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Napoli | Castel Sant’Elmo – Museo Novecento

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Napoli | Castel Sant’Elmo – Museo Novecento

Visita, a Napoli, il Museo Novecento di Castel Sant’Elmo. Esploralo seguendo un percorso speciale per i bambini e aguzza la vista: potrai svelarne i segreti!

Visita, a Napoli, il Museo Novecento di Castel Sant’Elmo assieme con Focus Junior e il Mibact, il Ministero per i beni, le attività culturali e il turismoCastel Sant’Elmo ha una storia molto antica. Nel 1275 era una residenza fortificata, ampliata nel secolo successivo da Roberto d’Angiò. L’attuale impianto a forma di stella è invece del ‘500 e si deve al viceré di Napoli Don Pedro de Toledo.

 

Castel Sant’Elmo, già sede di mostre d’arte antica e contemporanea, dal 2010 ospita il Museo Novecento a Napoli, con circa 200 opere di artisti italiani attivi in città. Il percorso espositivo, che si propone di dare una visione la più possibile ampia e rigorosa di quanto è accaduto nella cultura cittadina nel corso del secolo, si articola in più sezioni: si va dai movimenti di inizio secolo, con la cosiddetta Secessione dei ventitré e il primo Futurismo, all’Arte informale degli anni Cinquanta, fino alle sezioni riservate agli anni ‘70 e ’80 e alle installazioni realizzate appositamente per il Castello da artisti già affermati.
 

Tempo interiore

Cosa noti di strano in questo orologio? Al posto delle lancette di ore, minuti e secondi ci sono tre lame affilate, dall’aspetto piuttosto minaccioso! È un’opera dell’artista Rosy Rox, intitolata Tempo interiore: nel 2012 l’ha collocata sull’orologio della Piazza d’armi, da tempo privo di lancette.

 

Stemma di Carlo V

Questo fregio che sovrasta il portale di accesso dal ponte levatoio ai camminamenti è lo stemma di Carlo V, il re sotto il quale il castello fu ricostruito. Guarda com’è organizzata la disposizione delle figure: rappresenta il potere monarchico che “appare” ai sudditi, raffigurati dai guerrieri posti ai suoi lati.

 

 

Specchio

Specchio è il titolo di questa scultura di Augusto Perez, un artista che lavora soprattutto sul corpo, indagando il modo in cui ognuno di noi guarda se stesso rispetto al mondo che lo circonda. L’opera, del 1964, gioca sull’ambiguità tra l’immagine reale e quella rimandata dallo specchio. Ma quale sarà, delle due, quella riflessa?

 

Tufo e sabbia

Renato Barisani, l’autore di questo quadro, è stato pittore e scultore e nel corso della sua lunga carriera ha esplorato diversi aspetti dell’arte astratta. Tufo e sabbia, del 1959, è un dipinto polimaterico: l’artista si serve degli elementi naturali che caratterizzano il territorio napoletano, il tufo e la sabbia di origine vulcanica, per dare vita a un’opera informale, un paesaggio non reale, ma intimo.

 

Disegni sotto le bombe

Come si rappresenta uno stato d’animo? In questi disegni realizzati da Emilio Notte in un rifugio antiaereo durante la Seconda guerra mondiale, i i volti e le figure sono resi attraverso un segno nervoso, spesso calcato e inscurito, a testimoniare l’angoscia provata dall’artista.

 

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Macchina da cucire

L’autore, Domenico Spinosa, è un esponente della corrente Informale: dipinge oggetti di uso comune, ma consumati dalla memoria, trasformati al punto da diventare irriconoscibili. Prova a rintracciare la sagoma dell’oggetto che dà il titolo a questo quadro del 1953.

 

Mangiatore di fuoco

Mario Colucci, l’autore di questo Mangiatore di fuoco del 1954, è un esponente del Movimento Nucleare, i cui artisti disintegrano le forme come sotto l’effetto di un’esplosione atomica. La tecnica di cui si serve Colucci è chiamata dripping: si fa sgocciolare il colore sulla tela, componendo le forme strato dopo strato.

 

Mani senza titolo

Di quanti elementi può essere composta una sola opera! Fotomontaggi, pupazzi, disegni, pagine di libri e poi ancora legno, vetro, corda. Tutti insieme per formare una porta che attraversa il tempo e lo spazio… realizzata da Giuseppe Zevola tra il 1985 e il 1990.

 

Siamo alla frutta

Prova a separare forme e colori degli oggetti dalla loro funzione… È ciò che ha fatto Baldo Diodato, l’autore di quest’opera del 1996! Gli oggetti d’uso comune, piatti, frutta e barattoli, sono disposti sulla tela come su una tavola imbandita, trasformati in elementi di una storia tutta da immaginare.

 

La Scultura

In realtà, il titolo completo di quest’opera di Luigi Mainolfi è La Scultura - Benché il suono fosse appena percettibile, le cose della terra si mossero leggere e gli alati fuggono atterriti. Un po’ lungo, vero? È il calco in gesso del corpo dell’artista, eseguito nel 1979, e anche “gli alati” hanno il suo volto.

 

Incredibile ma vero...

Quest’opera di Mimmo Paladino si chiama proprio Sant’Elmo: è un elmo colossale posto sui camminamenti panoramici, che rende omaggio al castello e lo protegge. I raggi che lo trafiggono alludono alla lucentezza del metallo, mentre sulla sua superficie sono incisi i segni della storia che ha attraversato.

 

Motociclista

L’autore di questa scultura, Guglielmo Roehrssen di Cammerata, aderisce al Futurismo, corrente artistica che esalta il dinamismo, e nel 1934 modella questa figura di motociclista, deformata dalla velocità e dal vento che attraversa nella corsa. E tu, come faresti per trasferire l’idea di movimento in un oggetto fermo?

 

Busto di fanciulla

È una scultura di Vincenzo Gemito, uno degli artisti più importanti di Napoli a cavallo tra Otto e Novecento. Questo Busto di fanciulla napoletana è del 1922: a metà strada tra una scultura classica e il ritratto di una popolana, rivela la ricerca della bellezza femminile da parte dell’artista, che per realizzarla recupera l’antica tecnica della fusione del bronzo a cera persa.

 

Balla in azione sulla scena

Il personaggio qui rappresentato con poche linee spezzate è Giacomo Balla, importante esponente del Futurismo e amico dell’autore, Francesco Cangiullo. Che con questo disegno a china del 1915 coglie l’essenza del movimento nella figura umana, ridotta a una semplice silhouette.

 

Titanic-o

Lo ha dipinto Ernesto Tatafiore nel 1987. In una grande tela nera che raffigura forse l’oceano convivono una balena, il nome dell’autore e di Robespierre, protagonista della Rivoluzione francese: elementi incongruenti come quelli che consentono il reale svolgimento degli eventi!

 

Senza titolo

Cosa ci fanno due teschi con una macchinetta per il caffè su questa tela del 1980? Sono gli elementi di cui l’artista, Nino Longobardi, si serve per riflettere sul rapporto tra l’esistenza dell’individuo nella sua quotidianità e la morte…

 

POLO MUSEALE DELLA CAMPANIA CASTEL SANT’ELMO - MUSEO NOVECENTO A NAPOLI Via Tito Angelini, 22 - Napoli Tel. 081 2294449

 

Il museo non presenta barriere architettoniche. Tutti gli ambienti lungo il percorso espositivo. sono normalmente accessibili

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