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junior reporter, il bambino che aveva paura

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junior reporter, il bambino che aveva paura
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Il focusino Riccardo ci racconta la storia fantastica di un ragazzino alle prese con pericolosissimi mostri e con una casa infestata dagli spiriti

Sembrava tutto tranquillo fino a quando non si sentì quel cigolio.
I genitori lasciavano il ragazzino a casa tutto il pomeriggio e lui, appena andavano via, sentiva sempre quel rumore: “Gni, gni”.
Un pomeriggio, nel silenzio, iniziò e fare i compiti ma, dopo poche minuti, sentì quel rumore che proveniva dal muro. Spaventato chiamò la nonna e lei venne subito.
Appena la donna entrò in casa i rumori cessarono come se il rumore avesse paura degli adulti.
Il giorno dopo il bambino sentì dei passi accompagnati da quel rumore diventato ormai solito della casa, cominciò a urlare e la vicina di casa accorse subito.
La mamma decise di mandarlo dallo psicologo, ma il bambino non volle.
Passarono anni e il bambino divenne ragazzo.

Il ragazzo non voleva più stare a casa da solo

Dopo anni però un giorno la nonna era via e i genitori erano al lavoro e lui si trovò a casa da solo.
Oltre ai vecchi rumori sentì una inquietante cantilena che faceva: “Na na na na na na na na na”.
Subito ricordò una scena del film del terrore Shining che un suo amico gli aveva raccontato a un pigiama party e, senza indugio uscì di casa per prendere la bici ma quando si voltò lo vide.

Il primo mostro: lo Slender Man
Sembrava un uomo ma con la faccia bianca, come avvolta da un manto con e il vestito classico degli uomini d’affari (camicia bianca, gilet nero e cravatta) e lunghe braccia e gambe.
All’inizio sembrava innocuo ma, quando aprì la bocca e mostrò tutti i denti uno sopra l’altro, il ragazzo cambiò idea.
Il mostro disse: “Tic, toc! L’ora è. Per la morte del ragazzo…”
Il ragazzo si precipitò a casa dell’amico che gli disse che è tipico degli Slender Man non uccidere ma spaventare per cui restarono svegli tutta notte e, col binocolo e il telescopio, per avvisare il territorio circostante.
Dopo ore di attesa avvistarono un'altra creatura.

Il pagliaccio
Quando quella si girò l’amico vide il volto inquietante di un pagliaccio con del sangue che gli colava dalla bocca.
Aveva un vestito bianco (sembrava rinascimentale) con grandi bottoni rossi impregnati di sangue e occhi penetranti, gialli, accesi e ipnotici.
Il pagliaccio girava in tondo ballando il classico ballo dei clown.
Solo alle 5.00 del mattino il pagliaccio finalmente smise di eseguire quella inquietante danza.
Era l’alba e il pagliaccio scomparve nel nulla, come se non fosse mai esistito.
I ragazzi tirarono un respiro di sollievo.
Improvvisamente si risentì il cigolio e i due iniziarono a tremare.

Il diavolo in terra
Quando il giorno dopo il ragazzo tornò a casa da scuola e posò la bicicletta vide un altro essere mostruoso: un diavolo.
Un mostro ricoperto di pelliccia con lunghe corna nere sulla testa e grossi artigli lunghi quasi una spanna.
Il ragazzo, terrorizzato, cominciò ad urlare e il mostro subito corse via come se non volesse essere visto da nessuno.
Il suo amico cercò su internet e scoprì che

il mostro si chiamava Krampus.

L’amico disse anche che per sconfiggerlo bastava esorcizzarlo e così fecero i due.
Passò un mese e il ragazzo pensò che fosse tutto finito (con la faccenda dei mostri) ma si sbagliava.
Un giorno infatti arrivarono a casa la mamma e la sorellina del ragazzo con due bambole di pezza regalate per il compleanno.

