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Museo Nazionale Archeologico di Egnazia

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Museo Nazionale Archeologico di Egnazia

Visita il Museo Nazionale Archeologico di Egnazia, esploralo seguendo un percorso speciale per i bambini e aguzza la vista: potrai svelarne i segreti!

Vieni a visitare il Museo Nazionale Archeologico di Egnazia assieme con Focus Junior e il Mibact, il Ministero per i beni, le attività culturali e il turismoquesto museo custodisce dei tesori! Percorri le sue sale, aguzza la vista e scoprine i segreti, troverai oggetti inconsueti e straordinari.

 

Nelle fondazioni dell’edificio, che si trova a Savelletri di Fasano (Br) ed è costituito da luminosi padiglioni quadrangolari, è stata inglobata una tomba a camera messapica del IV sec. a.C., la Tomba delle melagrane. Si chiama così per via dei frutti raffigurati sulle pareti affrescate. 

Il museo sorge all’esterno delle mura di cinta dell’antica Gnathia e raccoglie la ricca documentazione archeologica relativa ai trenta secoli di vita di questa importante città portuale. Il sito, infatti, è stato abitato fin dall’Età del bronzo (XVI secolo a.C.) ed è stato un centro messapico, entrato poi a fare parte della repubblica e quindi dell’impero romano. Il percorso espositivo narra le vicende che hanno caratterizzato la ricerca archeologica a Egnazia e la sua evoluzione storica, dalle origini fino all’abbandono in età medievale (XIII sec.). Oltre al museo, è possibile visitare anche gli scavi nell'attiguo Parco archeologico. Scopri con noi alcuni degli oggetti custoditi.

Melagrana 

Nelle sepolture non era raro trovare oggetti come quello della foto sopra. È una melagrana in terracotta, il frutto dei morti. Ma simboleggiava anche la continuità della vita, la fertilità, il legame coniugale. In qualche caso erano anche dipinte sulle pareti affrescate delle tombe a camera.

 

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Banchetto 

Questa scultura in terracotta è stata trovata all’esterno di una tomba messapica. Raffigura la scena di un banchetto, con tre personaggi distesi sui letti, uno seduto e il servitore che porge loro qualcosa. Si tratta di un dono fatto al defunto dai parenti, che illustra l’abitudine di pranzare distesi che le popolazioni locali, i Messapi, avevano appreso dai Greci. 

Colino 

Ti ricorda qualcosa di familiare? Già, è proprio un colino, come quelli che si usano oggi: c’è anche il gancio per appenderlo! Questo è in bronzo ed era utilizzato per filtrare il vino, che veniva mescolato con l’acqua, aggiungendo miele e spezie, come la cannella. Se osservi bene il manico, noterai che ha la forma di una testa d’anatra. 

Macina 

Per macinare il grano, l’orzo ed il farro che venivano coltivati, si utilizzavano due blocchi di pietra. Ognuno presentava una faccia liscia, in modo che potessero scivolare uno sull’altro frantumando i cereali per ricavarne la farina, con cui le donne preparavano piccole focacce da cuocere su pietre riscaldate al fuoco. 

Testa di guerriero 

Questa testa in pietra, con una buffa espressione, raffigura un guerriero del VII secolo a. C. La terminazione a cono della testa vuole ricordare la presenza di un elmo. Corona La corona in bronzo dorato, con foglie e bacche di mirto, ritrovata in una tomba, indica che il defunto a cui era appartenuta aveva conquistato in vita un importante riconoscimento. Forse aveva vinto gare atletiche, oppure in guerra si era comportato da eroe. 

 

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Oinochoe 

L’oinochoe era una brocca per il vino (dal greco oinos, che significa vino), un recipiente di uso piuttosto comune. La forma è caratteristica: la presenza del manico e la bocca trilobata lo rendono perfetto per versare i liquidi. Il vaso è decorato con tralci di vite: i motivi tipici della ceramica di Gnathia, un tipo di produzione che prende nome da questa città. 

