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Il fascino delle rocce e degli animali del museo di Storia naturale di Vienna

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Il fascino delle rocce e degli animali del museo di Storia naturale di Vienna
Anna Micca

La junior reporter e focusina Zoe ha intervistato Lidia Pittarello, ricercatrice di meteoriti e responsabile delle rocce al museo di Storia naturale di Vienna. Ecco perché le meteoriti e le rocce sono così affascinanti. E non dimentichiamoci degli animali!

La junior reporter e focusina Zoe ha intervistato Lidia Pittarello, ricercatrice di meteoriti e responsabile delle rocce al museo di Storia naturale di Vienna.

Innanzitutto, grazie per averci concesso quest’intervista. Da dove viene la sua passione per le meteoriti? Ci può parlare un po’ della sua attività di ricerca qui al museo?
In realtà, la mia prima passione non è stata per le meteoriti, ma per i terremoti. Perché, essendo originaria dell’Italia, quando ho sentito un terremoto sono rimasta spaventata, però anche affascinata da una cosa così grande e potente. Hai già sentito un terremoto?

No.
In Sicilia ogni tanto ce ne sono. Non tantissimi, per fortuna. Così, prima ho cominciato con i terremoti. Poi, all’estero, ho trovato un altro argomento interessante: i crateri di impatto. Ossia, quando cade un frammento di meteorite, fa un buco sulla superficie terrestre. Di questi, in Europa ce sono due: uno, molto grande, 25 km di diametro e l’altro, un po’ più piccolo. Nel sud della Germania si può vedere questo enorme cratere creato da un impatto.

Zoe, l'intrepida reporter con aiutante e fotografa
Credits: Anna Micca

Il museo è molto famoso per la presenza della Venere di Willendorf, risalente a più di 27.000 anni fa.
29.500, per l’esattezza (ride).

Come ha fatto a conservarsi praticamente intatta per così tanto tempo?
La Venere di Willendorf è stata scolpita in una roccia e quindi è una pietra, e come tale si è conservata per tanto tempo. È rimasta sepolta fino al 1908, quando è stata trovata durante uno scavo archeologico organizzato dal museo, e da allora è esposta e si continua a fare ricerca. A proposito della roccia di cui è fatta, è interessante perché recentemente abbiamo acquistato, mediante finanziamenti esterni, un nuovo strumento che permette di fare una tomografia, come alle persone, quindi ai raggi X. Perciò si può vedere l’interno e, in questo caso, hanno visto dentro anche dei fossili e hanno trovato delle strutture particolari, che sono tipiche di alcune rocce, di alcuni ambienti. Così, hanno ristretto i possibili territori da dove potrebbe provenire questa roccia a due, e uno dei due è nella zona di Verona, in Italia. Quindi, potrebbe essere che in realtà delle popolazioni originarie della penisola italiana – non c’era ancora l’Italia – siano poi emigrate verso Nord portandosi dietro questo amuleto o quel che è (non si sa esattamente quale fosse la funzione della Venere).

Dovrebbe portare prosperità...
È una delle ipotesi, sì. Essendo una figura femminile, sembra così. Non è comunque la più antica al mondo. La più antica al mondo è stata trovata, o almeno è esposta, in Repubblica Ceca ed è di circa 30.000 anni. Comunque, tutte le informazioni si trovano, poi, nel museo.

Nelle sale delle rocce e minerali sono presenti anche delle meteoriti?
Sì, c’è una sala enorme solo per le meteoriti. È una delle collezioni di meteoriti più antica e più grande al mondo, non considerando le meteoriti che vengono dall’Antartide, perché ultimamente ci sono un sacco di spedizioni al Polo Sud per raccogliere meteoriti e lì se ne trovano a centinaia. Quindi, non considerando – appunto – quelle antartiche, da noi c’è una delle più antiche e più grandi. È la più grande esposta: non c’è nessun museo al mondo che abbia così tante metoriti esposte, che si possano vedere. È impressionante.

Alcune delle meteoriti esposte.
Credits: Anna Micca

Da dove provengono e quali sono quelle più recenti?
Noi sappiamo, riusciamo a ricostruire, da quale corpo si sono staccate e come sono arrivate sulla terra. In realtà, sono organizzate a seconda di dove vengono dalla terra e quindi in base a dove sono state raccolte. Ci sono due categorie: quelle che vengono trovate dopo del tempo e quelle che vengono raccolte immediatamente dopo che sono cadute. Visto che mi chiedi quali sono quelle più recenti, c’è un episodio interessante che posso raccontare. Nel 2020, durante uno dei vari lockdown, eravamo tutti a casa.