La bambola
Per tenerle d’occhio, in caso fossero maledette, il ragazzo andò in garage e prese una delle vecchie trappole che suo padre usava quando andava a caccia, ci ficcò dentro le bambole e chiuse la gabbia con un lucchetto.
Dopo poche ore i due ragazzi, finito di fare i compiti, videro che la gabbia era aperta e si interrogarono a vicenda per sapere se avessero chiuso bene la serratura ma poi si ricordarono delle telecamere che la madre aveva installato per tenere d’occhio la sorella del ragazzo che molte volte usciva di casa di nascosto. Guardando i filmati rimasero a bocca aperta: le bambole si erano mosse da sole e avevano aperto la gabbia davanti ai loro occhi senza che loro se ne accorgessero.
Il ragazzo guardò tutte le telecamere e scoprì che le bambole stavano camminando in camera sua e quindi decise di intrappolarle ma la telecamera si oscurò come se avesse perso il segnale e quando la luminosità tornò normale le bambole erano sparite.
Erano scomparse.
Non c’erano più tracce.
Quando la sorella tornò a casa la sera aveva in mano le due bambole e spiegò che le aveva sempre tenute con se.

Il giorno dopo ricominciarono ad osservare le due bambole ancora chiuse in gabbia.
Le bambole per 4 ore non si mossero poi però gli occhi diventarono, da neri che erano, rossi e così le bambole potevano muoversi ma i ragazzi questo non lo sapevano.
Anche la bocca intanto era cambiata, da una bocca piccola e sottile era diventata terrificante con denti grandi come un mignolo mentre gli occhi minacciavano azioni molto brutali e barbariche.
L’amico si ricordò ad un tratto del film “Annabelle” e andò a cercare informazioni sulle bambole possedute. Per sconfiggerle bastava solo una croce di legno benedetta che posizionarono difronte alle bambole per farle scomparire in una piccola nube di fumo.
I ragazzi si calmarono e poterono tirare un respiro di sollievo.
Passarono mesi e il cigolio non si sentiva più ma, un giorno mentre facevano i compiti, sentirono diversi passi pesanti come se un omone in stivali stesse camminando sul bellissimo pavimento in legno.
I due ragazzi avevano già sentito parlare di alcuni avvistamenti di persone vestite di nero.
che apparivano solo nell’oscurità.
Nel pomeriggio i due ragazzi andarono a fare un giro in bici e si resero conto che un’ombra li seguiva.

Tavola Ouija
Per risolvere il mistero che li minacciarono scoprirono su internet un oggetto molto particolare chiamato Tavola Ouija che serviva per comunicare con gli spiriti e, grazie alla quale scoprirono l’esistenza di una entitá chiamata Boiarona.

Boiarona era una strega

con il potere di intrappolare le anime delle persone nelle noci.
Il ragazzo rifletté e arrivò ad una conclusione: era la casa ad essere infestata.
Scoprì che avevano acquistato la casa ad un prezzo basso perché li c’erano stati omicidii, suicidi e avvenimenti paranormali.
I ragazzi parlarono con la mamma che capì tutto perché anche lei aveva usato la tavola Ouija da giovane insieme ad una sua amica.

La sensitiva
La mamma voleva aiutarli e l’unica cosa che potevano fare era quella andare da una sensitiva.
La donna era magra e bassa e indossava molti mantelli di lino che le coprivano la faccia.
La casa non era particolarmente arredata ma la sensitiva conosceva già i loro nomi e la loro storia.
La sentiva tirò fuori le sue carte secondo le quali per far finire la maledizione era necessario bruciare la tavola Ouija.
Ma c’era un problema: la tavola era già bruciata.
Bisognava bruciarla di nuovo?
Questo non si sa e non si saprá mai.
I due amici e la mamma scomparvero nel nulla una volta presa la tavola Ouija.
In quella casa rimasero il padre e la figlia che scomparvero anche loro.
Indovinate?

Avevano toccato la tavola Ouija.

Quella non fu l’unica sparizione di persone nella casa.
Ogni volta che una famiglia si trasferiva in quella casa trovava la tavola e scompariva nel nulla.
C'è chi dice che siano morti e c'è chi dice che siano andati in un’altra dimensione.
Non si sa.

Riccardo