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Museo Casa Natale di Gabriele D’Annunzio

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Museo Casa Natale di Gabriele D’Annunzio

Visita il museo Casa Natale di Gabriele d’Annunzio a Pescara, un museo che custodisce dei tesori! Esplora le sue sale seguendo un percorso speciale per i bambini, aguzza la vista e scoprine i segreti: troverai oggetti inconsueti e straordinari.

Visita, con Focus Junior e il Mibact, il Ministero per i beni, le attività culturali e il turismo, il Museo Casa Natale di Gabriele D'Annunzio a Pescara e vivi un'affascinante avventura a misura di bambini. Il museo ospita una grande collezione di oggetti inconsueti e straordinari (i più particolari e curiosi li illustriamo nell'articolo). E, dopo la visita raccontaci le tue impressioni qui sul sito!

Gabriele D'Annunzio da piccolo.

Gabriele d’Annunzio nasce in una casa del centro storico di Pescara il 12 marzo 1863. Qui il poeta trascorre l’infanzia: solo 11 anni, ma che saranno determinanti nella sua formazione di adulto. L’intensa vita mondana e letteraria da cui si farà travolgere lo porta presto a vivere a Napoli, poi in Toscana e in Francia. Già famosissimo come poeta, si fa notare per alcune imprese militari durante la Prima guerra mondiale. Tra queste, il sorvolo di Vienna con il lancio di volantini che inneggiano all’Italia, l’occupazione di Fiume e la cosiddetta Beffa di Buccari, quando a bordo di una motosilurante penetra per 80 km nelle linee nemiche. La casa di Gabriele d’Annunzio fu dichiarata Monumento Nazionale già nel 1927, quando il poeta era ancora in vita. Fu lui stesso a sollecitare il provvedimento, per assicurarla così alla tutela dello Stato.

 

Incredibile ma vero!

Sei curioso di sapere che aspetto avesse Gabriele d’Annunzio? Lo puoi vedere nel calco in cera del suo viso (foto sotto), realizzato poche ore dopo la sua morte: la notte del 1° marzo 1938. Nel museo c’è anche il calco in gesso delle mani, cercalo nella fotogallery!

Il Museo Casa Natale di Gabriele d’Annunzio, al primo piano dell'edificio, conserva intatta l’atmosfera ottocentesca, con le sue decorazioni e i suoi arredi d’epoca: temi che ritornano nell’opera di Gabriele d’Annunzio sotto forma di visioni, impressioni e ricordi, legati soprattutto alla forte valenza che per lui avevano gli affetti familiari. La visita inizia con le prime cinque stanze, nucleo originario della casa-museo, dove è riportata la descrizione che il poeta ne fa nel Notturno, tra le sue opere più famose.

 

Il salotto e lo studio: sono le stanze di rappresentanza in cui vengono ricevuti gli ospiti e si svolgono le feste. Il nonno adottivo del poeta, Antonio d’Annunzio, li volle impreziosire con decorazioni a tempera in stile neoclassico, caratterizzate da motivi vegetali, figure di amorini e animali fantastici. Realizzate a metà Ottocento da artisti marchigiani, sono un documento molto importante per Pescara, la testimonianza più antica di decorazione pittorica esistente in città, conservata nella sua integrità. 

 

L'articolo continua dopo la fotogallery

Ecco spiegati gli strani oggetti che hai visto nella fotogallery

Triciclo con cavallino. È in legno dipinto, ferro e pelle di cavallino: un giocattolo tipico dell’epoca, anche se non è fra quelli appartenuti al poeta. Tuttavia, è stato ugualmente incluso fra i suoi cimeli sia perché è rappresentativo del periodo, sia perché ben ricorda la grande passione che d’Annunzio ha sempre nutrito per i cavalli. “In groppa di un cavallo - scriverà a 18 anni all’amica Giselda Zucconi - io son sempre felice”. 

