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Junior reporter, il Prescelto, la spada elementale e il drago Ignis

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Junior reporter, il Prescelto, la spada elementale e il drago Ignis
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Nella storia del focusino Andrea si intrecciano le avventure di un ragazzo che si trova in un mondo fantastico da salvare, del suo drago, di un mago buono, di un mago cattivo e di tanti altri personaggi

Aprì gli occhi e non ero più nella mia stanza ma sdraiato su un prato verde circondato da… unicorni!
L’ultima cosa che ricordavo era uno strano signore che mi puntava contro un bastone e poi… tutto nero!
Ero ancora un po' stordito e quindi andai verso un laghetto lì vicino per sciacquarmi la faccia e vedere il mio riflesso sull'acqua: ero vestito da battaglia con una spada legata alla cintura e uno scudo messo a mo’ di zaino sulla schiena...
Effettivamente mi sentivo un po' appesantito, ma credevo che fosse per la pasta alla carbonara mangiata a cena...

Apparvero improvvisamente tre uomini a cavallo che, dopo avermi disarmato mi portarono in una cittadina medievale che secondo un cartello si chiamava "Arumtukchan".
Arrivammo in un castello imponente fatto di una strana pietra che cambiava colore passando da una sfumatura di blu ad un’altra; le torri di guardia erano sorvegliate da arcieri tranne quella centrale dove c'era una balista e il portone era di legno verde. Dentro i pavimenti erano in marmo e alle pareti erano appesi arazzi che sembravano vivi.
Camminammo fino ad una stanza circolare con al centro un trono su cui era seduto un uomo barbuto vestito da re del medioevo; robusto, il viso solcata da qualche ruga e una postura nobile ma severa, aveva però un sorriso gentile.
Al suo fianco c’era lui: il tizio che mi aveva sorpreso di notte e portato li.
- Benvenuto ad Arumtukchan. Sei stato portato qui per compiere una missione - disse il re
- Questo posto è fantastico e in più mi offrite di andare a compiere una missione cavalleresca; è troppo bello, quindi dov’è la fregatura? -
- Ah ah ah ah ah-  sia il re sia “Il mio caro amico” risero.
- Non c’è nessuna fregatura; tu sei il prescelto. Infatti, hai già con te la magica Spada Elementale. Il malvagio Umbras ha catturato i cinque elementali, tu dovrai liberarli e poi sconfiggere Umbras. E comunque io sono il mago, guardiano, Luxas - disse il mago.
- Boris e Magnus ti accompagneranno alla scuderia dei draghi – concluse infine infine il re.

Quando entrai nella scuderia rimasi a bocca aperta; c’erano draghi di ogni forma e dimensione, ognuno con una sfumatura di colore differente,

chi con le piume, chi con le spine, chi con le squame; insomma c’erano draghi per tuti i gusti.

Boris mi spiegò che quella era la parte più importante per ogni cavaliere perché doveva scegliere il proprio drago, ma non solo il cavaliere doveva scegliere il suo drago, ma anche il drago doveva scegliere il cavaliere.
Stavo per avvicinarmi a un drago con la pelle blu oltremare quando lo vidi in fondo alla scuderia: era il drago perfetto. Il suo corpo era rosso cremisi, le ali esternamente erano come tutto il corpo e internamente erano gialle, aveva due corna bordeaux sulla fronte e gli occhi andavano dal rosso vermiglio al giallo acceso.
Avvicinandomi feci un rumore improvviso e tutti i draghi si voltarono verso di me compreso il drago cremisi; come leggendomi nel pensiero mi caricò (okay, bel modo per fare amicizia) ma io lo schivai e impugnai la spada. Non volevo fargli male, ma non volevo neanche farmi male io!
Gli saltai in groppa aggrappandomi alle sue corna e, per una decina di minuti provò a disarcionarmi buttandosi a terra (sono quasi sicuro di essermi rotto le costole).
Dopo essere balzato giù mi misi di fianco a lui e gli grattai prima il collo e poi la pancia; mi aspettavo di vedere una fiammata, ma invece non successe nulla, anzi il drago sembrava apprezzare. Dopo qualche altra grattatina uscii dalla scuderia con il mio nuovo drago.

