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Junior Reporter, Sopravvivenza Spaziale

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Junior Reporter, Sopravvivenza Spaziale
Flickr/Nasa

Nel racconto fantastico del focusino Giuseppe si parla di un avventuroso viaggio verso un pianeta inesplorato

Nel 2018 la NASA decise di esplorare un nuovo pianeta che era appena stato scoperto.
Lo chiamarono Terra-Planet, perché era potenzialmente simile alla Terra e gli scienziati lo soprannominarono Mondo Gemello per la sua somiglianza con il nostro amato pianeta.
E fu allora che mi ritrovai a dover partire per un’altra missione spaziale: avevano scelto proprio me e due miei amici!

Io ero eccitatissimo! Mi vennero a prendere alle 7 di mattina proprio il giorno del mio compleanno. Mi fecero salire a bordo di un’auto tutta nera. Insieme a me c’erano i miei compagni di viaggio: Lorenzo e Gabriele.
Sempre eccitatissimo, chiesi rivolto all’autista: “Andiamo in America come nell’altra missione?”, lui mi rispose:

“No, stavolta siamo preparati: abbiamo una Base Spaziale qui a Rizziconi!”

Così, dopo qualche minuto, arrivammo davanti all’… edicola!
Io, molto sorpreso dissi: “La vostra Base e qui? Al Pennino? (il nome dell’edicola)”. “Sì, proprio qui, non vorrai di certo che scoprano la nostra missione segreta” mi rispose l’uomo seduto vicino all’autista.
Scesi dalla macchina, entrammo nel Pennino: non c’era nessuno.
Passammo da una stanza in cui non ero mai stato prima e pensai: “Che strano, conosco alla perfezione tutta la Stazione Spaziale Internazionale e non conosco una stanza dell’edicola che preferisco!”.

Ci fermammo davanti a una porta di ferro rinforzata con una specie di mini computer accanto.
Appena fermi il computer disse con una voce stranamente familiare: “Salve, in che cosa posso esservi utile?”. Rispose l’autista: “Buongiorno Salvatore, vorremmo entrare nella Base per il progetto Terra-Planet-A”. Quando finì questa frase la porta di ferro si aprì senza che nessuno la toccasse e al mio amico Gabriele scappò un piccolo “Wow!”.

Entrammo. Quello che vedemmo poi era più che sorprendente: era stratosfericamente strano.
Ci trovavamo in una stanza circolare, tutta bianca e così grande che due case ci entravano comodamente! Al centro della stanza c’erano un sacco di computer intorno a una gigantesca riproduzione della Terra fluttuante. Là vicino ci stava aspettando il comandante dell’esercito.
Quando fui davanti a lui mi accorsi chi era: l’uomo travestito da pagliaccio che mi era venuto a prendere per la mia prima missione spaziale.

pixabay
Credits: pixabay

“Ciao Giuseppe!” mi disse e io risposi: “Ciao!”.
Lui iniziò a spiegare come sarebbe andato il viaggio: “Partirete da questa Base senza gli adulti purtroppo e, dopo aver ricevuto il kit di sopravvivenza nella Stazione Spaziale Internazionale, continuerete il viaggio con la Navicella Spaziale 34, ovvero NS34. Vi fermerete su quel pianeta per un giorno. Qualche domanda?”.
Nessuno rispose quindi lui continuò: “Bene, seguite l’Agente Spaziale 002!” e un uomo alto e magro dai capelli rossicci disse: “Venite!”.

Noi lo seguimmo finché arrivammo alla fine di un corridoio strettissimo dove c’era una stanza con dentro un razzo spaziale rosso decorato con strisce blu.
L’Agente ci disse: “Questo e il Razzo Spaziale 34, o RS34”.
Capimmo da soli che dovevamo entrarci dentro: il portellone si aprì rivelando una scala.
La mia eccitazione saliva: cosa ci sarebbe stato in cima all’RS34, computer super tecnologici? Oppure una stanza anti-gravità, o… tre letti?
Sì, avete capito bene,

nella sala controllo c’erano un pulsante e 3 letti!

Lorenzo chiese: “Ma ci dobbiamo dormire qui dentro?”.
L’Agente rispose ridendo: “No, là dovrete aspettare finché non arriverete alla Stazione”.
Entrammo. Quando fummo nella sala controllo la stessa voce familiare del mini computer, che capii essere del comandante, disse: “Razzo pronto per la partenza, premere il pulsante”. Io premetti il pulsante e partimmo verso la Stazione.
Dopo mezz’ora di viaggio sentimmo dei rumori e con un “tac” il portellone si apri e scendemmo per vedere di cosa si trattava: eravamo arrivati nella Stazione.

Ipa-agency
Credits: Ipa-agency

Preso il Kit di sopravvivenza partimmo per Terra-Planet con la navicella NS34.
Però, dopo un’ora di viaggio, ci fu un rumore assordante simile allo scoppio di una piccola bomba.
Non ci volle molto per capire cosa era successo: la voce iniziò ad urlare: “Motore guasto! Motore guasto!”. Subito dopo scattò un allarme e divenne tutto nero.