Il braciere in ottone. Lo strano oggetto che vedi è un vecchio braciere - o “caldano” - in ottone, coperto da un elegante coperchio traforato. Si trova accanto al letto dei genitori del poeta e conteneva la brace presa dal camino: nell’Ottocento non c’era riscaldamento nelle stanze, ma in questo modo si riusciva ugualmente ad avere un po’ di tepore. Lo stesso braciere appare anche nel dipinto del 1940 di Michele Cascella, che raffigura la stanza dove è nato il poeta, con tutti gli arredi originari.

 

Torchio copialettere. In ghisa, il torchio copialettere è composto da una pressa quadrata, azionata da un movimento a vite. Era un po' come una moderna fotocopiatrice: la lettera scritta a inchiostro veniva inserita sotto la pressa, insieme a un foglio di carta velina sovrapposto: si girava la leva e con la pressione lo scritto si trasferiva sulla velina e veniva così copiato. 

 

Sant'Anna e Maria bambina. Le due statuine di Sant'Anna e Maria bambina, protette da una campana di vetro, sono conosciute come “conocchie”. Si tratta di oggetti devozionali che devono il loro strano nome al supporto intorno al quale sono realizzati, che ricorda l’attrezzo per avvolgere la lana durante la filatura: la conocchia, appunto. Il corpo delle figure, fissato ai supporti, è di cartapesta o di stoppa, mentre i visi e le mani sono in terracotta dipinta.

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Ritratto del padre da bambino. Un fanciullo, “col cardellino posato su l’indice teso”, come lo descrive lo stesso poeta in una delle sue opere, è il padre di Gabriele d’Annunzio, Francesco Paolo. È nato nel 1838 da Camillo Rapagnetta e Rita Lolli, ma a 13 anni viene adottato dalla sorella della madre, Anna, e da suo marito Antonio d’Annunzio, dal quale erediterà il cognome. Nel ritratto posto sulla parete di fronte a quelli dei genitori adottivi, il piccolo Francesco Paolo indossa “l’abito della festa”, con la camicia dal largo collo inamidato. 

 

La fuga di Enea. Fra le decorazioni sul soffitto a volta dello studio del poeta spicca, un riquadro che raffigura Enea che fugge da Troia in fiamme, portando sulle spalle il padre Anchise e con accanto il figlio Julio e la moglie Creusa, così come raccontato da Virgilio nell’Eneide. In pittura, il tema epico e mitologico era tornato di gran moda dopo i primi scavi archeologici di Pompei, iniziati nella seconda metà del Settecento. Ma per Gabriele d’Annunzio è importante soprattutto il valore evocativo di quella scena che, come lui stesso ricorda, “riempì di strani sogni” la sua infanzia. 

Divise da generale. Protagonista di clamorose imprese militari durante la Prima guerra mondiale, Gabriele d’Annunzio fu nominato Generale onorario di Brigata nel 1925. Nella casa museo puoi vedere le sue divise d’ordinanza, una azzurra per l’inverno e l’altra bianca per l’estate, che fece confezionare dal suo sarto di fiducia a Milano.

 

Cappotto rosso da caccia. Sembra un abito per la caccia alla volpe, come quelli che si vedono nei film. È infatti una redingote, cioè una lunga giacca a falde aperte per cavalcare. È una moda che viene dall’Inghilterra e d’Annunzio la indossa su pantaloni bianchi alla cavallerizza per le battute di caccia nella campagna romana o nelle gare ippiche, come documentano tante foto di repertorio che ritraggono il poeta sempre impeccabile nella sua divisa rossa.

 

Piatto giapponese. In preziosa porcellana decorata a smalti policromi, è l’unico oggetto in questa casa che ricorda l’amore di d’Annunzio per l’arte orientale, che all’epoca andava molto di moda. Secondo alcuni, un così bel piatto fu usato per servire i maccheroni alla chitarra, piatto tipico abruzzese, nel pranzo in cui d’Annunzio invitò gli amici, dopo la rappresentazione a Chieti de "La figlia di Jorio", nel giugno del 1904. 

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Il museo non ha barriere architettoniche. Ci sono tre gradini nel passaggio tra la quarta e la quinta stanza del primo piano.