C’è un sistema di telecamere puntato verso il cielo, che esiste anche in Italia adesso – si chiama Progetto Prisma – e permette di fotografare, di filmare, quest’evento che si chiama “palla di fuoco” (fireball), perché un oggetto extraterrestre, quando arriva sulla terra attraversando l’atmosfera, inzia a fondere. Gran parte del materiale viene disperso, viene completamente rimosso, e si vede questa scia luminosa. Le meteore sono polvere che viene fusa e disciolta nell’atmosfera. È quello che vediamo nella notte di S.Lorenzo, per esempio.

Meteoriti marziane.
Credits: Anna Micca

Quando l’oggetto è un po’ più grosso, qualcosa “sopravvive” e arriva sulla Terra. Dunque, durante il lockdown, si è visto quest’oggetto, si è potuta ricostruire la traiettoria e – han fatto i calcoli – dovrebbe essere caduto in Austria, su un’area di circa 10 km quadrati in Stiria (una zona centro-orientale dell’Austria, N.d.T.), e quindi siamo andati tutti a cercarlo. O meglio, il collega responsabile delle meteoriti ha organizzato le spedizioni per cercare se era rimasto qualcosa, perché doveva esserci qualcosa. Non hanno trovato niente, ma hanno distribuito dei volantini alla gente per dire: guardate, se in questa zona trovate una roccia scura che all’interno è più chiara, di forma irregolare, e che è diversa da tutte le altre rocce che ci sono qui, contattateci, perché potrebbe essere una meteorite.

Pepite d'oro.
Credits: Anna Micca

Sono arrivate migliaia di telefonate ogni giorno – ci hanno portato di tutto – finché un giorno è arrivata quella giusta: è successo che, subito dopo l’avvistamento, ha nevicato; quindi in primavera, quando si è sciolta la neve, un contadino, lavorando i campi, ha visto questo sasso un po’ strano, ha contattato il mio collega e, quando sono arrivate le foto, si è visto che era quella giusta. Quindi è stata portata al museo per essere riconosciuta – perché bisogna fare delle analisi per vedere che sia veramente una meteorite, per classificarla (per capire che meteorite è) – e anche per vedere che sia veramente quella che è caduta in quel periodo lì. Ci sono delle analisi particolari per sapere se quest’oggetto è stato nello spazio (se non arriva dalla Terra) e ha finito di stare nello spazio in quel periodo, e non tantissimo tempo prima.

Grazie al Progetto Prisma, hanno anche potuto vedere quella che poi è stata chiamata meteorite Cavezzo, caduta a Capodanno del 2020, che è stata trovata non dagli scienziati che erano andati alla ricerca, ma da un signore col cane (o, meglio l’ha trovata il cane). Un’altra è caduta recentemente verso Matera e anche lì hanno cominciato a fare le ricerche, finché dei signori hanno detto: “avremmo un sasso sul balcone che ci ha pure scheggiato le mattonelle”. Ed era quello.

Ed è qui al museo?
Della Cavezzo e di quella di Matera non abbiamo nessun campione, però della Kindberg sì (quella portata dal contadino, N.d.T.) e quindi è una delle ultime, delle più recenti, tra quelle arrivate al museo. Qui ne abbiamo anche altre che sono arrivate più di recente. Tuttavia, non sono cadute adesso, ma tantissimo tempo fa, e sono state regalate al museo. Per esempio, qualche tempo fa, un signore olandese, un collezionista, ha regalato una meteorite marziana, che ha un notevole valore (ci si compra una villa con quei soldi lì), ma lui ha pensato lo stesso di donarla alla scienza in modo che venisse esposta e potessero vederla tutti, invece di tenerla in cassaforte.

Vi sono anche minerali provenienti dall'Italia?
Sì, ce ne sono un sacco. Di tutti i tipi di minerali catalogati, si sa che ve ne sono 1810 solo in Italia, e di questi ben 392 sono stati descritti per la prima volta nel nostro Paese. Quando qualcuno trova un nuovo minerale che non è ancora conosciuto, lo descrive, lo fa riconoscere (c’è un’associazione internazionale che verifica e dice che appunto se è un nuovo minerale).

