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Intervista al Direttore d’Orchestra Beatrice Venezi: “Andiamo a comandare con la musica classica!”

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Conosciamo meglio uno dei più giovani direttori d'Orchestra d'Italia. La sua missione? Riportare i millennials ad apprezzare la musica classica!

Ha 27 anni, viene da Lucca, ama Puccini e la sua missione dichiarata è riavvicinare i più giovani al meraviglioso mondo della musica classica.

Stiamo parlando di Beatrice Venezi, giovane pianista e compositrice cui è stata recentemente affidata la direzione della Nuova Orchestra Scarlatti Young di Napoli.

Ma non chiamatela "Maestra" o "Direttrice!

Sono termini troppo austeri da "maestrina petulante", come lei stessa ci tiene a sottolineare.

 

Allora, Beatrice Venezi: giovane, donna...non proprio il primo profilo che viene in mente quando si parla di un Direttore d'Orchestra. Cosa ci puoi dire di questa esperienza così precoce?

Ho iniziato a 7 anni a studiare pianoforte quasi per caso, quasi per gioco. C'era questa signora che dava lezioni di pianoforte ad un mio compagno di classe e così, incuriosita, chiesi ai miei genitori di provare anche io. Da lì poi sono entrata in Conservatorio, ho fatto tutto il percorso “istituzionale” fino al diploma (10 anni) e nel frattempo ho capito che i tasti del pianoforte non erano sufficienti per esprimermi. Ecco quindi che ho trovato nella tavolozza dei colori dell'orchestra il mio completamento.

 

Quando hai capito che la musica sarebbe stata la tua vita?

«Non ricordo il momento esatto. È stato un percorso graduale che però mi ha preso fin dal primo momento. Io poi sono una persona piuttosto determinata, quindi una volta che comincio qualcosa dico: “ok, è quello, stop, vado!” »

 

Senti già il peso della responsabilità per il tuo ruolo o riesci ancora a divertirti?

«Credo che se si perde il lato ludico si perde gran parte della soddisfazione del nostro lavoro. Certo, è un percorso di impegno e rinunce, ma dopotutto siamo persone fortunate, che possono fare quello che amano».

Se smetti di divertirti, perdi tutto il bello del lavoro!

Ora ti si è presentata questa sfida della Nuova Orchestra Scarlatti Young di Napoli. Come pensi interpretare questo ruolo per poter ridare linfa vitale ad una realtà musicale che solo recentemente è tornata in auge dopo anni un po' difficili?

«Sì, la Scarlatti era l'orchestra della Rai poi, quando la sede di Napoli è stata chiusa, è sopravvissuta come un'entità a sé stante. Tre anni fa ho iniziato a lavorare con loro e in poco tempo sono nate altre tre compagini che rappresentano un esperimento unico nel panorama musicale italiano: la Junior, dagli 11 ai 17 anni, la Young, dai 18 ai 28 anni e l'Amatoriale. Mettere insieme queste tre realtà con i “senior” dell'orchestra professionista – come avviene ad esempio nel concerto di compleanno della Scarlatti – è un messaggio sociale molto forte, soprattutto per una città come Napoli, un messaggio che unisce tutte le generazioni con la musica».

 

Agli occhi di un profano, il lavoro di un maestro d'orchestra è qualcosa di “sovrumano”, con mille occhi e mille anime diverse che devono convergere in un'unico spartito condiviso. Come ti comporti durante un'esibizione?

Prevale il raziocino e la programmazione o ogni tanto ti fai trasportare dalla potenza delle note?

«Ci vogliono entrambe le cose. Il Maestro Ferrara diceva che ci vuole testa fredda e cuore caldo. Devi mantenere tutti i parametri del controllo perché può sempre succedere qualcosa, specialmente in un'opera dove oltre all'orchestra in buca devi seguire le “masse” sul palcoscenico (attori, cantanti, coreografie...N.d.R). Si parla di 200 persone, quindi la mente fredda è indispensabile. Allo stesso tempo però, per emozionare il pubblico devi anche emozionarti e quindi devi farti trasportare dalla potenza della musica».

 

Per dirigere preferisci usare la bacchetta?

«Dipende dai momenti. Preferisco di no, però in certe circostanze, come al Festival Puccini, devo usarla per farmi vedere da tutti. Alla fine la bacchetta è solo un'amplificatore del gesto, non è una bacchetta magica».

Un direttore riesce a stringere legami stretti con chi dirige o tutto si ferma alla buca dell'orchestra?

«Varia a seconda dalla produzione e di quello che fai. Un concerto sinfonico ha 2/3 giorni di prova, quindi un tempo molto risicato, in cui non ci sono tante possibilità di conoscersi. Quando invece si lavora insieme nel tempo, come con la Scarlatti, si diventa davvero amici, con cui ci si sente anche fuori dalle prove».

