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Palazzo Milzetti | Museo nazionale dell’età neoclassica in Romagna

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Palazzo Milzetti | Museo nazionale dell’età neoclassica in Romagna

Vieni a Faenza (Ra) a vedere come si viveva in una dimora di inizi Ottocento! Esplora le stanze nel palazzo dei conti Milzetti e le zone riservate alla servitù: segui il percorso speciale per bambini, ti sembrerà di fare un tuffo nel passato!

Palazzo Milzetti di Faenza, distrutto dal terremoto nel 1871, è stato ricostruito in forme neoclassiche e oggi è una casa-museo con decorazioni e ambienti originali. Percorri le sue sale, aguzza la vista e scoprine i segreti: troverai oggetti inconsueti e straordinari! 
 
Palazzo Milzetti in origine era la dimora dei conti Milzetti, nobili faentini che acquistarono l’edificio nel 1602 dalla famiglia Medici. Palazzo Milzetti è aperto al pubblico come museo dal 1979 e vi si può visitare il pianterreno, con l’appartamento da scapolo del conte Francesco e, al primo piano, l’appartamento nuziale del conte e di sua moglie, il grandioso atrio ottagonale e il salone delle feste.
 

Questo museo custodisce dei tesori!

L’aspetto attuale, neoclassico, di Palazzo Milzetti risale alla fine del Settecento, quando fu necessario rimediare ai danni di un terremoto che lo aveva semidistrutto. Per Nicola Milzetti e suo figlio Francesco fu l’occasione di realizzare un palazzo magnifico. A questo scopo ingaggiarono i migliori artisti in circolazione, gli architetti Giuseppe Pistocchi e Giovanni Antolini che, insieme ai i pittori Felice Giani e Gaetano Bertolani, edificarono una splendida dimora, a misura dei suoi abitanti. Nel suo insieme, architettura ed apparato decorativo pittorico-plastico, Palazzo Milzetti è il più completo esempio del neoclassicismo faentino. Vediamo assieme le zone più interessanti.

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Gli ambienti

La cucina
La cucina del palazzo si trova nel seminterrato così, il calore che vi si produceva riscaldava anche i piani superiori. E in piùnon si sentivano odori in casa! Si cucinava nel grande camino, con tanto di forno per il pane. Ovviamente il frigorifero non c’era: formaggi, verdure e carni salate si conservavano nella dispensa fredda. Dietro al camino, invece, si metteva il pane a lievitare.

Il girarrosto automatico

Il girarrosto
A sinistra del camino, in cucina c'è uno strano marchingegno: girando la manovella si azionava un peso che, tramite una serie di carrucole e ingranaggi, faceva ruotare il lungo spiedo per la carne. Un’invenzione geniale! In quel modo infatti, non occorreva sorvegliare continuamente il girarrosto: bastava dare la carica ogni 2 minuti.

Il tavolo intarsiato
C'è un bellissimo tavolo intarsiato in legno e avorio risale alla metà dell’Ottocento ed è opera di un bravissimo ebanista faentino, Gian Battista Gatti. Osservalo da vicino: è stato realizzato con la tecnica dell’intarsio, ovvero incidendo il ripiano in palissandro e inserendo elementi in avorio e diversi tipi di legno per creare i disegni. Ci sono i profili di artisti toscani e vedute della città di Roma: riesci a riconoscere qualche monumento famoso?

Il bagno nero
La stanza ovale chiamata bagno nero era dedicata alla cura della persona. La decorazione delle pareti ha per tema l’acqua: il colore nero che predomina ricorda quello delle profondità marine. Molte le porte, dotate di specchi: due sono armadi a muro, mentre una terza dà su un piccolo stanzino, con la vasca. All’epoca, solo pochissimi edifici erano dotati di un bagno!

Il forziere

Il forziere
Il palazzo custodisce anche un forziere, costruito in legno rivestito di ferro, con grandi chiodi battuti a mano. Per essere più sicuro ha due serrature: peccato che sia rimasta una sola chiave!Per sapere cosa c’è dentro bisognerebbe forzarlo, ma è un oggetto molto prezioso, che risale forse al Seicento. Prova a fare tu delle ipotesi su cosa potrebbe contenere. Gioielli? Antichi documenti? O solo... ragnatele?