Quando Boris mi vide rimase a bocca aperta: - tu hai domato lui? -
- Ehm sì, perché, è un problema? – dissi io.
- Lui è il più feroce, testardo e pericoloso drago che abbiamo qui nella scuderia - disse Boris
Dopo qualche secondo, Boris si ricompose: – Bene prescelto, prendi il tuo drago e vai al Capo di Volo - disse.
Il Campo di Volo era una specie di cortile, senza erba e grande circa come due campi da calcio professionali; al centro c’era un signore con al suo fianco un drago dal corpo verde acido e le ali blu cristallino, sopra il drago era posizionata una sella.

Boris mi spiegò che quello era Nigel,
l’istruttore di volo su drago.

- Benissimo prescelto, tu ed Ignis oggi inizierete l’addestramento di volo – disse Nigel.
Quando montai in groppa al mio drago e poi mi innalzai in cielo mi sentii libero e quello fu uno dei momenti più belli della mia vita (se quello fosse stato un sogno non avrei voluto essere svegliato).

Dopo l’addestramento di volo Luxas mi convocò a palazzo nel suo ufficio.
-Ti volevo parlare della tua spada - mi disse il mago.
Allora la estrassi dal fodero e la osservai meglio: era stupenda. Il manico in ebano nero faceva da contrasto alla lama forgiata con uno strano metallo che sembrava un misto di ferro e argento, ma era più leggera del ferro e tenendola in mano capii che era molto più resistente dell’argento; poi notai che fra l’elsa della spada e il guardamano vi era una strana pietra bianco avorio.
- Cos’è questa pietra? – chiesi a Luxas
- Ti volevo parlare proprio di questo: tu sei il prescelto dalla Spada Elementale; la spada che ora tu impugni ha dento di sé il potere dei quattro elementi: fuoco, acqua, aria e terra. Poi, oltre la magia degli elementi c’è anche la magia della luce e quella dell’oscurità. Come ti ho già detto il tuo compito sarà quello di liberare i quattro elementali, ogni volta che ne libererai uno quello ti darà accesso al suo potere tramite la spada e quando li avrai liberati tutti dovrai sconfiggere Umbras. -

BOOM!

Ci fu un ‘esplosione fortissima e dal tetto apparve un uomo con addosso una tunica nera. Ancora un po’ stordito capii che quello era Umbras; subito gli balzai addosso, ma all’improvviso mi bloccai a mezz’aria avvolto da un’ombra.
- E così è questo il prescelto di cui tutti parlano - disse lo stregone con una voce tagliente, ma al tempo stesso profonda.
- Banale - continuò Umbras e poi mi scaraventò in cielo.
Stavo per toccare terra quando sentii una stretta sulle spalle, guardai in su e vidi che Ignis mi aveva preso al volo; salii in groppa al drago e lo ringraziai con delle pacche sul collo.
Quando mi voltai trasalì e per poco non caddi dal drago per lo stupore di quello che stavo vedendo.
Un fulmine dorato stava sfrecciando verso di me, colpì il castello e poi vidi tutto nero (di nuovo).

Quando riaprii gli occhi ero su una collina lontano dal castello, Ignis era al mio fianco e io non riuscivo a togliermi la visione del castello dalla testa: non solo era distrutto, ma era circondato da un vortice di oscurità; al centro del vortice si vedevano fulmini oro e neri che si scontravano tra loro e si capiva che l’oscurità stava vincendo.
Spronato dalla rabbia mi misi in groppa a Ignis e partii in cerca degli elementali.
Pensai di cercarli nei loro “ambienti naturali” e visto che ero in groppa al mio drago decisi di iniziare dall’elementale dell’aria.
Dopo due giorni di volo vidi una nuvola un po’ troppo grande per essere naturale, mi avvicinai e vidi che non era una nuvola ma una specie di fortezza volante.
Provai a mettere un piede sulla fortezza di nuvole e con mia grande sorpresa il mio piede non sprofondò e la struttura sembrava solida.

