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Museo Galleria del Costume di Palazzo Pitti a Firenze

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Museo Galleria del Costume di Palazzo Pitti a Firenze

Visita la Galleria del Costume di Palazzo Pitti, esplorala seguendo un percorso speciale per i bambini e aguzza la vista: potrai svelarne i segreti!

Visita Galleria del Costume di Palazzo Pitti assieme con Focus Junior e il Mibact, il Ministero per i beni, le attività culturali e il turismo

La Galleria del Costume di Palazzo Pitti si trova nella Palazzina della Meridiana, attigua a Palazzo Pitti. L’area espositiva occupa il piano nobile, mentre al piano superiore è situato il laboratorio di restauro tessile, per la manutenzione dei capi esposti in vetrina.

 

La Galleria del Costume è un museo atipico e dinamico. Infatti, l’allestimento si rinnova con cadenza biennale o triennale, grazie alle donazioni di privati e acquisti dello Stato. Se torni fra due anni, quindi, troverai una nuova esposizione, perché per motivi di conservazione e per mostrare quanti più oggetti possibile, gli abiti in vetrina vengono sostituiti con altri provenienti dal deposito. Solo i più antichi, come quelli della famiglia de’ Medici, rimangono sempre nelle loro sale. Attualmente, le collezioni della Galleria contano 7.000 pezzi circa, fra abiti, accessori e tessili di varia tipologia, dal 1770 a oggi.

Abito da sera
Noti niente d’insolito? La parte destra di questo vestito è molto differente dalla sinistra! No, nessun errore: è un modello di Elsa Schiaparelli, una sarta italiana, considerata insieme a Coco Chanel tra le più influenti figure della moda italiana all’inizio del Novecento, che non amava affatto la simmetria! Per il resto si può solo dire che l’abito è bellissimo: in raso di seta rosso ciclamino e dallo stile a “sirena”. Chissà in quali importanti occasioni è stato indossato? 

 

 

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Manto di corte
Hai letto bene, era proprio un manto da indossare alla corte del re! È stato creato intorno al 1925 dalla Sartoria Ventura di Milano per Donna Franca Florio, nobildonna siciliana che fu dama di corte della Regina Elena di Savoia. È in velluto blu, con il bordo decorato con un ricamo ad applicazione di cordoncini dorati a forma di nodo: lo stesso nodo che appare sullo stemma dei re d’Italia!

Giuggiù
Una strana parola per uno strano oggetto. Giuggiù è il nome con cui sono conosciuti in tutto il mondo i gioielli dell’artigiana fiorentina Angela Caputi. Questa spilla, realizzata nel 1985, rappresenta un cestino di frutta esotica ed è composta da 13 elementi diversi, proprio come un puzzle. È fatta di resina colorata: il suo valore non viene dalla preziosità dei materiali ma dal disegno e dalla lavorazione, frutto dell’ingegno e dell’abilità di chi l’ha inventata. 

 

Tunica
La tunica era l’abito degli antichi Romani, ma in questo caso è il nome di una veste moderna, realizzata con due soli teli a forma di T, cuciti lungo i fianchi. Apparteneva a Eleonora Duse, una grande attrice di teatro italiana, vissuta tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, ed è stata creata apposta per lei da un sarto molto famoso, Mariano Fortuny: nel palazzo dove aveva l’atelier, a Venezia, oggi c’è un museo che porta il suo nome. 

 

Abito da sera “Primavera” 
Questo abito è opera di Rosa Genoni, sarta e creatrice di moda agli inizi del Novecento, tra le prime donne a proporre uno stile italiano ispirato alla cultura e all’arte. È stato confezionato nel 1906, in raso di seta rosa pallido, rivestito da ampia sopraveste a tunica, in tulle ricamato a motivi floreali. Si chiama così perché si ispira alla figura di Flora, nel celebre quadro di Sandro Botticelli! 

 

Sala della meridiana 
La meridiana è un antico strumento di misurazione del tempo, basato sulla posizione del sole: passando attraverso un foro nel soffitto (cercalo quando sei nella sala!), il raggio di sole colpisce un’asta graduata e indica il mezzogiorno di tutti i giorni dell’anno. Questa stanza, attigua alla Galleria che ha dato il nome all’intera palazzina, è quanto rimane dell’appartamento privato del Gran Principe Ferdinando de’ Medici. 

 

Incredibile ma VERO...
Questo è un particolare di un bellissimo abito da sera la cui decorazione, con un motivo di teste di gufi, è stata disegnata da Susan Nevelson per lo stilista Ken Scott. Il tessuto è rivestito da piccoli dischi di plastica colorata, le famose paillettes, o lustrini: si mettono perché hanno la proprietà di risplendere e luccicare. 

 

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Abito nuziale
Questo abito del 1912, in raso di seta bianca, era destinato a essere indossato in un giorno speciale. Non ti viene in mente niente? Allora ti diamo un aiuto: ha lo strascico! Sì, è proprio un abito da sposa: nelle sale del museo ce ne sono di tanti tipi e di periodi diversi, ma sicuramente il più tradizionale è bianco e lungo, spesso con lo strascico e il velo. Quasi sempre confezionato in tessuto pregiato, come il raso di seta, talvolta arricchito da decori ricamati. 

 

Occhiali surrealisti 
Divertenti, vero? Si chiamano così perché incarnano lo spirito del Surrealismo, un movimento culturale nato all’inizio del Novecento, che si proponeva di superare la razionalità per dare spazio al mondo della fantasia e dell’inconscio, dei sogni. Questi strani occhiali (due mani di plastica che coprono gli occhi, ma con le dita un po’ aperte, così si può vedere) appartengono a Cecilia Matteucci Lavarini, un’importante collezionista di abiti e accessori di alta moda. 

 

Abito da sera 
È un modello del 1954. Non sarebbe perfetto per il Ballo di Cenerentola? Guarda bene: su due dei quattro medaglioni a fiori puoi leggere la firma Emilio Schubert, un celebre sarto italiano, detto il “sarto delle dive” perché vestiva le grandi star, come Rita Hayworth, Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Anna Magnani. 

 

Un altro abito da sera 
Ti piace questo vestito? Se lo guardi bene vedrai che ricorda un po’ una farfalla: la parte centrale è scura, ma basta sollevare le braccia e si aprono due “ali” variopinte. Ha anche la delicatezza di una farfalla: è in maglia di viscosa (una fibra artificiale, ottenuta dalla cellulosa naturale), dove filati spessi si alternano a filati sottili, neri e blu, arricchiti da fili dorati nell’abito e nelle maniche. È stato creato e tessuto da un’importante stilista e artigiana fiorentina, Lietta Cavalli, che ha fatto del filato il suo strumento per fare arte.

 

Abito del '500
Andresti in giro con un abito del genere? Eppure apparteneva a un ragazzo come te. Era il settimo figlio di Cosimo I de’ Medici ed Eleonora di Toledo: si chiamava Don Garzia ed è morto di malaria nel 1562, quando aveva solo 15 anni! Di lui è rimasto questo vestito, con il quale è stato sepolto, costituito da giubbone in raso e calzoni a strisce di velluto: è uno dei capi più preziosi del museo e ha richiesto un lungo periodo di restauro! 

 

Per le info sulla Galleria del Costume di Palazzo Pitti clicca su questo link.

La Galleria non ha barriere architettoniche: tutte le aree espositive sono accessibili. È disponibile un itinerario tattile proposto dalla Sezione Didattica. 

GALLERIA DEL COSTUME DI PALAZZO PITTI Piazza Pitti, 1 - Firenze Tel. 055 2388801

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