 

Tu hai anche un filo diretto con l'Armenia...

«Lo scorso giugno (2016) ho partecipato al Concorso Aram Cha?aturjan, il compositore armeno più famoso, e dopo il primo round venne da me la manager d'orchestra e mi disse, prendendola un po' alla lontana: “Ti piace l'Armenia?” “Bhe, sì”, “Ti piacerebbe tornare?” “Sì certo” “No perché ti volevamo proporre una cosa...”

È così che sono diventata Direttore Assistente dell'Orchestra Armena. L'ultima volta sono stata un mese laggiù e dovrò tornarci il prossimo autunno».

 

Quali e quanti strumenti suoni?

«In realtà io suono solo il pianoforte. Poi conosco molto bene il lavoro dei cantanti, perché sono stata vocal coach, quindi so quali sono le difficoltà del canto e le sue peculiarità. Naturalmente un direttore d'orchestra deve conoscere tutte le caratteristiche e le tecniche di tutti gli strumenti».

 

Tu sei cresciuta “a pane e Puccini”. Quale è la tua opera preferita?

«La Madama Butterfly perché è stata la prima opera come Maestro d'Orchestra».

 

E un altro compositore, Puccini escluso, che apprezzi particolarmente? «Šostakovi?».

 

Secondo molti tu sei il cuneo che potrebbe penetrare i millenials e portare la musica classica ai giovani

«Ci credo davvero. In realtà è un po' una cosa egoistica (ride N.d.R) perché mediamente ai concerti abbiamo un pubblico con un'età piuttosto alta e quindi se non rinnoviamo un po' rischiamo di non avere più pubblico nei prossimi 50 anni. Penso sia un po' un dovere della mia generazione portare la musica classica ai coetanei».

Una bella sfida. Come pensi di far convivere Mozart con, che ne so, un Rovazzi?

«Ora, io non sono una grande esperta di Rovazzi, ma penso che sia una cosa possibile. In questo senso è la scuola che dovrebbe avere un ruolo fondamentale, non solo insegnandola con il flautino di plastica alle medie, che per me è una delle cose più sbagliate da fare, ma portando i ragazzi a vedere quello che succede dietro le quinte di un teatro, a respirarne l'atmosfera magica che non si più trovare da nessun'altra parte. I costumi, il trucco, il parrucco, la sala prova, sono tutti elementi fantastici in cui i giovani dovrebbero “perdersi”.

Detto questo, instillare nei millenials la curiosità per le storie, ancor prima della musica delle opere, sia un'operazione di successo. Far capire di cosa parla Don Giovanni, di cosa parla Boheme, e scoprire che in definitiva sono gli stessi temi di cui parla Rovazzi, anche se con linguaggio diverso: ecco cosa bisogna fare. Togliamo l'etichetta “classica” alla musica classica!»

La scuola deve avere un ruolo cruciale nel far conoscere "quello sta dietro" il mondo della musica classica!

Che cosa ascolti di contemporaneo?

«In realtà di tutto, anche perché quando guido mi piace ascoltare la radio e tenermi informata sulle ultime tendenze. Ogni musicista “classico” dovrebbe conoscere quello che lo circonda, anche per riuscire a far passare meglio il suo messaggio. In genere mi piacciono molto rap come Livio Cori e Rocco Hunt, del panorama rap napoletano.»

 

Cosa fai nel tempo libero (quando ce l'hai)?

«Mi piace viaggiare, come se già non viaggiassi abbastanza per lavoro. Prediligo quei luoghi esotici che magari non sono molto toccati dalla mia principale occupazione».

 

Il tuo rapporto con i social?

«Cerco di essere piuttosto attiva con i social. Sono stata recentemente convinta ad aprire Instagram e ora lo frequento più di Facebook, sul quale ho una pagina personale. Un'immagine trasmette moltissimo, più delle parole a volte».

 

Possiamo aspettarci una diretta Facebook dei prossimi concerti allora?

«Bhe, non sarebbe una brutta idea, anche per dare un'idea dell'atmosfera che si crea durante un concerto, con vibrazioni vere che ti colpiscono il cuore e l'anima. Andiamo a comandare i social! (ride per la citazione N.d.R»).

 

Progetti futuri?

«Non si può svelare più di tanto, ma qualcosa bolle in pentola, anche con nuove collaborazioni...»

 

Finiamo con un domandone: quale futuro per la musica?

«Un futuro più millenials. Mi auguro che insieme ad altri che sentono la mia stessa necessità si riesca davvero a salvare il mondo con la bellezza. Anche le istituzioni e i media però devono aiutare. Sono ottimista».

 

Beatrice Venezi e la sua orchestra, il 5 agosto prossimo saranno al Festival Puccini di Torre del Lago. Partecipa con Focus Junior e diventa nostro reporter!

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