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Junior reporter, intervista immaginaria a Leonardo da Vinci

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Junior reporter, intervista immaginaria a Leonardo da Vinci
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La focusina Gaia pone a Leonardo una serie di domande sulla sua tecnica pittorica e sulle sue opere principali

GAIA. Salve signor Leonardo, ho l’onore ed il privilegio di poterle fare qualche domanda e comincio con la sua opera forse più famosa: perché per realizzare il Cenacolo non ha scelto di usare la tecnica ad affresco? Se potesse tornare indietro, farebbe la stessa scelta?

LEONARDO. Sono molto affezionato a quest'opera che si trova a Milano in Santa Maria delle Grazie e ci tenevo fosse all’altezza di questa Chiesa meravigliosa. Mi sono rifiutato di usare la tecnica ad affresco perché mi avrebbe messo fretta nel realizzare il dipinto prima che l’intonaco seccasse, senza permettermi di soffermarmi sui dettagli. Oggi, ripensandoci, non mi pento della scelta perchè in caso contrario sicuramente avrei dovuto rinunciare a dettagli come le stoviglie, i bicchieri di vino o gli stemmi della famiglia Sforza e rinunciandoci avrei compromesso la riuscita dell’opera e del messaggio che volevo trasmettere.

GAIA. A proposito di dettagli, come mai si impegnava così tanto per realizzare dettagli che quasi nessuno notava, come ad esempio il passo del vecchio testamento nell’"Annunciazione", e poi sembra sbagliare prospettiva?

LEONARDO. Io mi sono sempre concentro sui dettagli, fondamentalmente perché mi aiutano a capire le cose e il loro funzionamento. Sono sempre stato molto curioso e

realizzavo le mie opere principalmente per capire e dare un senso a ciò che vedevo.

In una tavola come l’"Annunciazione" il dettaglio era fondamentale per rendere ciò che per gli occhi umani era impossibile vedere come un angelo. Per quanto riguarda la prospettiva, da lei definita errata, deduco si riferisca alla posizione della vergine e onestamente mi dispiace che lei la veda in questo modo; io l’ho voluta rappresentare così perché originariamente si trovava nella chiesa di San Bartolomeo a Montediveto e se l’avesse osservata quando si trovava ancora lì sono sicuro che non avrebbe rilevato alcun errore perché io l’avevo studiata per un diverso punto di vista.

GAIA. Lo sperimentare tecniche nuove che nessuno aveva mai usato prima le creava problemi nella società?

LEONARDO. Guardi, io trovavo inutile rappresentare qualcosa nello stesso modo in cui lo realizzava qualcun altro; a me piaceva fare cose innovative, dimostrare alla gente che non c’è solo un modo di rappresentare la realtà. Avevo poi anche obbiettivi personali come quello di capire le funzionalità dello spazio, le forme e la struttura delle cose. Un esempio può essere la Gioconda con la quale ho abbandonato la tradizione quattrocentesca e infatti l’ho rappresentata di tre quarti, usando la tecnica dello sfumato, a parer mio la più realistica, con la quale ho potuto unire gli elementi naturali dello sfondo con la protagonista dell’opera. Tornando alla sua domanda, ossia, come mi vedeva la gente, onestamente non lo so e non mi è mai importato, ma se oggi sono qui con lei credo che questa domanda abbia già una risposta.
Ringraziamo Leonardo per averci onorati della sua presenza, sperando che quest’intervista vi sia stata utile, ma soprattutto che vi abbia incuriositi.
Gaia