 1328, anno in cui cacciò la famiglia Bonacolsi, al 1707. 
 
I Gonzaga, per rappresentare e tramandare a futura memoria i valori del proprio casato,chiamarono a corte i più grandi artisti di quei secoli: Pisanello, Mantegna, Giulio Romano, Pietro Paolo Rubens. Il risultato è sorprendente e vastissimo: nel Palazzo esistono ben 950 ambienti, ci sono giardini, fra i quali uno pensile, il castello di san Giorgio, con torri e ponti levatoi, una chiesa, sotterranei, appartamenti, stanze affrescate, il tutto accompagnato da storie misteriose e leggende. Come una piccola affascinante città!
 
Da non perdere!
 

La camera degli sposi. L’intervento pittorico di Andrea Mantegna in una non grande stanza del Castello di San Giorgio è stato strabiliante: sembra di stare in un gazebo, con vista su incantevoli giardini e cieli, aperti ai lati e verso l’alto; sono ritratti i committenti (cioè chi ha pagato l’opera), gli sposi Ludovico II Gonzaga e Barbara di Brandeburgo attorniati da una insolita corte: oltre ai figli, la nana e il cane preferito dal duca, Rubino, nel momento della consegna di un misterioso messaggio.

 
Re Artù e i suoi cavalieri. Sotto affreschi più recenti venne trovata, circa 50 anni fa, un’opera del 1433 di Antonio Pisano, detto Pisanello. Il ciclo rappresenta le vicende dei Cavalieri della tavola rotonda di Re Artù ritratti durante un torneo che prende però le sembianze di una grande battaglia, tanto che uno dei combattenti giace a terra senza vita. Insieme a Tristano e Lancillotto, compare Gianfrancesco Gonzaga, nei panni del detentore del Sacro Graal!

A ciascuno la sua erba. Il Giardino dei semplici è diviso in 4 aiuole, in cui erano coltivate erbe officinali che si pensava equilibrassero i 4 temperamenti individuati dalla medicina del Rinascimento: flemmatico, collerico, malinconico e sanguigno.

 

Un dettaglio grottesco

 

Capocciata fatale. In una tela del 1494 conservata nel Palazzo, Domenico Morone, racconta la fuga dei Bonacolsi, i signori di Mantova cacciati dai Gonzaga nel 1328; la scena ha un dettaglio grottesco, evidenziato dal circolino bianco nella foto qui sotto: Rinaldo Bonacolsi, in fuga sul suo nero destriero, trova la morte battendo la testa sulla grata di chiusura del palazzo (lo riconosci? È quello attuale!) dove voleva rifugiarsi.

 

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