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Bouchra, la cantante del…Bianco e Nero!

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Bouchra, la cantante del…Bianco e Nero!
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Le canzoni di Bouchra, diventata famosa con il singolo "Blanc ou Noir", ci ricordano che siamo tutti uguali e non dobbiamo sentirci diversi!

La storia di Bouchra parte dal Marocco e arriva in Italia, a Livorno, dove la 23enne si appassiona alla musica e decide di farsi conoscere attraverso video pubblicati su YouTube in cui interpreta grandi successi internazionali. Notata dalla Universal Music viene messa sotto contratto e diventa una cantante a tutti gli effetti. Ad oggi ha pubblicato tre singoli: Blanc ou Noir, Yallah e il più recente Deja Vu.

Ecco la sua intervista!

Hai iniziato facendo delle cover su YouTube, come sei riuscita a fare del canto la tua professione?

«In realtà è stato un caso. A un concerto ho incontrato una ragazza con cui ho iniziato a parlare, e poi ho scoperto che faceva parte del team di Universal, quella che poi sarebbe diventata la mia casa discografica. Ha guardato i miei video e da lì ho fatto il salto di qualità, nel senso che dalle cover sono passata a incidere le mie canzoni».

Hai tentato altre strade prima di YouTube?

«La primissima è stata X Factor, ma non mi hanno preso. Allora, demotivata, ho deciso di aprire un mio canale per costruirmi una strada da sola».

Come hai fatto a crearti un tuo pubblico contando solo sulle tue forze?

«Ho iniziato con le cover 8 anni fa, su YouTube c’erano dei video ma erano per lo più americani, in Italia non era ancora molto usato per questo scopo. Siccome sono stata una delle prime è stato più facile farsi vederev.

Hai dovuto fare dei sacrifici per inseguire il sogno di diventare cantante?

«Ho fatto in tempo a finire la scuola, quindi da quel punto di vista non ho avuto problemi. Sicuramente viaggiare ed essere sempre in giro mi ha allontanato dalla famiglia, ma fa parte del processo di crescita».

Bouchra a "Quelli che il calcio"
Credits: Ipa-agency

Tu sei nata in Marocco, come e quando sei arrivata in Italia?

«Sono venuta in Italia con tutta la mia famiglia quando avevo 3 anni perché mi sono dovuta operare all’anca a Bologna. Le operazioni sono state più di una, ben 7, quindi mio padre ha dovuto trovare un lavoro e una casa in Italia, mio fratello e le mie sorelle hanno iniziato la scuola qui e così abbiamo continuato la nostra vita in Italia».

Hai nostalgia del tuo Paese d’origine?

«Ci sono stata poco però sono tornata sempre tutte le estati fino a un paio d’anni fa, e ora ne sento parecchio la mancanza, perché era un’abitudine tornare dalla mia famiglia e godermi 3 mesi d’estate».

Che cosa ti manca oltre ai tuoi parenti?

«I colori, i sapori, tutto ciò che è caratteristico del Marocco. Soprattutto il cibo, infatti ogni volta che torno da mia mamma mi faccio preparare il cous cous e il tajine».

La tua famiglia ha sempre appoggiato il tuo sogno di fare la cantante?

«All’inizio no, ma penso come qualsiasi genitore quando un figlio decide di intraprendere una carriera così incerta. La loro paura era vedermi fallire o triste nel non ottenere il risultato sperato, poi quando hanno visto che il mio cammino ha iniziato a prendere forma sono diventati i miei primi fan».

Il cous cous e il tajine sono piatti tipici della cucina nordafricana. Il primo è un insieme di granelli di semola di frumento dal colore giallognolo cotti a vapore che vengono accompagnati da carne e/o verdure bollite, ma esiste anche la variante con il pesce; il tajine invece è una pietanza di carne in umido che prende il nome dal piatto di terracotta in cui viene fatta cuocere.
Credits: Ipa-agency

Chi è il tuo artista preferito?

«Sicuramente Beyoncé, anche solo per tutta la beneficenza che fa».

Nei tuoi singoli canti in inglese, francese, e arabo: perché questa scelta?

«Essendo marocchina come seconda lingua parlo il francese, e quando ho potuto incidere il mio primo singolo ho pensato di fare un album cantato in più lingue in modo da dare un messaggio di uguaglianza, dato che i tempi storici sono quelli che sono. Non fa mai male ribadire che siamo tutti uguali».

In Yallah parli del superare le difficoltà della vita, quali sono state le tue?

«Sicuramente da piccola non è stato facile superare la diversità rispetto ai miei compagni, come anche stare dietro alle operazioni che ho dovuto subire fino a 3 anni fa. È stato difficile anche spiegare la mia situazione ai parenti in Marocco, che rispetto ai miei genitori hanno avuto più difficoltà a capire quello che sto facendo».

L’anno scorso hai partecipato al programma di RealTime Adesso parlo io dedicato alla lotta al bullismo. Ne sei stata vittima anche tu?

«Sì, proprio per questo ho deciso di partecipare. Abbiamo incontrato i ragazzi, ci abbiamo parlato personalmente per assorbire le loro storie, è stato un gran bel progetto».