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Il museo di Arte Orientale a Ca’ Pesaro a Venezia

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Focus Junior ti porta alla scoperta dei più interessanti musei italiani. Vieni a Venezia a scoprire il museo di arte Orientale a Ca' Pesaro con un percorso speciale per bambini.

Focus Junior e il Mibact, il Ministero per i beni, le attività culturali e il turismo ti invitano a partecipare a una grande avventura perfetta per i bambini in uno tra i più interessanti musei d'Italia. Vieni a Venezia al museo di Arte Orientale di Ca' Pesaro e trova i tesori che ti segnaliamo: i più particolari, curiosi e preziosi. E dopo la visita non dimenticare di scrivere le tue impressioni nei commenti alla fine dell'articolo.

 

E il Giappone arrivò in laguna

 

Oggi, abituati alla tv e a Internet, è difficile da immaginare, ma alla fine del 1800, quando in Europa arrivarono le prime opere provenienti dal Giappone, fecero davvero un grande effetto agli occhi di chi le vide, perché provenivano da una cultura quasi sconosciuta fino ad allora.

Si trattava soprattutto di stampe del periodo Edo (1603-1868) che, dopo quasi 250 anni di chiusura del Giappone nei confronti del resto del mondo, cominciarono a essere messe in commercio, esposte in grandi eventi internazionali e collezionate grazie ad alcuni personaggi che al ritorno da lunghi viaggi portavano in Europa con sé numerosissimi oggetti e opere.

 

Fra questi ricordiamo Enrico di Borbone, senza il quale non vedremmo questi oggetti al museo di Arte Orientale di Venezia (dal suo viaggio intorno al mondo (1887-89) il principe tornò con oltre 30 mila pezzi, alcuni dei quali esposti qui). La circolazione di questi nuovi modelli artistici ebbe una grande influenza sui pittori più attenti al “nuovo”: alcuni artisti utilizzarono particolari tecniche pittoriche, altri furono affascinati dalla rappresentazione di un ambiente naturale che, in Occidente, cominciava a scomparire per via dell’industrializzazione... Per non parlare di Van Gogh, Manet e altri pittori, che si ispirarono moltissimo per i loro dipinti alle stampe giapponesi!

 

Ecco tutto quello che non puoi perderti

 

Jingasa. Assomiglia a un ombrello… ma è un particolare cappello che veniva utilizzato dai samurai durante le parate militari. Sembra di metallo ma è leggerissimo e fatto di lacca. Era usato in origine a scopo difensivo, per proteggersi dalle frecce, ma col tempo divenne un accessorio ornamentale del ricco equipaggiamento militare.

 

Portantina onna norimono. Ci sono oggetti che dicono molto di una società: è il caso di una rara portantina conservata al museo, usata per gli spostamenti delle figlie di ricchi commercianti o di signori feudali (cercala nelle sale aiutandoti con lo strano nome). La dama stava seduta nella cabina decorata riccamente all’esterno in lacca nera e polvere d’oro e rivestita all’interno con carta dorata, e veniva trasportata dai suoi servitori.

 

Uchikake. Le dame giapponesi vestivano in un modo molto diverso da quello contemporaneamente in voga in Europa: nel museo sono esposti alcuni dei loro abiti, con le caratteristiche maniche larghe, ricamati e dipinti (sì, dipinti!) con soggetti ispirati alla natura, alle stagioni o alla letteratura. A partire dai primi anni del Novecento, la foggia degli abiti giapponesi influenzò anche la moda in Occidente .

 

Armi e armature dall'Oriente Armature. In epoca Edo (1603-1868), il Giappone godette di una pace duratura. I guerrieri non erano impegnati in combattimenti, ma si esercitavano nelle arti marziali. Le armature servivano solo per le parate militari e divennero pertanto sempre più sfarzose e decorate con materiali preziosi .

 

Lame di katana. La lavorazione di queste spade giapponesi riusciva, grazie a una tecnica antichissima, a rendere il metallo incredibilmente resistente eppure flessibile! Gli esperti artigiani che le producevano firmavano e decoravano con cura queste armi, la cui fama si diffuse ben oltre il Giappone.

Guardiani celesti. I 12 guardiani celesti che trovi al museo, erano guerrieri buddisti, in legno dipinto e dorato, e avevano il compito di tenere lontano il male. Gli occhi di vetro dipinto danno ai personaggi uno sguardo minaccioso! Sono giapponesi e risalgono al 1300.

 

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