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BABY K: DA ZERO A CENTO

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Il suo nome è Claudia Nahum, ma per tutti ormai è Baby K, la rapper giramondo che ci ha fatto ballare sotto l’ombrellone con il tormentone Voglio Ballare con Te e questa estate con il tormentone Da zero a cento. Che, in un mese, ha ricevuto un disco d'oro e superato online i 35 milioni di visualizzazioni.

 

A leggere la tua biografia si fa il giro del mondo: nata a Singapore, cresciuta a Londra e stabilitasi a Roma...Com'è stata la tua infanzia a cavallo di paesi così diversi?

Mi ritrovavo spesso come un pesce fuor d'acqua. Ho imparato tante cose, ho conosciuto diverse colture ed è stato bello vivere tante situazioni che mi hanno insegnato ad adattarmi un po' a tutte le situazioni. Però è normale che da piccola il continuo cambio di lingua, di scuola, di modi di vivere completamente differenti, spesso mi faceva sentire come la ragazza un po' diversa. Dovevo sempre ricominciare daccapo.

E le amicizie? Sei riuscita a legare nonostante i vari “cambi di vita” ?

Sì, assolutamente. Gli anni più formativi sono stati quelli che ho trascorso in Inghilterra perché è stato il periodo di passaggio dall'infanzia all'adolescenza, quando inizi a costruirti tutto il tuo mondo, e dunque tutte le amicizie di allora sono durate nel tempo. Anche se ormai sono quindici anni che mi sono trasferita, la mia migliore amica è ancora nel villaggio

dove abitavo nella periferia di Londra.

Hai detto che ogni spostamento ti metteva in contatto con modi di vivere molto diversi. Cosa pensi ti sia rimasto della cultura anglosassone, forse diametralmente opposta a quella espansiva e “caciarona” tipica di noi italiani?

Tendo a cercare di non essere troppo invadente. Mi ritengo una persona piuttosto espansiva; anche al primo incontro mi trovo a mio agio a chiacchierare amichevolmente con gente che non conosco, però ho imparato a rispettare gli spazi degli altri, cercando di non mettere nessuno a disagio con discorsi indelicati o dibattiti “insistenti”.

Come hai cominciato a fare musica?

La musica è stata il minimo comun denominatore di tutte le mie esperienze. Ho iniziato da piccola, a 8 anni, poco dopo il mio arrivo in Inghilterra: sono entrata nel coro della scuola, poi ho imparato a suonare il flauto traverso e anche al liceo ho fatto parte del coro dell'istituto. Mi piaceva molto anche l'arte drammatica e la pittura, quindi diciamo che l'espressione artistica è sempre stato un po' il mio mondo. E infatti la musica è l'unica cosa che non ho mai mollato.

Hai sempre ascoltato rap?

Sì, soprattutto perché i miei coetani in Inghilterra ascoltavano tutti un genere particolare chiamato “UK Garage”, che non è proprio rap, ma un sound più ritmato, più sincopato, con forti componenti di musica elettronica. Ho cominciato a scrivere i primi testi su questo tipo di basi. Poi una volta arrivata in Italia sono entrata in contatto con un mondo “urban” più variegato e quindi mi sono innamorata dell'Hip Hop con un pezzo di Nas che si chiama “Poison”. Da lì ho iniziato a studiare la cultura Rap.

C'è stato un momento in cui ti sei ritrovata a dire: “Sì, la musica è la mia strada”?

No, in realtà no. La musica doveva essere un hobby, qualcosa a margine di una vita scandita dalla canonica successione di scuola-università-lavoro, ma in realtà è sempre stata al centro di tutto, l'unico elemento fisso della mia esistenza. Con il passare del tempo poi mi sono accorta che sempre più persone volevano collaborare con me, che sempre più persone credevano in me e quindi ho iniziato a crederci anche io e a darmi sempre più da fare.

Dopo il boom del 2015 con "Roma Bangkok" sei diventata una degli artisti più famosi d'Italia. Come è cambiata la tua vita?

Già con “Killer” insieme a Tiziano Ferro si era aperta una finestrella al grande pubblico, però è indiscutibile che con Roma Bangkok mi abbia conosciuto molta più gente. In realtà però la mia vita di tutti i giorni non è cambiata granché: frequento gli stessi amici, gli stessi ambienti...L'unico grande mutamento è stato il trasferimento a Milano. Sono sempre coi piedi per terra e dopo il successo del 2015 ho semplicemente avuto più grinta -e forse un po' più di senso di responsabilità-per affermarmi e dimostrare il mio valore

È normale poi che con l'ottenimento della fama, arrivino anche molte critiche, soprattutto per chi, come te, va forte sul Web. Come gestisci il rapporto con gli hater?

Diciamo che anche qui il sentimento del sentirmi pesce fuor d'acqua mi ha perseguitata anche da adulta. Già dal mio primo video ufficiale ho iniziato a ricevere critiche, forse perché ero l'unica donna in un certo tipo di ambiente. Pregiudizi e commenti negativi dunque hanno sempre fatto parte del mio percorso, anche se spesso sono solo ragazzini che si trovano insieme e ammazzano il tempo postando qualche battuta scema. Ovvio, provoca un certo fastidio, soprattutto quando la critica non è costruttiva ma solo un banale insulto, però queste cattiverie mi hanno sempre stimolato a tirare fuori il meglio di me: “Ah sì, pensi questo? Ecco, ora ti faccio vedere io cosa so fare!”. Ritengo sia l'atteggiamento migliore.

E applichi questa regola anche fuori dal contesto social?

Certo, Quando non piaci ad una persona o ti deprimi o trovi la forza per dimostrare che quella persona ha torto! Poi paradossalmente nei social, dove l'odio è più diffuso, è anche facile darci un taglio: un clic, un blocco e tu, hater, non esisti più!

Di sicuro chi all'inizio ti criticava avrà avuo modo di ricredersi visto che stai dominando il panorama musicale; dischi di platino, milioni di views su You Tube...Te lo aspettavi?-

No, per me non era assolutamente scontato sconfiggere il “mostro buono” Roma-Bangkok, quindi da una parte ero molto attenta ad ogni passo, ad ogni scelta musicale per poter realizzare qualcosa di buono, poi mi sono lasciata più andare al concetto di estate, con un testo divertente, leggero ma molto evocativo, con molte immagini tipiche dell'estate di tutti quanti. Penso che sia stato un esperimento riuscito. Poi mi ha fatto un sacco piacere collaborare con un ragazzo fantastico come Andrés, il cantante dei Dvicio.

Che cosa porti sempre con te durante tour e concerti?

In effetti c'è qualcosa che ormai mi porto sempre dietro. Sul set di “Voglio ballare con te” ho legato molto con una truccatrice, la quale crede molto nelle energie spirituali delle persone e che quindi mi ha regalato un amuleto perché, secondo lei, ho bisogno di protezione! L'ho trovato un gesto molto profondo e affettuoso, perciò ora tengo questo amuleto sempre con me, anche se non sono eccessivamente scaramantica