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Junior reporter, la vera storia del Principe Azzurro

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Junior reporter, la vera storia del Principe Azzurro
Ipa-Agency

La focusina Arianna ci racconta le avventure del famoso protagonista di tante favole

Nelle storie di Cenerentola, di Biancaneve e della Bella Addormentata, come in quasi tutte le fiabe, c’è un principe azzurro.
Ma chi è veramente? È sempre lo stesso? Quali sono le sue origini?
Questa è la vera storia del Principe Azzurro…

PRIMA PARTE: Le origini
In un vicino regno della Germania occidentale (vicino per chi è in Germania, lontano per chi non lo è) c’era un castello dove viveva un re triste e solo: era molto triste, perché era solo.
Un giorno, arrivò un neonato dalla Cina e, siccome era un po’ giallino, Re Martaldo lo chiamò Giallosole.
Giallosole era un principe molto allegro e solare ma crescendo si accorse che, a dispetto del suo nome, il suo colore preferito era l’azzurro: si vestiva sempre di azzurro e quindi i suoi sudditi lo soprannominarono “Principe Azzurro”.

Il giovane principe era simpatico e intelligente ma aveva un grosso punto debole: le ragazze.

Giallosole si innamorava di ogni bella ragazza che incontrava e quasi sempre veniva ricambiato.

SECONDA PARTE: Cenerentola
Una storia meno romantica di come viene raccontata...

Il Principe cresceva e diventava sempre più alto, più bello, più azzurro e più cascamorto...
Per il diciottesimo compleanno di Giallosole, Re Martaldo chiese al servo Giovannino di organizzare un grandissimo ballo invitando tutti gli abitanti del Regno.
Il Principe Giallosole era molto contento di vedere tutte quelle torte, patatine e stuzzichini ma lo era ancor di più per il fatto che al Ballo avrebbe visto tante belle fanciulle.

Quella sera Giallosole ballò con molte ragazze tra cui due un pò bruttine, Anastasia e Genoveffa, a cui si era presentato giusto per educazione.

Poi vide una fanciulla bellissima, anche lei vestita di azzurro, e con i capelli biondi...
Cenerentola e il Principe Azzurro ballarono felici fino a che, tutto ad un tratto, lei lo mollò e corse via. Scappando però perse una scarpa con il tacco. Il principe si chinò a raccoglierla e e si ritrasse di scatto dicendo: “bleah che puzza; questa zozzeria non può restare nel mio palazzo, devo assolutamente restituirla!”
Il giorno dopo Giallosole andò in citta con Giovannino per fare provare la scarpetta a tutte le ragazze. Quando arrivò a casa di Cenerentola la fece provare prima a quelle due bruttone di Anastasia e Genoveffa, poi ad una fanciulla più carina, coi capelli biondo sporco. Le entrava!
“Chi sei tu?” disse il Principe Azzurro. “Sono Cenerentola!” rispose lei. “Neeeh, ma sei quella ragazza con cui ho ballato ieri? Ti ricordavo più bella! Va be’, sarà stato il vino. Comunque sei carina anche così, vuoi essere la mia fidanzata?” Cenerentola accettò e lui la portò a fare merenda al castello.
Quindi, Anastasia e Genoveffa vissero per sempre infelici e scontente mentre Cenerentola visse felice e contenta per un pò perchè Giallosole era diventato sgarbato quindi lo lasciò.

TERZA PARTE: Biancaneve
Questa storia non è come la conoscete!
Qualche tempo dopo essere stato mollato da Cenerentola, Giallosole usava passeggiare nel Bosco di Hansel e Gretel dove, un giorno, incontrò sette nani minatori, Pisolo, Brontolo, Eolo, Mammolo, Dotto, Gongolo e Cucciolo; ognuno col nome scritto sulla divisa. Fece amicizia con tutti, soprattutto con Eolo, ma non Brontolo.

Iniziarono a frequentarsi e la domenica andavano tutti al Palazzo per giocare a calcio.

Un giorno, nel bosco, Giallosole si imbattè in un’arzilla nonnina vestita di nero con un cesto di frutta. Le diede il buongiorno e lei rispose: “Buongiorno Principe Giallosole, io sono Arfinna. Vuoi un po’ di frutta?”
Il Principe prese un’arancia, ringraziò e ognuno proseguì per la sua strada.
Mentre Giallosole tornava al castello, Arfinna arrivò alla casetta dei sette nani, dove da qualche giorno abitava una simpatica ragazza, di nome Biancaneve.
La nonnetta bussò e disse: “fanciulla, vuoi un po’ di frutta?” Biancaneve aprì e chiese: “Che frutta hai?” “Vuoi un limone?” “No! Sono allergica!” “Allora una mela?” “Ok, grazie”.
Biancaneve prese la mela e andò a mangiarla in camera sua e siccome la notte aveva dormito male, si addormentò subito.
I nani avevano visto tutta la scena e, preoccupatissimi, corsero in casa. Trovando la fanciulla ancora addormentata cominciarono a piangere e piansero a lungo credendo che quella vecchina l’avesse avvelenata; ma in realtà Arfinna era solo un’anziana fruttivendola, non la matrigna di Biancaneve né tantomeno una strega!