Allora scesi da Ignis e gli dissi di aspettarmi all’entrata; lui come per risposta si sdraiò sulle nuvole (non so se avesse capito o se fosse stanco per il lungo volo senza soste).
Arrivato all’entrata della Fortezza dell’Aria vidi che il portone era aperto e che al centro vi era riposta una gabbia con all’interno

una specie di elfo dai lineamenti legnosi e dai capelli verdi e folti.

All’inizio non capii ma poi compresi: Umbras non aveva imprigionato gli elementali nei loro habitat, ma dove quelli si sentivano peggio; quindi quello era l’elementale della terra.
Mi stavo avvicinando di soppiatto, quando un enorme drago azzurro cristallo sbucò da un’ombra e iniziò a ruggire.
Schivai uno sbuffo d’aria del drago e poi saltai come non avevo mai fatto prima; mi arrampicai sulla bestia e arrivatogli sul collo gli conficcai la spada poco sotto la testa. Dal taglio non fuoriuscì sangue ma una vampata di aria talmente forte che mi scaraventò in cielo e poi sul pavimento della fortezza.
Voi direte che visto che erano nuvole non mi feci niente, invece quelle “nuvole” erano dure come il marmo.
- Grazie prescelto - disse lo spirito della terra con una calma tale che sembrava gli avessi portato lo zucchero per il tè.
Allora rifoderai la spada e per poco non svenni: ero stanco morto, avevo fame e sete (forse era perché non mangiavo e non bevevo, se non una bottiglietta d’acqua che mi ero trovato in tasca) in più ero dolorante dappertutto. Allora capì che la spada oltre a possedere i poteri degli elementi mi dava anche forza se la tenevo in mano. Provai a toccarla, ma non successe nulla, capì che mi infondeva forza solo per un periodo di tempo limitato.

Come leggendomi nel pensiero l’elementale mi porse una mela.
- Grazie - gli dissi io e la morsi; subito gran parte della fame e della sete passarono e le ferite meno gravi fecero meno male; all’improvviso dove prima c’era il segno del mio morso la mela si ricompose per magia. Alzai la testa per ringraziare lo spirito della terra, ma quello era scomparso.
Quando arrivai da Ignis feci mangiare anche a lui la Mela della Guarigione e dalla sua espressione capii che anche lui si sentiva meglio.
Arrivato a terra mi ricordai che ora la spada aveva acquisito il potere della terra; puntai la spada verso il terreno e pensai intensamente di creare un albero, mi concentrai così tanto che credo che sognerò alberi per qualche giorno.
Dopo pochi minuti, la pietra della spada passò dal bianco al verde e

all’improvviso spuntò una piantina che iniziò a crescere finché divenne un albero.

Poi ripensai al castello in pericolo e allora mi rimisi in marcia cercando la foresta più grande e rigogliosa del regno: Viridicorde. La sorvolai finché non vidi un albero che sembrava molto più grande di tutti gli altri; più mi avvicinavo e più quello si ingrandiva.
Lasciato il drago sulla chioma dell’albero, scesi a terra, vidi dei cerchi concentrici sulla corteccia e in uno di questi cerchi un buco grande all’incirca come una mela.
Presi la mela magica che l’elementale della terra mi aveva donato e la inserii nel foro; subito linee verdi clorofilla si diramarono dalla mela fino a riempire tutto l’albero e apparve quello che sembrava un portone che si aprì con un tonfo sordo.
L’interno dell’albero era strabiliante, quasi come il palazzo del Re di Arumtukchan: le pareti di quercia levigata mentre il pavimento in mogano; sul soffitto vi erano liane da far invia a Tarzan e al centro era posizionata una gabbia con all’interno

una ragazzina con i capelli voluminosi color azzurro ghiaccio che lievitava a gambe incrociate.