Salvadanaio 

Un piccolo salvadanaio del periodo romano: è di terracotta e serviva per i piccoli risparmi. I salvadanai erano oggetti piuttosto diffusi nell’antica Roma, e potevano essere semplici come questo oppure avere forme più complesse. Ma non è l’unico reperto curioso che è stato trovato dagli archeologi: durante lo scavo delle terme di Egnazia, sono emersi alcuni gettoni che consentivano l’accesso a questa struttura per il relax, oltre a un frammento di spugna. 

Testa di marmo 

La bella testa in marmo che vedi raffigura Attis (II sec. d. C.), antica divinità della Frigia: una regione dell’attuale Turchia, dove veniva adorato insieme alla Magna Mater, la dea Cibele. Anche lo strano copricapo che indossa, il pileus, è tipico di quei posti. Insieme a una mano che stringe la syrinx, uno strumento musicale, è tutto ciò che rimane di una statua a grandezza naturale, purtroppo trafugata. 

Tesoretto 

Era davvero un bel gruzzolo: 179 monete in argento del III a. C., ritrovate poco lontano da Egnazia. Dovevano avere un grande valore economico, visto che il proprietario le aveva nascoste sottoterra, forse per difenderle dal ladri. Purtroppo per lui, però, non è mai tornato a riprenderle... 

Altare 

Questo altare è stato ritrovato nel sacello delle divinità orientali, cioè nello spazio riservato al loro culto. Sui fianchi sono raffigurati a rilievo degli strumenti musicali: due flauti, un tamburello, i cimbali. Sulla faccia anteriore l’iscrizione in latino spiega che la sacerdotessa Flavia dedicò l’altare alla Magna Mater e alla dea Syria, per volere divino. 

Anello d’oro 

Ecco un prezioso anello d’oro, appartenuto a un pellegrino. Come facciamo a esserne sicuri? Facile: il castone, la parte dove è fissata la gemma, rappresenta il Santo Sepolcro, il luogo di Gerusalemme dove furono depositate le spoglie di Gesù e che era, anche nel mondo antico, un’importante meta di pellegrinaggio. 

Trozzella 

Un oggetto strano, vero? Un vaso così particolare non passa certo inosservato. Si chiama trozzella: la forma è tipica dei Messapi, il popolo che occupò il Salento dall’VIII al III secolo a.C., tanto che è considerata il loro simbolo. Serviva per l’acqua ed è stata trovata solo in tombe femminili: infatti, il compito di controllare le riserve idriche spettava alle donne. I dischi sui manici avevano una funzione decorativa. 

Campanellino in bronzo 

A cosa sarà servito questo piccolo campanello di bronzo? I bambini romani usavano portarlo al collo come portafortuna: quello che vedi qui è stato trovato in una tomba del I secolo dopo Cristo. Come ci sia finito, è piuttosto semplice: le popolazioni antiche usavano collocare nelle tombe, insieme al defunto, gli oggetti che gli erano appartenuti, dei doni e anche cibo e vino. 

Incredibile ma vero... 

Quelli che vedi nella foto sono proprio uguali ai dadi da gioco che usiamo anche oggi, solo che hanno... circa duemila anni! I Romani amavano molto il gioco d’azzardo e i dadi in modo particolare. Questi sono in osso e sulle facce portano incisi i valori per calcolare il punteggio. 

 

Il museo Museo Nazionale Archeologico di Egnazia non presenta barriere architettoniche. Su prenotazione è possibile fare una visita guidata nella lingua dei segni. Nel solo Parco archeologico è disponibile un percorso per non vedenti.

 

Polo museale della Puglia Museo Nazionale Archeologico di Egnazia “G. Andreassi” via delle carceri, 87 – Savelletri di Fasano (Br) tel. 080 4829056

 

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