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Junior Reporter: il racconto “Long Valley Amenue”

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Junior Reporter: il racconto “Long Valley Amenue”
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La focusina Sara Dedja, vecchia conoscenza degli Junior Reporter, ci ha inviato un racconto "misterioso" tutto da gustare!

Ore 8 del mattino.

Un’altra settimana era cominciata e io me ne restavo seduta sul pulmino, come sempre del resto. Le mie nuove scarpe della Nike erano gia? un po’ sporche dal giorno prima.

Con Zoe siamo andate al campo da calcio a vedere i ragazzi giocare e ci siamo messe a correre come pazze quando ha vinto la squadra di Matteo. Diciamo che e? dalla prima elementare che ce lo contendiamo.

Qualcosa mi distolse dai miei pensieri: il pulmino si era appena fermato. Scendemmo tutti, sembravamo dei bufali. Sembriamo dei bufali ogni volta che scendiamo dal pulmino e sembriamo dei bufali ogni volta che prendiamo posto nei banchi in classe.

– Ho visto l’Aquilotti con una cartellina fosforescente in mano. Aria di progetto - mi disse Samuele sedendosi vicino a me e posizionando la sua sciarpa sul banco.

In effetti non aveva torto: la prof entro? in classe con una strana cartellina. – buongiorno ragazzi! Bella giornata oggi,no? - ci disse sedendosi.

L’Aquilotti e? sempre stata fin troppo euforica e ottimista, e non a tutti piace. In quel preciso istante ci posiziono? dei fogli sui banchi di ciascuno:

– In poche parole, entro questa settimana, dovrete andare nel negozio scritto sul vostro foglio e farne una specie di recensione. Potete descrivere il posto come e? fatto, oppure fare un’intervista al proprietario e aggiungere foto naturalmente e il tutto deve essere consegnato entro il prossimo lunedi?

- Ma volendo possiamo scambiarci i negozi?- chiese Luna facendo cadere distrattamente il foglio dalla mano sinistra.

– Penso proprio di no. I fogli sono stati consegnati a caso, percio? diciamo che siete costretti ad andare nel posto prescritto. Ora, per favore, leggetemi uno per volta cosa c’e? scritto sul vostro foglio partendo da Giulia- concluse.

 

Tutti lessero nomi di negozi molto conosciuti in cui andavo frequentemente, finche? arrivarono a me.

Long Valley Amenue – dissi lentamente. Tutti sgranarono gli occhi e iniziarono a borbottare tra loro. Non avevo mai sentito parlare di quel negozio.

All’uscita, controllai se qualcuno mi stesse seguendo ed estrassi di nuovo il foglio cercando di pensare se avevo mai sentito parlare di quel negozio. Niente. Non ne avevo di certo mai sentito parlare.

Qualcuno mi tocco? la spalla e mi girai di scatto. Era Samuele.

– Mi raccomando, continua a farmi prendere infarti - gli dissi ridendo. Lui fece mezzo sorriso e mi strappo? il foglio di mano:

– Non ti conviene andare qui

- Perche??

-Dicono che sia un posto infestato. Un tempo il proprietario, durante una festa di carnevale, uccise migliaia di persone. Dicono che avesse strani poteri, che potesse saltare ad alti altezze, che potesse trasformarsi in lucertola, che facesse crescere piante con un solo tocco, che trasformasse gli oggetti in ghiaccio e che potesse trasformassi in chi voleva. In poche parole era un maniaco. Ora e? morto ma in quel negozio e? rimasto qualcuno.

-Beh, allora mi conviene andarci subito-

- Rebecca Simoni Del Fiore, sarai mica impazzita?

- Sai che mi piace rischiare. E dovresti saperlo dato che ci conosciamo da ben 7 anni. E poi e? un compito che deve essere consegnato entro lunedi? e io ho tutta la settimana occupata. Ah, e c’e? un’altra cosa: la storiella che hai appena raccontato e? assolutamente ridicola. Ora vado, e ti scrivero?, sempre se saro? viva – gli dissi facendo le virgolette con le dita.

Mi girai lasciandolo da solo in mezzo alla strada. Devo dire che mi faceva un po’ pena.

 

Lessi attentamente le indicazioni che mi portarono in una via sconosciuta. Per fortuna c’era un bellissimo sole, percio? non risultava poi cosi? tanto spaventosa. Avanzai con le gambe un po’ molli, forse sotto tensione, ma non ci feci molto caso. Camminai e camminai finche? mi trovai davanti alla mia meta.

Alzai lo sguardo: non aveva di certo l’aspetto di un negozio in cui entrare a spettegolare con le altre persone al suo interno. La scritta Long Valley Avenue era messa malissimo ed era tutta impolverata. Appoggiai la mano sula porta e la spinsi con un lungo sospiro.

Sentii uno scricchiolio e della polvere ricadermi sul viso. Quando rinchiusi la porta dietro di me, si distolse un buio penetrante davanti a me. Non riuscivo a vedere nulla, cosi? accesi il telefono.