Mi stavo avvicinando quando sentii un urlo seguito da suono come di tamburi; alzi gli occhi e vidi una specie di gorilla enorme appoggiato alle liane che era due volte più grande di un gorilla adulto; ai polsi e alle ginocchia portava scudi di corteccia, al petto portava uno strano pendente con simboli runici.
Qualche secondo dopo quella belva gigante si spostò da liana a liana fino ad arrivare a terra; non feci in tempo ad estrarre la spada che il gorilla mi sferrò un pugno nello stomaco e mi sbalzò contro le pareti.
Riuscivo a malapena a respirare e stavo per perdere i sensi, ma riuscii a rimettermi in piedi, a fatica, ed estrassi la spada dal fodero. Subito mi sentii invadere di energia: era la spada che aveva ripreso il suo potere e me lo stava infondendo.
Urlai e andai contro al gorilla che mi prese e mi lanciò in aria; io, pronto di riflessi, mi aggrappai ad una liana. Li appeso pensai che nel cuore della foresta la magia della terra sarebbe stata più potente; impugnai la spada e la puntai contro il gorilla.
Subito scaturì una raffica di pietruzze aguzze che colpirono la bestia come proiettili. Una delle pietre colpì il pendente del gorilla e lo distrusse; a quel punto il mostro esplose creando germogli e arbusti su tutto il pavimento di mogano.
Corsi a liberare l’elementale dell’aria; dopo aver spezzato le catene che aveva ai piedi, mi ringraziò e scomparve in una nebbiolina leggera.

Appena uscii dall’albero-fortezza, mi apparve davanti l’immagine di Luxas: – Prescelto, come sta andando la missione? -
- Ho appena liberato il secondo elementale - dissi io ancora un po' sbigottito.
- Bene ora, se non l’hai ancora fatto, raggiungi presto la fortezza infuocata nel deserto di Flamayne - mi esortò il mago.

BOOM BOOM!

Si sentì un’esplosione.
– Oh, no ci hanno scoperti - e all’improvviso l’immagine di Luxas scomparve.
Dopo quattro giorni di viaggio, arrivammo ad un villaggio nel deserto dove andai a riposarmi qualche ora in una locanda. Stavo per fare una doccia quando mi accorsi di avere uno strano oggetto in tasca: era un globo al cui interno vorticava un piccolo tornado e capii che quello era il dono dell’elementale dell’aria.
Io ed Ignis finimmo di rifocillarci e partimmo per la Fortezza di Fuoco: si ergeva in lontananza nel deserto come una rocca fortificata i cui muri erano fatti di una strana sabbia rossa che cambiava sfumatura in base alla posizione del sole.
Al nostro ingresso la temperatura si innalzò e sembrava di essere dentro ad un forno acceso; al centro della stanza vi era un acquario della grandezza di una piscina per bambini e immerso vi era

un ragazzino con la coda da pesce.

Quello era l’elementale dell’acqua, ma non era solo: incatenato al soffitto c’era

una fiamma dal contorno umano

(tipo la torcia umana dei fantastici 4) e di fianco un drago grande circa il doppio, se non addirittura il triplo, di Ignis.
Capì che quella specie di fiamma era l’elementale del fuoco e quella belva a fianco si stava alimentando con la sua energia.

Ancora stupito e terrorizzato, spronai Ignis a combattere.
Tutto accadde molto velocemente: la belva si girò sputando un vortice di fuoco che il mio drago riuscì a schivare e in seguito riuscì ad affondare gli artigli nella sua carne.
Però il mostro si riprese in fretta e colpì Ignis con la sua coda: io ed il mio fedele aiutante andammo a terra.
Il nostro avversario si avvicinò con la bocca spalancata pronto a divorarci, ma io fui pronto di riflessi: presi il globo vorticante dalla tasca e glielo lancia in gola. Il drago, a quel punto, cominciò a girare su se stesso fino ad esplodere liberando una vampata di calore simile ad un incendio.
Andai a liberare l’elementale dell’acqua e quello del fuoco che scomparvero lasciando a terra un mantello ignifugo e una strana boccetta con all’interno un liquido cristallino e sopra aveva un’etichetta con scritto “per le emergenze”.