Quando Giallosole arrivò trovò i nani in questo stato e chiese loro cosa fosse successo. Dotto rispose: “la strega Arfinna ha avvelenato Biancaneve!”
Il Principe Azzurro si sentì mancare l’aria, per due motivi: primo perché temeva di essere stato avvelenato anche lui, secondo perché Biancaneve era davvero molto bella! Ma fu solo per un attimo, si riprese e pensò che magari la ragazza stesse solo dormendo e che quindi fosse il caso di svegliarla.
Giallosole NON la baciò come dicono le storie MA la scosse per una spalla dicendo: “Svegliati Biancaneve, è giorno!”

Lei aprì gli occhi e come vide il Principe Azzurro... si girò dall’altro lato: era troppo carino!

Mammolo e Gongolo raccontarono la storia a modo loro, infarcendola di dettagli poco credibili ed è quella la storia che è arrivata a noi, però è falsa!
Il Principe rimase per un po’ alla casetta dei sette nani con Biancaneve ma i due fidanzati non avevano molto feeling se non per i nomi (Giallo-sole e Bianca-neve) quindi lui tornò al castello da Re Martaldo.

Quarta parte: La Bella Addormentata
Ci sono cose non andrebbero mai dimenticate!
Giallosole cresceva e per il suo ventitreesimo compleanno Martaldo gli regalò un cavallo bianco (di nome Enzo) e un’armatura. Il Principe iniziò a girare i regni vicini con Enzo e con il suo ormai fedele scudiero Giovannino. Giravano e giravano ma non dimenticavano mai di salutare i sette nani tutte le mattine.

Un giorno, dopo essere passato dai nani per il caffè, Giallosole decise di oltrepassare il bosco e giungere così nel regno di Ronfollandia; galoppa, galoppa, alla fine del bosco trovò un vecchio castello circondato dai rovi.
Il Principe aveva sentito dire che lì dentro una principessa dormiva da cent’anni.

“Urca!” si disse “Sarà più vecchia del castello!”

La mattina dopo il principe e il suo scudiero giunsero al castello ma la prima cosa che Giovannino notò però non fu il palazzo, ma una donna che, a detta sua, era bellissima.
Giallosole capì al volo chi fosse la persona che il suo amico stava guardando: l’anziana fruttivendola Arfinna.
Lei si avvicinò e disse: “Quale onore, Principe. Vuoi un po’ di frutta?” “Prenderò una mela, grazie... A proposito Arfinna, lui è Giovannino.”
La nonnina gli porse gentilmente la mano e lo scudiero la strinse, più rosso di un peperone, un pomodoro e una bicicletta rossa messi insieme.
Il castello era circondato di rovi di more e, mentre pensavano come entrare, i tre viaggiatori raccolsero le more e le mangiarono perché a pancia piena si ragiona meglio. Infatti, ben presto, Giovannino disse: “Pridcipe, ho ud idea!” (aveva il naso chiuso per il raffreddore) “Si potrebbero togliere i rovi ed edtrare dalla porta”.
Non si contarono baci, abbracci e batticinque: Giovannino era più felice di un capretto che ha appena mangiato sette lupi.
Appena entrati nel castello cominciarono ad esplorarlo guardinghi finchè Giovannino aprì una porta e disse: “Ragazzi! Forse ho trovato la signora delle pulizie!”.

Accorsero tutti; Giallosole si avvicinò al letto dove dormiva una anziana signora e la baciò sulla fronte.
La vecchietta si svegliò e sorrise, poi, PUFF, si trasformò in una bella principessa.
Dopo aver abbracciato il Principe, disse di chiamarsi Aurora e raccontò la sua storia, quella che tutti oggi conoscono. Nessuno però sa che la strega cattiva era la mamma di Arfinna, per questo lei sembrava una strega senza esserlo.

Mentre Giallosole se la spassava nel castello
con la sua nuova fiamma,

Re Martaldo e i suoi prodi cavalieri, Annalisafluente de’ Bardassi e Giangiorgetto del Vicino, avevano sudato sei camicie per cercare il Principe e stavano giustappunto sudando la settima quando passarono da Ronfollandia e sentirono i rumori di una partita di acchiapparella.
Entrarono proprio al momento giusto perché Arfinna stava per prendere Aurora ma sbatté fortissimo contro il Re. A questo punto sia Giallosole che Giovannino avevano trovato l’Amore e si sposarono con Aurora e Arfinna.
Giallosole chiamò i bambini suoi e di Aurora Verdeprato e Rossofuoco mentre Giovannino battezzò la sua bimba Teresina.
Re Martaldo diventò nonno, i sette nani si divertirono da matti e perciò, finalmente possiamo dirlo, vissero per sempre felici e contenti!

Arianna

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