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Il museo di Palazzo Reale di Genova

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Il museo di Palazzo Reale di Genova

Visita il museo di Palazzo Reale di Genova! Esploralo seguendo il percorso speciale creato proprio per voi bambini!

Focus Junior e il Mibact, il Ministero per i beni, le attività culturali e il turismo ti invitano in un percorso creato apposta per i bambini in uno dei più bei musei d'Italia. Ecco il museo di Palazzo Reale di Genova. 

 

Quello che oggi chiamiamo Palazzo Reale, in realtà è una grande dimora patrizia edificata, accresciuta nel tempo e decorata con splendore, oltre che dai Savoia nell’Ottocento, da due grandi dinastie genovesi: i Balbi (che lo costruirono tra il 1643 ed il 1650) e i Durazzo (che lo ampliarono tra Sei e Settecento). La visita comprende l’atrio monumentale con stucchi settecenteschi, il cortile d’onore, il giardino pensile e l’appartamento nobile al secondo piano, con ambienti scenografici come la Sala del Trono, il Salone da Ballo e la Galleria degli Specchi. 

 

Il Palazzo Reale di Genova ha conservato intatti i suoi interni di rappresentanza, completi di decorazioni fisse, come affreschi e stucchi, ma anche di dipinti, sculture, arredi e suppellettili originali. 

 

Divertiti a visitare gli ambienti e a cercare i preziosi capolavori esposti al museo. Ti segnaliamo i più particolari e curiosi nell'articolo. E dopo la visita scrivi le tue impressioni nei commenti alla fine dell'articolo! Pronto? Via!

 

Pregadio, l'inginocchiatoio

 

Nella camera da letto della regina puoi vedere una delle tante porte segrete sparse nel palazzo: osserva bene la mappa, sono indicate da un asterisco giallo! Questa nascondeva un “pregadio”, l’inginocchiatoio (foto sopra) dove la sovrana si raccoglieva in preghiera, mentre da una finestrella poteva seguire le funzioni religiose dell’attigua cappella... in forma privata. 

 

Un altro strano oggetto è la portantina della metà del XIX secolo. Si usava per portare i nobili in giro per la città, grazie a due lunghe e robuste stanghe (le vedi appoggiate alla parete), sollevate da due o quattro portatori vestiti in livrea. A Genova, famosa per le vie strette del centro storico, si usava molto la portantina, nonostante fosse un privilegio che non tutti potevano permettersi, a causa dell’alto costo del servizio.

 

L'articolo continua dopo la fotogallery

 

 

Sala del trono

Un inchino a Sua Maestà, sei nella Sala del trono! Lo puoi capire dalla corona dorata posata sullo scranno reale... Non si tratta però di una vera corona, ma di un elemento d’arredo che forse reggeva un drappo o una tenda: lo si capisce dalla piccola carrucola di ceramica nascosta al suo interno. La decorazione attuale della sala è stata fatta realizzare da Carlo Alberto di Savoia, a partire dal 1847: se guardi sopra il baldacchino puoi vedere il suo monogramma. Gli stucchi dorati della volta, con i satiri, l’uva e gli strumenti musicali, appartengono invece al periodo Durazzo, così come i due dipinti del grande pittore napoletano Luca Giordano.

 

Camera da letto

 

Sei nella più intima tra le stanze del re: davanti al letto c’è la sua scrivania; divano e poltrone servivano per ricevere gli ospiti. Nella decorazione dell’ambiente ricorrono i simboli dell’Aria, uno degli elementi della natura. Appesi alle pareti ci sono opere di grandi pittori: il Cristo crocifisso di Anton van Dyck (1599-1641) e Cerere e Bacco di Bartolomeo Guidobono (1657-1709).

 

Scarica la mappa che ti guida nelle stanze del museo di Palazzo Reale di Genova! Clicca qui!

 

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Perseo e Fineo

Nel dipinto di Perseo e Fineo, Perseo brandisce la testa di Medusa, la mitica gorgone che pietrificava chiunque incrociasse il suo sguardo. Davanti a lui c’è Fineo, arrivato con intenzioni bellicose ma che si sta già trasformando: la tempia è grigia come il sasso e un suo compagno giace come una statua. Hai notato l’altro personaggio a terra, con il copricapo di penne? È un indio del Nuovo mondo! 

 

Incredibile ma vero!

