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junior reporter, IL NEGOZIO DEGLI OGETTI STRANI DEL SIGNOR BRNFF

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junior reporter, IL NEGOZIO DEGLI OGETTI STRANI DEL SIGNOR BRNFF
Ipa agency

La focusina Bianca ci racconta la storia di un fantastico negozio che vende solo oggetti assolutamente inutili e del suo proprietario

Il bazar di Nuova Delhi era un bellissimo guazzabuglio dei più diversi tipi di bancarelle e negozi. Nella parte dedicata al cibo c’erano montagnole di spezie variopinte, che emanavano odori fortissimi e dolci ciambelline rotonde che grondavano crema al cacao e zucchero appiccicoso.
Ai lati delle strade, piccole bancarelle vendevano frutta e verdura arrotolata nei giornali e piante esotiche dentro rozzi vasi di terracotta rossa.
C’erano anche bancarelle per artisti, piene fino al soffitto di tempere in panetti granulosi, grandi tele candide e pennelli di setole di porco.
Vi erano molti negozi interessanti, ma il migliore in assoluto era posseduto dal signor Brnff e si chiamava “Il negozio degli oggetti strani”.

A voler essere precisi, non era un vero negozio.

Ogni mattina Brnff arrivava alla stessa ora, piantava quattro pali per terra, ci stendeva sopra un telo e si sedeva dietro alla sua mercanzia. Però c’è da dire che neanche le cose che vendeva erano esattamente oggetti.

Ad esempio, vendeva libri senza parole, colla che non attaccava, cucchiai senza fondo, sedie senza gambe e qualsiasi cosa possibile, ma erano tutti, senza eccezione, oggetti inutili.
Spesso gli dicevano: “Come fai a guadagnarti da vivere con queste merci? Finirai a dover chiedere l’elemosina se non cominci a vendere oggetti utili!”. Lui però non ci badava e continuava, testardo come un mulo, a vendere le stesse identiche cose.
A volte qualche turista comprava un articolo, ma erano i bambini ad amare il negozio più di tutti. Arrivavano a gruppi, con le monetine tintinnanti nelle tasche, e si divertivano con gli strani oggetti.
I loro genitori non capivano cosa ci trovassero in quel mercante, ma come potevano capire? Per i bambini le cose che vendeva il signor Brnff non erano solo semplici oggetti, ma ogni cosa potesse passare loro per la testa.

Un giorno un ragazzino di cinque anni andò di mattina presto al negozio degli oggetti strani, domandando al venditore un paio di lenti e un pezzo di legno spalmato di cera (anche se non sembrava inutile, era effettivamente impossibile farlo bruciare).
Appena tornato a casa iniziò a scavare il ciocco di legno con un temperino che si era procurato chissà dove e la madre, per quanto si arrovellasse, non riuscì a capire cosa diavolo stesse facendo il figlioletto. Qualche giorno dopo, quando lei uscì per una commissione, il bambino mise in atto il suo piano. Prese le lenti e le inserì alle estremità di quello che era diventato un tubo cavo. Dopo averle fissate a dovere, si rigirò soddisfatto tra le mani il suo nuovo cannocchiale.

Chiamò quindi la sorella, una ragazzina di appena otto anni, e i due andarono nel cortiletto della casa. La bambina salì su un secchio di latta capovolto e il fratello le si issò sulle spalle. Il bimbo era a circa una spanna di distanza dal margine del basso tetto della casa. Spiccò un salto e riuscì ad artigliare una tegola. Aggrappandosi anche con l’altra mano, riuscì a salire sul tetto, dove si mise tranquillamente a sedere a gambe incrociate, per poi iniziare a scrutare il cielo col cannocchiale. Dieci minuti dopo chiamò la sorella dicendo di voler scendere. Lei, però, non poté fare niente, perché in quel preciso instante la mamma piombò loro addosso come un falco pellegrino quando insegue un topo in un deserto.

