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Intervista a Anna, la rapper di Bando

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Intervista a Anna, la rapper di Bando
foto di Jamie Robert Othieno

La rapper Anna è diventata la cantante del momento. Con una sola canzone, Bando, ha avuto oltre un milione di visualizzazioni in cinque settimane.

Si chiama Anna Pepe, in arte Anna, ha 16 anni, è una rapper e frequenta il secondo anno di grafica pubblicitaria a La Spezia, la sua città. Oggi è tra le cantanti rap italiane più ascoltate: con il brano Bando, si pronuncia bendo” (uno slang che significa “quartiere”), in sole cinque settimane, dal 31 gennaio, ha conquistato più di 1 milione di ascoltatori. Il motivo? Come dice nell'intervista, forse, per un insieme di circostanze. Curiosi? Leggete qui.

Ciao Anna, raccontaci di te, descriviti.

«Ciao a tutti, beh, la prima cosa che mi viene in mente da dire è che ho l’arte nel sangue. Sono cresciuta in una famiglia di artisti: mia madre è una scultrice, laureata all’accademia delle belle arti e mio padre è sempre stato appassionato di musica, soprattutto rap. Ecco come si spiega la mia passione per questo genere musicale».

Ho letto che hai studiato pianoforte…

«Sì, in realtà ho preso lezioni di pianoforte quando frequentavo le scuole medie solo perché era obbligatorio studiare uno strumento. Dovevo scegliere tra il flauto, la tromba o il pianoforte, ecco come ho iniziato, ma solo per tre anni il periodo delle medie. Dopodiché sono “tornata” al mio vero interesse: il canto».

A proposito di canto sei in vetta alle classifiche con il brano Bando, hai scritto tu i testi?

«Beh, sì, ovvio».

 Da sconosciuta, in brevissimo tempo, con Bando sei diventata la rapper più ascoltata in Italia. Che cosa ha questo brano di “magico”?

«Niente magie, solo circostanze favorevoli che si sono incrociate. Secondo me ho avuto tantissima fortuna e anche molta determinazione nel credere in quello che stavo facendo. Sono convinta che se credi in te stesso puoi avere una lunga strada davanti».

Quindi consigli di porsi sempre un obiettivo?

«Esatto, perché se io avessi dato retta a quelli che mi giudicavano quando facevo uscire le prime canzoni, mi sarei dovuta fermare perché sono stata molto criticata».

In Bando che cosa racconti?

«In realtà, questo è l’unico brano che ho scritto in cui le parole le ho piazzate a caso, non raccontano niente. La parola Bando (si legge bendo) deriva dallo slang americano che indica le "abandoned houses" americane. Ho messo insieme una serie di parole che in rima stanno bene, hanno un bel suono e un bel ritmo. Ma in futuro scriverò dei testi che buttano fuori tutto quello che ho dentro».

C’è un segreto per scrivere un brano di successo?

«In tanti me lo chiedono, ma non c’è un segreto, non esiste nessuna pozione magica. Devi solo credere in quello che fai e non lasciarti abbattere da giudizio delle persone».

 Da dove prendi l’ispirazione?

«Dalle mie esperienze. Durante l’infanzia e l’adolescenza ho avuto i miei problemi sia dal punto di vista familiare sia con le persone in generale, non ho mai vissuto situazioni di serenità. Proprio per questo mi reputo una persona estremamente sveglia e molto “avanti”, nel senso che sono più grande della mia età a causa delle situazioni difficili in cui mi sono trovata».

In che senso? Ci fai un esempio?

«Sono stata vittima di bullismo. Alle elementari mi prendevano in giro perché ero un maschiaccio e non indossavo vestiti “da principessa” e alle medie perché ero in sovrappeso».

Come hai superato, se lo hai superato, questo problema?

«Tutte le cattiverie mi hanno aiutata a fortificarmi e a fregarmene di che cosa gli altri pensano di me. Non nego che, ancora oggi, questi atteggiamenti mi feriscano, ma vado avanti per la mia strada. Ci sono cose più interessanti su cui concentrarmi, per esempio la musica».

Invece, che consiglio daresti a un ragazzino che si trova a subire atti di bullismo?

«Di fregarsene, soprattutto di quello che pensa la gente, perché qualsiasi cosa tu faccia sia bella sia brutta, ci sarà sempre qualcuno pronto a criticarti. Sarai sempre giudicato da chi non la pensa come te. Io dico: vai avanti per la tua strada e insegui i tuoi sogni affinché possa realizzarli».

Adesso che sei famosa, le stesse persone che ti criticavano, oggi, che cosa ti dicono?

«Alcuni stanno zitti, altri mi salutano. Per me è una grande rivincita nei loro confronti anche se non lo faccio notare».

Ho letto che ascolti poco i rapper italiani ma hai una grande passione per quelli americani. Come mai?

«Sono cresciuta ascoltando molta musica americana, mi sento ispirata da quell’ambiente e poi conosco molto bene la lingua inglese. La mia icona e musa è la rapper Nicky Minaj».

Perché hai scelto proprio lei come fonte di ispirazione?

«Ammiro il fatto che, in un mondo musicale prettamente maschile, si sia guadagnata il rispetto di tutti. Nicky è la vera regina del rap americano».

Invece in Italia i rapper come vedono l’entrata in scena delle ragazze?

«C’è molto rispetto. In Italia le rapper vengono schiacciate dalla gente, nel senso che vengono considerate poco capaci».

Il tuo obiettivo nella musica qual è? Dove vuoi arrivare?

Farmi conoscere anche in altre nazioni e desidero diventare una “big” per far ricredere le persone che ora non credono in me.

ANNA AI RAGGI X

Il libro più bello che hai letto? Guardo molto  i documentari, quelli sulle persone che nella vita hanno avuto successo. Ultimamente ne ho visto uno su Travis Scott (rapper e produttore discografico statunitense)

Piatto preferito: Sushi e lasagna

Piatto che detesti: Insalata russa

Colore preferito: Blu

Animale preferito: La farfalla

Film preferito: L’attimo fuggente

Il viaggio più bello che hai fatto? A Parigi perché è la città dell’arte e della libera espressione. Lì  puoi vestirti come più ti piace senza essere giudicato. Vorrei che fosse così anche in Italia.

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