La Galleria degli Specchi è lo sfavillante simbolo di tutto il palazzo: 29 metri di marmi, stucchi, statue antiche e moderne. In quest’ambiente sfarzoso i Durazzo prima e i Savoia poi organizzarono meravigliosi ricevimenti, a cui parteciparono re e imperatori. 

 

Bacco

Che la Galleria degli Specchi fosse destinata a ospitare grandi banchetti lo si capisce anche dal soggetto dei suoi affreschi. Per esempio Bacco, dio del vino e delle libagioni, ritto su un carro trainato da leopardi. Lo ha dipinto così Domenico Parodi, fine pittore che con grande genio ideò e realizzò tutta la Galleria, nel 1725 circa. 

 

La Fama dei Balbi

L'affresco chiamato "La fama dei Balbi" è un vero enigma. Proviamo a decifrarlo. Al centro, una fanciulla alata si libra nel cielo, facendo squillare una tromba d’oro. A sinistra c’è un balbo, strano pesce con baffi da gatto. Dalle nicchie del cornicione, le personificazioni delle virtù osservano la scena. Ecco allora svelato il mistero: il dipinto celebra la Fama della famiglia Balbi, simboleggiata proprio dal pesce!

 

Caterina Balbi

La padrona di casa, Caterina Balbi fu una donna di grande carattere e si fece ritrarre come una regina da uno dei più grandi artisti dell’epoca, il pittore fiammingo Anton van Dyck. Nota l’abito seicentesco alla moda spagnola, con maniche di velluto e decorazioni d’oro: è pesante ma di grande valore. Così come le perle e i diamanti che le adornano il capo. 

 

Lampadario

Cosa avrà poi di così eccezionale un lampadario? Beh, basta guardare. In alto, cinque piccoli aquiloni in vetro dipinti finemente evocano la figura di un grande fiore stilizzato. Da ogni petalo pende un campanellino dorato, col battaglio in cristallo: pare che quando il palazzo era illuminato con le candele il calore delle fiammelle facesse ruotare gli aquiloni, allietando così col tintinnio dei campanelli gli ospiti del meraviglioso salone. È stato fatto nella seconda metà del XVIII sec, in bronzo e rame dorati, alabastro e vetro. 

 

Giuseppe II d’Austria

Capire chi è il soggetto del ritratto non è affatto difficile. Guarda gli oggetti posati sulla console a destra: un globo sormontato da una croce, lo scettro... Sono le insegne imperiali! Il giovane nel dipinto è l’imperatore Giuseppe II d’Austria, che nel 1784 visitò Genova e soggiornò nel palazzo, dove fu accolto con un memorabile banchetto nella Galleria degli Specchi. 

 

Mosè salvato dalle acque

 

Guarda bene: non è un tappeto, ma un dipinto su seta che imita un arazzo! Si definisce “succo d’erba”, per via della tecnica di realizzazione: pigmenti minerali e vegetali stemperati in un legante gommoso e stesi a pennello sul tessuto. Il dipinto, che racconta l’episodio del ritrovamento del piccolo Mosè nel fiume Nilo, in origine aveva colori brillanti, ma col tempo la luce li ha sbiaditi.

 

Cerere

Chi è la giovane donna ritratta in questo dipinto di fine Seicento? Uno dei tre putti che compongono la scena incrocia il nostro sguardo e ci invita a guardare meglio. In primo piano c’è una zucca aperta, insieme a foglie di cavolo. Poi delle pere, un melograno, una mela cotogna. E ancora un caco e qualche pesca. La donna sorride e stringe un fascio di spighe di grano. Ma certo, è Cerere, la dea dei campi e dei raccolti! 

 

Ratto di Proserpina

 

La scultura di Francesco Maria Schiaffino ferma l’istante in cui Plutone, re degli inferi, rapisce Proserpina, figlia della dea Cerere. La ragazza, disperata, leva il braccio verso il cielo in un’estrema ricerca di aiuto. Ai piedi dei due, assiste all’evento Cerbero, il cane a tre teste, tremendo guardiano dell’oltretomba. Sai già come va a finire: alla fine Proserpina sposa Plutone e diventa la regina dell’Ade. Ma per sei mesi all’anno torna sulla terra dalla madre Cerere. Che per la gioia fa fiorire i campi e dà inizio alla primavera. 

Porticine segrete

Non distrarti! Tra le cose rare di questo museo, qui e là, puoi trovare porticine nascoste con segreti da svelare; ad attraversarle chissà in quanti?!? Servitori e… forse amanti!

 

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