Cristalli di zolfo provenienti da Girgenti (oggi Agrigento) in Sicilia.
Credits: Anna Micca

Ci può fare qualche esempio?
Un esempio è lo zolfo, dalla Sicilia, che è qui ed è esposto, ed è anche un campione storico, perché non c’è scritto che viene da Agrigento, ma da Girgenti (vecchia denominazione di Agrigento, N.d.T.). Qui al museo abbiamo minerali, e non solo (ma io mi intendo più di minerali e rocce), che sono stati raccolti nel 1700, nel 1800. Quindi ci sono anche i nomi dell’epoca, i nomi del minerale, le conoscenze che si avevano all’epoca. Per esempio, abbiamo delle rocce raccolte da Goethe, che è un famoso letterato tedesco, che è venuto in Italia e ha scritto un libro sul suo viaggio lì. Lui era appassionato di Scienze della Terra, ha raccontato tutto quello che ha visto e ha raccolto anche rocce. In questo caso, noi non abbiamo rocce italiane qui di Goethe, ma tedesche.

La prima cosa che salta all'occhio visitando il museo è però la quantità di animali presenti. Qual è la loro provenienza e com'è stato possibile acquisirne così tanti?
Gli animali che sono esposti al museo sono stati raccolti anche durante spedizioni scientifiche. In passato, l’Austria aveva delle navi, usate in realtà dalla Marina Militare, che hanno anche circumnavigato il globo e hanno raccolto animali da tutti i paesi esotici, e li hanno portati qui.

Ci sono state anche delle spedizioni mirate, cioè viaggi con ricercatori del museo che già nel XIX secolo sono andati in giro per raccogliere esemplari di vari animali. Per questo motivo, abbiamo tante specie, che nel frattempo si sono estinte, non ci sono più, però possiamo vedere almeno com’erano, come apparivano. Poi, alcuni vengono anche comprati.

Rapaci notturni.
Credits: Anna MIcca

Alcuni venivano anche scambiati tra musei. Adesso non si fa più, però una volta si faceva: un museo aveva degli animali che da noi non c’erano, allora si faceva uno scambio. Infine, molti vengono donati, sono frutto di donazioni: ci sono dei collezionisti o altre persone, anche ambasciatori, per esempio, che sono qui e regalano un esemplare di un animale che da noi non c’è. Poi la collezione cresce sempre più, così, con il tempo, dato che il museo è tanto… storico, è diventata enorme. Quello che viene esposto è meno del 10%: abbiamo cinque piani sotterranei adibiti solo a depoosito, dove ci sono tutte le cose che non sono esposte nel museo, quindi, tantissimo.

Che tecniche sono state usate per imbalsamarli?
Gli animali con uno scheletro, di cui abbiamo la pelle, venivano una volta impagliati, nel senso che si ricostruiva il corpo. Adesso invece si fa una stampa in plastica del corpo, anche in azione, e si rimette la pelle sopra, però l’interno non c’è più: ovviamente le parti molli vengono tolte, altrimenti non si conserverebbero. Alcuni animali sono dentro l’alcool: per esempio, i serpenti sono tutti in bottiglie di alcool, alcuni pesci e via dicendo. Per alcuni animali non c’è bisogno, perché hanno un guscio o un esoscheletro: per esempio per i granchi non c’è bisogno di alcuna preparazione particolare, come per le farfalle e i vari tipi di scarabeo.

Una collezione di coleotteri.
Credits: Anna Micca

Ci sono delle specie non presenti che vi piacerebbe avere?
Ho chiesto al direttore del Dipartimento di Zoologia e lui ha detto che in realtà la collezione è completa, ma non era lo scopo principale avere la collezione completa di tutte le specie viventi, anche perché alcune non si conoscono ancora e quindi è difficile avere qualcosa che non si conosce. Per esempio, di un tipo di millepiedi c’era un esemplare qui al museo ed era una specie nuova, non era mai stata descritta, e una collega l’ha scoperto per caso. Analizzando tutti i vari millepiedi che c’erano, ha trovato che aveva delle caratteristiche che non corrispondevano: era stato classificato in modo sbagliato e, studiando, ha scoperto che era una specie nuova e l’ha descritta lei per prima. Quindi lo scopo è appunto non avere la collezione completa, ma comunque varia in base a quello che si trova, che viene offerto.

Grazie per il tempo che ci ha concesso, Lidia, e per tutte le notizie interessanti che ci ha raccontato sui reperti esposti al museo di Storia naturale di Vienna.

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