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La liberazione dalle catene mentali

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La liberazione dalle catene mentali
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Un lupo bianco stregato e un mago imprigionato dalla luna affrontano mille avventure per trovare la libertà

In una terra lontana c’era un labirinto molto vasto. Le sue pareti, alte e grigie, erano di mattoni di cemento. Tutta la struttura incuteva paura. Se ci s’inoltrava, se ci si entrava, negli angoli più bui, si potevano trovare ratti che masticavano pezzi di formaggio scaduti e ragnatele con ragni morti imprigionati.

Lì viveva un maschio di lupo. Era tranquillo perché nessuno lo infastidiva. Era simile agli altri della sua specie, l’unico aspetto particolare era il suo pelo che era di colore bianco candido come la neve fresca.
Si raccontava che millenni prima la luna era esplosa. Le sue parti si erano sparse ovunque nell’universo.
Solo una di esse era giunta sul pianeta Terra e, toccando il giovane lupo, lo aveva trasformato in un animale speciale:

immortale!

Il suo manto era incandescente e lui possedeva un’energia eccezionale e una capacità di conoscere istintiva. Quest’ultima si sarebbe potuta rappresentare come un guerriero armato di spada, posizionato in cima al suo cervello.
Da piccolo, prima di ricevere in dono l’immortalità, aveva avuto uno strano incidente. Aveva trovato sulla riva di un fiume, nei pressi di un bosco, un arco con una faretra piena di frecce e, cercando di scoprire cosa fosse e come funzionasse, era volato via proprio come una di esse.
Il suo volo era terminato in quel labirinto di cui vi abbiamo parlato.

Il lupo bianco si era adattato bene alla vita in quel luogo.
La luna, però, influenzava le sue idee e ciò gli trasmetteva un grande disagio. Di frequente si diceva che doveva andar via di lì, fare nuove esperienze, sfruttare le sue capacità di conoscenza.
Una notte sognò un grande portone di legno, vicino ad un fossato. Sapeva che, quell’immagine, come sempre, gliel’aveva inviata il suo astro e stufo di quel tormento decise di partire il giorno dopo.

Viaggiò a lungo

Esausto, si addormentò nei pressi della vetta di una montagna innevata. In sogno gli tornò l’immagine della sua meta, mentre una voce gli annunciava che era giunto a destinazione.
Dopo qualche ora, la luce del sole, lo svegliò e il lupo vide, poco lontano, un castello luminescente e brillante. Sembrava fatto di pezzi di luna. L’animale si drizzò sulle quattro zampe e si avvicinò alla costruzione.Arrivato nei pressi dell’edificio, sentì una strana attrazione, ma anche una grande agitazione. Entrò nel castello; sapeva di doverlo fare, ma non era contento.

All’interno si trovò davanti ad una grande scalinata di metallo. Il lupo salì e, su in cima, c’era un’unica porta che, con una zampata, aprì. Vide una stanza completamente vuota, tranne che per uno strano oggetto messo lì sul pavimento. L’osservò con grande attenzione, ma non sapeva cosa fosse. Provò a capire come funzionasse e, grazie al “Suo Guerriero”, riuscì a suonarlo.

Da principio solo un piccolo suono, poi si sentì, per tutto il castello, una bellissima melodia: leggera e soave. D’improvviso alle sue spalle si attivò un meccanismo che aprì una botola. Il lupo incuriosito decise di inoltrarsi. Giunse in fondo e vide che c’era uno strano individuo legato ad una lunga corda. Questa gli permetteva di muoversi in quello spazio sotterraneo, ma a momenti lo strattonava e il vecchio cadeva poi doveva rialzarsi perché quella fune così voleva.

A quella visione l’animale iniziò a piangere: non aveva mai visto un essere così maltrattato e schiavizzato.
Il vecchio si accorse di lui e delle sue lacrime e allora gli disse: ”tranquillo, non è nulla, ci sono abituato. Sono millenni che vivo con questa aguzzina. È una corda incantata che ogni tanto mi ricorda che è più potente della mia magia:

sono un mago!