Era una stanza grande, fredda e poco arredata. Mi avvicinai ad un grande bancone, che mi ricordava quello dei saloni dei cowboy. Ci lasciai scivolare sopra la mia mano, che si sporco? tutta, finche? non tocco? qualcosa di strano. Avvicinai il telefono e identificai una candela con dei fiammiferi affianco. La accesi e spensi il telefono, riponendolo nella tasca inferiore dello zaino.

Mi feci strada fino ad un’altra porta, piu? buia e anche molto strana.

Avvicinai lo sguardo e notai che c’era qualcuno che mi stava guardando. Non potei fare a meno di urlare dalla paura e, stranamente, la misteriosa faccia fece lo stesso. Iniziai a correre inciampando diverse volte e facendo cadere la candela rompendola. Mi procurai un graffio al braccio e iniziai a dimenarmi dal dolore. Qualcosa mi tocco di nuovo e mi sentii sollevare da terra.

 

Quando riaprii gli occhi mi ritrovai sempre nella stessa stanza, questa volta piu? illuminata. Ci misi un po’ a decifrare gli oggetti intorno a me ma quando mi ripresi del tutto, spalancai gli occhi e mi ritrovai circondata da 5 cinque ragazzi mai visti prima, che sembravano tutti spaventati.

Mi alzai di colpo in piedi ed estrassi uno spray al peperoncino dalla tasca dei miei jeans. – non vi conviene uccidermi- dissi loro con la mano destra tremante che reggeva la bomboletta.

Una ragazza con i capelli raccolti in una lunga treccia avvolta il piccoli fiori rosa si avvicino? lentamente. – noi non vogliamo ucciderti- mi disse.

Poi in una frazione di secondo agito? le dita da qui spuntarono delle radici che avvolsero la bomboletta e la spinsero oltre il bancone. Non potevo credere ai miei occhi. Come ha potuto fare tutto cio??

– Ti vedo stupita. Non hai paura di noi?Non hai paura di cio? che dicono gli altri? - mi disse un ragazzo dal ciuffo biondo.

– Se dicessi di si? mi ammazzerai?

- Lukas non farebbe male a nessuno, e comunque mi sembri un po’ caldina, vuoi un po’ di acqua fresca?

La ragazza davanti a me, una bruna dai grandi occhi verdi, sembrava abbastanza convinta. Prese un bicchiere, lo riempi? d’acqua e con un movimento leggero dell’indice fece apparire dei cubetti di ghiaccio.

– Tanto io so cosa siete. Siete persone normali, pero? allo stesso tempo speciali- dissi cercando di sembrare simpatica.

–Finalmente una che capisce- disse la “ragazza dei fiori” – la gente ha paura di noi- disse un ragazzino con le lentiggini.

La “ragazza dei fiori” gli diede una gomitata. – non ascoltarlo! Comunque io sono Fiona. Lui e? Lukas e lui e? Thomas, mio fratello. Lei, invece e? Skylar e lui suo fratello Mark, il piccoletto del gruppo.

Tutti sorrisero e io sorrisi a mia volta. Pero? si vedeva che era un sorriso ironico. Skylar fece un grande sospiro e poi disse alzando la voce:

– Oh,andiamo! La gente ormai crede solo alle proprie orecchie. Non guarda come stanno veramente i fatti. E probabilmente lo stai facendo anche tu adesso. Siamo tutti abituati a sentire parlare di bambini “speciali” che parlano velocemente, che riescono a risolvere problemi matematici in pochi secondi. E sono sicura che anche tu avrai speso almeno 3 ore della tua vita a guardare i loro video a riguardo su YouTube. Ma noi, dove ci mettono? La gente e? troppo pigra per scoprire il mondo e i suoi misteri. Noi, forse siamo la personificazione di cio? che viene trascurato. Quanta gente non rispetta la natura o spreca l’acqua. Forse neanche esistiamo.

- Certo che esistete. E? stato il destino a portarmi da voi.

Skylar sorrise. Forse ancora ironicamente, ma non ne ero sicura.

– Perche? non venite nella mia scuola?

I 5 si guardarono.

– Non potremmo mai, ma magari un giorno si?, non si sa mai. Pero? sarebbe un sogno.

– Anche per me sarebbe un sogno, non vado d’accordo con molte persone. Mi considerano strana.

- Non sei strana- disse Fiona – è solo che hai un modo diverso di pensare dal loro.

- Fiona ha ragione. Non sei strana. Ma molto coraggiosa- mi disse Lukas.– in che senso?-

- Nel senso che sei stata l’unica ad avere il coraggio di diventare nostra amica.

 

Ore 8 del mattino.

Mi svegliai di colpo e mi accorsi che era tutto un sogno. Perche? avere amici come loro deve essere solo un sogno? Era tutto cosi? confuso, ma allo stesso tempo cosi? meraviglioso da ricordare. Si, ricordare a me stessa che La gente e? troppo pigra per scoprire il mondo e i suoi misteri. Io non lo saro? di certo.

 

Di Sara Dedja

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