I passaggi segreti
Avrai capito che in questa casa non tutto è ciò che sembra: infatti ci sono anche dei passaggi segreti! Attento anche alle porte: potrebbero essere vere o semplicemente... dipinte sul muro. Ce ne sono anche di nascoste, mimetizzate con la decorazione delle pareti. Hai guardato dietro il letto della camera ottagonale, al piano terra? Nel muro si nasconde un passaggio segreto!

Le tende... per finta!
A Palazzo Milzetti osserva la sala da pranzo a pian terreno, noti niente di strano? Le tende alle pareti sono… dipinte sul muro!Ce ne sono altre in giro per casa e non solo quelle: nell’anticamera a piano terra, per esempio, i pittori hanno imitato alla perfezione l’effetto del marmo, mentre al primo piano c’è un ambiente con una bellissima tappezzeria damascata... fatta a colpi di pennello. Riesci a trovarlo?

Il salone delle feste

Il salone delle feste
Il salone delle feste è interamente decorato con pitture e bassorilievi a stucco. Sulla volta sono rappresentate le storie diAchille, il grande eroe greco che combatté nella guerra di Troia. Osserva le pareti: si alternano dipinti a monocromo (cioè con un solo colore) e leséne a bassorilievo. Chissà se riesci a individuare la firma degli autori: “Giovanni Batista e Francesco Ballanti e Graziani”. Compare ben cinque volte! 

Il camino con le iniziali
All’epoca dei conti Milzetti il riscaldamento era assicurato da stufe e camini. Ogni salotto aveva il suo caminetto: al primo piano ce ne sono due, dove si leggono le iniziali del conte Francesco. Ma c’è anche una stufa molto particolare: è stata montata nel muro tra quattro stanze, in modo da scaldarle tutte insieme! E le camere che non avevano né stufe né camini? Beh, quelle si scaldavano con bracieri posti su treppiedi… se osservi bene le pitture, ne vedrai più d’uno!

L'atrio ottagonale
L'atrio ottagonale è la stanza più misteriosa del palazzo. L’architetto Antolini, nel progettarla, usò infatti un linguaggio nascosto, che solo pochi potevano comprendere. L’ambiente riproduce un piccolo cosmo, con in alto il Sole e attorno le costellazioni zodiacali e le stagioni, mentre la pianta ottagonale è simbolo della fratellanza massonica. Qui, i conti Milzetti accoglievano gli ospiti più in visita.

Il gabinetto d'amore

Il gabinetto d’amore
Si chiama gabinetto d'amore ma non c’entra niente con il wc! Con la parola gabinetto si indicava un piccolo locale adibito a uso personale. Questo, adiacente alla camera nuziale, era la stanza privata dove la contessa Giacinta si vestiva e riceveva le amiche. La decorazione ha per tema l’amore, con scene mitologiche alle pareti e Cupido in trionfo sul soffitto. C’è anche lo stemma dei Milzetti, un unicorno rampante: prova a trovarlo!

Il busto di Proserpina
A palazzo Milzetti è custodito un busto marmoreo che raffigura Proserpina, figlia della dea dei raccolti Cerere. Un giorno Plutone, che si era invaghito di lei, la rapì e la trascinò con sé negli inferi. Disperata, Cerere non pensò più alla terra: le spighe seccarono, i prati ingiallirono e ogni cosa appassì. Intervenne allora Giove e fece in modo che la ragazza tornasse sulla terra per sei mesi ogni anno. Quando succede, l’inverno finisce e Cerere, di nuovo felice, fa fiorire i campi.

Incredibile ma vero!

Nel bellissimo giardino interno si può visitare una piccola capanna rustica: le pareti in tronchi di legno e il tetto incannicciato rispondono al gusto romantico dell’epoca. L’interno è completamente dipinto con vedute di paesaggi. Ci sono anche un rivestimento ligneo e alcuni oggetti d’uso: tra questi, il libro Dell’arte de’ Giardini inglesi riporta la data 1851, anno di costruzione del capanno.

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