"Un mago?” domandò l’animale.
“Sì, da non credere, vero? Ti starai chiedendo come sono finito qui e in queste condizioni. Ora ti racconto. Sono stato rapito dalla luna che voleva vendicarsi di me.
Non so se sai che moltissimo tempo fa è esplosa. Lei, precedentemente, aveva chiesto il mio aiuto, ma io ero impegnato in altro e non glielo ho dato. Ho sbagliato, lo so, e ho cercato di rimediare. Sono andato in giro per l’universo, ho raccolto tutti i frammenti che ho trovato e ho costruito questo castello. Cosa altro avrei potuto fare? Non lo so. Tra l’altro così legato, con questo laccio che mi tiene così teso, non riesco a pensare, a riflettere”.

A queste parole il quadrupede, sempre più commosso, decise di liberarlo. Addentò, con i suoi denti aguzzi, il laccio e lo tagliò in due parti. La corda, però, cercò di intrappolarlo, ma il lupo schivò la presa.
Il mago sapeva che erano in pericolo e urlò: “Seguimi”.
Di corsa risalirono dal sotterraneo e tornarono nella stanza vuota. Poi il mago entrò in un salone e condusse l’animale nei pressi di un portale. “Sei pronto a qualsiasi avvenimento?”. “Si” rispose il lupo.

Ci saltarono dentro e in un attimo si trovarono proiettati nello spazio. Appena si ripresero, videro con precisione dov’erano finiti e notarono, sulla loro testa, un carretto di legno che vagava.
Come abili nuotatori riuscirono a salirci sopra e a farsi trasportare tra stelle e pianeti.
Ad un certo punto si accorsero che tra la paglia, su cui erano seduti, c’era uno strumento.
Il mago spiegò: “è una lira, con il suo suono possiamo passare da una dimensione ad un’altra e avvicinarci a quello che è rimasto della luna”.
“Perché vuoi accostarti a lei, non hai paura?” chiese preoccupato il lupo.
“No, non ho paura e poi voglio porre fine a questa dannatissima vicenda. Tu no? Vuoi ancora farti condizionare la vita?”.
“No, voglio essere padrone di me stesso”.
“Bene, allora suona”.

La Luna
Credits: Pixabay

Il lupo bianco suonò magnificamente la lira che emise una serie di suoni dolcissimi.
In pochi secondi si trovarono di fronte a quello che era rimasto dell’astro e lo guardarono con fare di sfida. La luna da principio si stupì di trovarseli di fronte, poi con fare ironico domandò:
“Cosa ci fate qui, avete bisogno di me, del mio aiuto?”
“Sai bene perché siamo qui e di cosa vogliamo parlarti”.
“Certo che so, ma avete riflettuto quanto sia stato sciocco venire qui, da me, per una tale questione?”.
Il mago provò ancora a parlarle per convincerla a lasciarli liberi dal suo controllo.
"Illusi! Dovete essere pazzi se pensate che io cambi idea”.

A quel punto i due la sfidarono. Il mago provò con le sue magie, ma non ottenne grandi risultati. I poteri della luna riuscirono ad avere la meglio su di lui che si suddivise in pixel.
Il lupo, d’improvviso, avvertì un fortissimo mal di testa: il suo cranio si aprì e il “Suo Guerriero” da irreale divenne realtà. Rivolgendosi alla luna disse:

“Ti rendi conto che con il tuo comportamento rovini la vita del tuo essere prediletto?”

Ascoltate queste parole la volontà della luna, si ritrovò persa, spaesata… sola.
Dopo aver riflettuto e aver capito il suo errore, la luna chiese perdono al lupo rassicurandolo che non l’avrebbe mai più condizionato; era libero di vivere la sua vita come voleva.
L’animale, che le era affezionato, la perdonò e le domandò se poteva rimettere insieme i pixel e riavere il mago. L’astro con i suoi poteri ricompose il vecchio.
In segno di pace il mago decise di regalare alla luna il suo antico splendore.

Con il lupo e con il guerriero andò per tutti i pianeti del sistema solare a cercare i pezzi luminescenti. Ogni parte fu barattata con il coraggio del lupo, con le armi del guerriero, con la potenza del mago, così, la luna si ricompose e lasciò per sempre liberi i tre esseri.

IV A, Napoli

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