“Cosa diavolo facevi lassù?!? Potevi cadere e sfracellarti!” Quindi prese l’orecchio del bimbo con la mano destra e con il braccio sinistro bloccò la figlia sotto al mento e, così combinati, li trascinò dentro casa. Mandò la figlia nell’altra stanza e, fissando il bambino negli occhi, gli chiese: “Allora, esigo una risposta. Subito.” Lui aprì la bocca e disse, con la calma di chi sta parlando di una partita di calcio: “Cercavo nel cielo una nuvola che ti somigliasse, mamma. Il signor Brnff mi ha detto che alle nuvole piace guardare gli uomini sotto di loro e assumerne la forma, sai, per fare loro piacere".

Come avrete sicuramente capito, Brnff era un po’ il simbolo del Bazar e tutti a Nuova Delhi lo conoscevano per nome o di vista e ognuno ci aveva parlato almeno una volte nella propria vita. Così,

quando sparì tutti ne furono sconvolti.

Gli altri mercanti lo cercarono in tutto il Bazar, andarono al tempio e uno si spinse fino a un villaggio dall’altra parte delle montagne, ma non ci fu verso di trovarlo.
Diversi anni dopo, uno dei commercianti si trasferì con la moglie e la figlia di sette anni in America, dove un parente gli aveva offerto un lavoro. L’uomo e sua moglie si erano appena sistemati nella loro nuova casa, quando la bambina piombò nel soggiorno come un uragano: “c’è un fantastico negozio di giocattoli nella piazza con l’obelisco, ti prego papà, portami lì!”.
L’uomo tentennò un po’ ma alla fine si lasciò convincere. La bambina lo condusse alla piazza tirandolo per un braccio, fermandosi solo davanti a un negozietto a un piano con una bella insegna verde con scritto: “Il meraviglioso mondo dei giocattoli”.

Attraverso la vetrina si vedeva un uomo alla cassa. Era alto, portava una maglietta bianca e un paio di pantaloni rossi ed era di spalle. Quando l’uomo e sua figlia entrarono, la campanella posta sopra alla porta emise un tintinnio argentino e l’uomo alla cassa si girò. Un instante dopo i due uomini si guardavano attoniti, mentre la bambina li squadrava con un ghigno sornione dipinto sulla faccia.“Tu!” disse l‘uomo con i pantaloni rossi, “Sì, io in carne ed ossa. Ma tu dov’eri Brnff, ti credevamo morto!” rispose il padre della bambina.

“E’ una storia molto lunga", spiegò Brnff. "Molti anni fa ero al Bazar a vendere le mie cose come al solito, quando, ad un certo punto, mi passò accanto un bambino. Lo salutai e gli dissi: “Ehi bimbo, cerchi dei giocattoli? Vieni, ho quello che fa per te”. Era curioso e venne a vedere ma poi mi disse: “non li posso usare questi cosi”. “Certo, sono miei oggetti inutili!” replicai io stupito. Il ragazzino mi fissò dritto negli occhi, poi parlò e quando ripenso alla sua voce sento ancora un coltello nel fianco.

“Al mondo serve gente seria, non sciocchi che giocherellano con gli oggetti inutili”.

Quindi, rapido come era venuto, se ne andò. Ero sconvolto: quel ragazzino parlava come molte persone che avevo incontrato in passato, ma erano tutti adulti! Raccolsi le mie cose e andai diretto a casa. Rimasi a lungo incerto sul da farsi, poi decisi di partire. Feci le valigie e venni dritto qui, dove per due mesi lavorai in un ristorante. Finché, una sera, trovai un pacchetto in fondo alla valigia. Non mi ricordavo tutto ciò che ci avevo messo, perciò lo aprii. Dentro c’erano diversi pezzetti di una corda, uno dei miei oggetti. A quel punto capii: un bambino è solo un bambino, quindi, se a tutti gli altri piacciono i miei oggetti e a uno soltanto no, perché devo metterli da parte? Poi ho aperto questo negozio e allora i miei oggetti, che erano assopiti, hanno ripreso vita!”.

Brnff stette zitto per qualche secondo, poi disse dolcemente: “Tuo padre è mio amico ragazzina, la prima cosa che ti darò è gratis.” Si tirò fuori dalla tasca dei pezzi di una vecchia corda grigia e li porse alla bambina.
Lei li squadrò per alcuni attimi, poi li intrecciò fino a creare la forma di un uomo. Lo pose davanti alla faccia del padre e disse: “è il signor Brnff!”.
Detto questo, si avviò ridendo tra i corridoi del negozio.

Bianca

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