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Intervista al regista Giuseppe Bianchi

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Anita, una junior reporter di Focus Junior, ha intervistato Giuseppe Bianchi, regista di Bake Off Italia e di molti documentari.

Giuseppe Bianchi, regista di Bake Off Italia, in una video intervista racconta del suo lavoro alla focusina Anita.

Che differenza c’è tra quello che vediamo e quello che girate?
Accidenti che domanda difficile! La differenza tra quello che vedete voi spettatori e quello che giriamo noi è tanta, specialmente perché c’è una fase intermedia tra il girare un film, programma tv o altro e il mandarlo in onda.

Ci spiega meglio?

Questa importantissima fase si chiama montaggio. Durante il montaggio si selezionano le parti migliori di quello che si è girato, si montano e si rifiniscono. Questo passaggio viene eseguito da registi, montatori ( è così complicato che esiste un lavoro solo per quello! ) e autori per trasformare il contenuto da grezzo a selezionato, vivace e capace di catturare il pubblico da casa.

Quanto viene tagliato il programma?
Userò Bake Off Italia come esempio. Una puntata dura circa un’ora e venti, ma quello che voi spettatori guardate in questo tempo è frutto del lavoro di tre giorni di riprese, con circa dieci ore di lavoro al giorno.

Girate tutto con una telecamera?

No, questo tempo è riferito a una singola telecamera. Il programma, però, viene girato da ben sette telecamere, per avere più inquadrature. Quindi tutto questo tempo viene moltiplicato per sette, e il materiale diventa ancora di più. Con così tante ore di riprese e un programma così breve potete immaginare quanto venga tagliato!

Nei programmi esistono dei copioni che i protagonisti seguono o è improvvisazione?
Allora, diciamo che nelle prime puntate tutto è inventato e improvvisato dai protagonisti. Questo per il semplice motivo che nemmeno gli autori li conoscono, e il loro personaggio non è molto chiaro. Quando si inizia a inquadrare i personaggi, diciamo che vengono ricalcate alcune scene, ad esempio litigi, emozioni, sentimenti o altro. Ma, attenzione, la gara non viene mai falsata! Se uno è più bravo a cucinare, non verrà penalizzato per il carattere! Diciamo quindi che c’è una sorta di minuscola manipolazione, ma sempre nel rispetto della gara.

Che differenza c’è tra il girare un documentario e un programma televisivo?
La cosa che cambia di più è che in un programma c’è sempre un meccanismo. Ad esempio a Bake Off c’è il
meccanismo della gara, della competizione. In un documentario, non c’è quasi mai. È un racconto di qualcosa che avviene, che fai avvenire o che è avvenuto. Inoltre cambia anche che per un documentario ci vuole un'importante parte prima di girarlo, fatta di documentazione, richieste di permessi e organizzazione per spostarsi da un posto all’altro, perché normalmente in un documentario ci si sposta in vari luoghi, mentre in un programma si sta quasi sempre in studio.

Quante persone sono necessarie per girare un programma?
Anche se piccolo, necessitano almeno quindici o venti persone, tra truccatori, autori, registi, assistenti, tecnici e quant’altro. Bake Off, che negli anni è diventato abbastanza seguito, ha una troupe composta da circa novanta persone. Gli show più famosi, invece, possono anche arrivare a duecento!

È più difficile girare all’esterno o all’interno?
Sono due cose completamente diverse, ma in generale spostarsi all’esterno per girare è molto più complicato, perché possono succedere degli imprevisti, anche abbastanza importanti e che non si possono controllare.

Quindi in studio è tutto più tranquillo?

Non proprio. Certo, in studio può succedere che salti la luce, che si senta male un presentatore, ma sono comunque imprevisti le cui possibilità sono ridotte al minimo. Invece, in esterna i fattori per cui qualcosa può andare storto sono molti di più! Basta una pioggerellina e bisogna subito capire come risolvere la questione! Non si possono cucinare dolci sotto la pioggia! Spesso è difficile trovare delle situazioni e diventa un’esperienza abbastanza
stressante, ma è comunque più divertente. Girare in esterna richiede anche molto più tempo. Esempio pratico: se qualcuno di voi guarda Bake Off sa che a volte una delle tre prove viene svolta all’aperto, magari in altre zone dell’Italia o anche in paesi stranieri. Se per girare una puntata al chiuso ci mettiamo circa tre giorni, per girare una sola prova all’esterno ci mettiamo ugualmente tre giorni. Basta considerare che il primo giorno va
via nel viaggio: bisogna trasportare tutta la troupe, i protagonisti e l’attrezzatura. Poi il secondo giorno viene ovviamente usato per girare, e il terzo per tornare in studio.

Un fatto divertente che le è successo?
Uff, ce ne sono tantissimi! Specialmente legati a Bake Off! Mi viene in mente quando uno dei giudici, il
pasticcere Ernst Knam, nascose la macchina di un altro giudice, Damiano Carrara. Il povero Damiano ci mise un giorno e mezzo per ritrovare la sua auto, nascosta sotto un mucchio di foglie, rametti ed erba!

Come risolve un imprevisto sul lavoro?
Mettiamo ad esempio che piova. Se siamo in studio ovviamente non è un gran problema, perché abbiamo un tetto che ci protegge. Se stiamo girando all’aperto, è tutta un’altra storia. Si può prevedere di avere una
soluzione, noi diciamo di backup, cioè di recupero. Quando facciamo un sopralluogo per una ripresa in
esterna dobbiamo sempre elaborare delle soluzioni a degli imprevisti, pensando ad esempio: “In caso di
pioggia spostiamo le riprese sotto quella tettoia, o in quel ristorante”. Per quanto si possa programmare, però, va a finire che spesso gli eventi ti colgano impreparato, e se il meteo annuncia una splendida giornata potrebbe sempre piovere. Può capitare di dover rimandare le riprese al giorno dopo, nella peggiore delle ipotesi. In televisione, il tempo è denaro, e dover rimandare qualcosa è una tragedia!

Le è mai successo un colossale imprevisto? Come lo ha risolto?
Un anno ero alla finale di Masterchef. Avevamo deciso di girare in Marocco, a Marrakech. Noi eravamo
comodamente arrivati, e stavamo aspettando le attrezzature da cucina. Il camion che le trasportava venne fermato alla frontiera e non lo lasciarono proseguire, perciò dovemmo inventarci una soluzione alternativa. Alla fine comprammo dei fornetti in un mercato di Marrakech, che però erano molto meno potenti e professionali di quelli che arrivavano dallo studio! È stata una puntata piena di improvvisazioni!

Testi di Anita Bernsconi