Indossai il mantello e mi misi la boccetta in tasca.
Quando uscii dalla Fortezza, mi apparve un’immagine ma non era quella di Luxas: era Umbras.
-Vedo che sei riuscito a liberare i quattro elementali, ma non riuscirai mai a sconfiggermi, vieni qui al castello ed arrenditi altrimenti…- l’immagine cambiò e vidi Luxas e il Re sospesi sopra un calderone pieno di un liquido verdastro che ribolliva.

Sapevo che era una trappola; i cattivi fanno sempre così!

Dovevo andare!
Risalii in groppa ad Ignis e partì per Arumtukchan.
La città non era come me la ricordavo: un alone di oscurità veleggiava ovunque, i mercanti tenevano le botteghe chiuse, le porte e le finestre di ogni casa erano sprangate. Alcune guardie erano state fatte schiave, altre si erano unite ad Umbras.
Ma non era quella la cosa più terrificante: le porte blu del castello erano diventate da blu a nero pece, tutto era avvolto in una nebbia vorticante di oscurità. Il buco provocato nel tetto da Umbras era ancora lì. Sarebbe stato troppo facile passare da lì… quella era la trappola!

Lo stregone si aspettava la mia visita ed io avevo un piano. Scesi da Ignis e gli dissi di iniziare a sputare fiammate per distrarre le guardie; quindi utilizzai la magia dell’aria per volare piano ed in silenzio, ma non entrai dal tetto: con la magia della roccia feci un buco nel muro ed entrai da lì.
Grazie alla mia solita fortuna mi ritrovai nelle segrete che erano piene di guardie: inizia a combattere utilizzando la magia del fuoco per far fiammeggiare la mia spada; stese le guardie liberai i prigionieri, facendo vedere loro la via di fuga.
Io raggiunsi la sala principale dove Umbras controllava tutto.
- Bene bene bene - disse lo stregone - guarda un po' chi ci ha raggiunto. -
- Umbras, libera subito Luxas ed il Re oppure ti rimanderò da dove sei venuto - dissi io.
- Umm, no - rispose il mago malvagio - di addio al tuo drago - detto questo lanciò un fulmine oscuro che colpì e fece crollare Ignis.
A quel punto l’ira divampò nel mio petto e utilizzai tutti quattro gli elementi quasi contemporaneamente: stordii Umbras con un getto d’acqua, poi volai in aria e con la magia del fuoco gli andai addosso, protetto da uno scudo di rocce.

Umbras si riprese velocemente dallo stordimento ed evocò una specie di ascia a doppia lama fatta di oscurità. Nei minuti che seguirono lo stregone continuò a parare i miei attacchi ed io a schivare i suoi, finché, stanco, fui troppo lento e lui mi colpì di piatto con la sua ascia: provai una sensazione di freddo e vuoto nel punto in cui la lama mi aveva toccato e caddi a terra.
Il mago iniziò a ridere e disse - Vedi non hai la stoffa per sconfiggermi, sei solo un ragazzino. -
A quel punto ripensai a Ignis morto e, spinto da quel ricordo, con un ultimo sforzo piantai la spada nel terreno: con la magia della terra creai una voragine che risucchiò Umbras prima di richiudersi. Fatto questo svenni.
Mi risveglia di soprassalto in camera mia. Erano circa le tre di notte: se fosse stato tutto un sogno. Mi accorsi di avere uno strano pendente al collo.
Continuai la mia vita normalmente, finché qualche mese dopo, mentre stavo guardando la tv il pendente cominciò a brillare...
Fine?

Andrea