Mi ritrovai disteso a pancia in su in una pianura, ma la prima cosa che notai era il Sole: ce n’erano tre! Come era possibile? Ma, prima che potessi domandarmelo la risposta venne fuori: eravamo atterrati in un punto di Terra-Planet.
Eravamo arrivati, però non come previsto:

dovevamo arrivare con la NS34 funzionante e con il comandante che ci guidava, non con un incidente spaziale quasi letale!

Alzandomi vidi che eravamo finiti in una savana su questo pianeta!
Vidi anche la NS34 su un vecchio albero stranamente, per noi terrestri, violetto. Vidi i miei compagni, anche loro distesi, che si stavano riprendendo.
Corsi subito da loro e le prime parola che dissi dopo l’incidente furono: “Siamo bloccati!”.
Insieme a loro controllai subito se le comunicazioni funzionavano, ma purtroppo erano tutt’altro che funzionanti. “Le comunicazioni non funzionano” disse Gabriele e Lorenzo aggiunse: “E ora che facciamo?”, io risposi: “Quello che si fa per sopravvivere!”.
Prendemmo i Kit di Sopravvivenza. Ognuno aveva un sacco a pelo, un fornello, dell’acqua e io in più avevo una tenda.

Più tardi arrivò la notte non con il solito cielo a cui voi tutti siete abituati, ma con un cielo colorato con diversi colori e dipinto di stelle con una gigantesca luna rossa.
Noi ci rifugiammo in mezzo ai primi alberi del confine di un bosco coloratissimo: tutti gli alberi avevano un colore diverso!

Montammo la tenda in mezzo a due di questi. Cercavamo sempre di aggiustare il telefono intergalattico della NS34 ma era inutile. Il giorno dopo ci svegliammo tutti di buon umore pensando a una bellissima colazione con latte e biscotti ma poi ci ricordammo: eravamo bloccati su Terra-Planet.
Io dissi ai miei due compagni che andavo a cercare qualcosa da mangiare; mi spinsi fino a una foresta fatta di alberi simili a quelli di ciliegio, ma colorati non di rosa ma di fuxia.

Vidi qualcosa muoversi nei cespugli dietro di me e subito dopo ci fu un assordante: “Muaaaaooo!”.
Io, anche se preoccupato per quello che mi aspettava, mi girai pronto al combattimento con una feroce creatura e invece davanti a me c’era… una specie di

gatto gigante bianco e nero e con le corna.

Molto sorpreso, pensai, come alcuni di voi hanno dedotto dal verso, che fosse un Gatto-Mucca e che magari potesse essere aggressivo quindi non mi avvicinai subito. Quando però mi accorsi che non faceva nient’altro che fissarmi incuriosito cercai, conoscendo il debole dei gatti per i gomitoli, di guidarlo con una palla di corda fatta da me fino al nostro rifugio.
Davanti agli sguardi sorpresi dei miei amici, appena arrivati mi misi seduto pronto a mungerlo. “Ma che strano!” pensai “Non ha le mammelle”.
Allora mi alzai e mi appoggiai con il braccio sopra le sue corna. Appena lo feci, però, dalle corna uscì un sacco di liquido giallo che dedussi essere una specie di latte.
Facemmo colazione con il latte e dei pomodori arancioni che Gabriele aveva trovato lì intorno.
Verso mezzo giorno iniziò a piovere… succo di mela!

Noi corremmo a cercare riparo e, dopo esserci sistemati in una piccola caverna la vicino, usammo dei contenitori per raccogliere il succo di mela che consumammo per pranzo insieme alle poche porzioni di cibo che c’erano rimaste dai Kit di Sopravvivenza.
Nel pomeriggio, per passare il tempo leggemmo un po’ ma la sera non c’era nulla da mangiare. A quel punto dissi: “Come vanno il telefono?” e Lorenzo mi rispose: “Non molto bene”. Ma, con un sussulto di sorpresa, aggiunse: “Aspetta un attimo! Sta facendo dei rumori!”.
Tutti e tre ci avvicinammo al telefono e, dopo alcuni suoni, sentimmo la voce del comandante: “Ehi, mi sentite?”.
Noi rispondemmo all’unisono: “Sì!”.
Il comandante disse: “Ah, meno male, siete vivi; domani mattina arriveranno i soccorsi” e con un “BIP!” la voce svanì.

Noi eravamo emozionatissimi, più di quanto lo eravamo stati durante il viaggio per arrivare lì.
La mattina dopo sentimmo fuori dalla tenda dei rumori, così uscimmo dalla grotta e ci ritrovammo faccia a faccia con il comandante.
Lui ci disse: “Buongiorno!” e poi aggiunse: “Salite sopra la nuova NS35!”. In quel momento mi accorsi che, dietro al comandante, c’era la una grossa navicella spaziale.
Ci entrammo immediatamente e, due ore dopo, eravamo sulla Terra, sani e salvi!

Giuseppe