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Telecamere negli asili nido: non sostituiamo le maestre con “occhi elettronici”

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Telecamere negli asili nido: non sostituiamo le maestre con “occhi elettronici”
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Il Senato ha dato il via libera all'installazione di telecamere negli asili nidi. Ma è questa la giusta risposta per evitare casi di violenza?

Arrivano le telecamere negli asilo nido. In queste ore è stato dato il via libera in commissione lavori pubblici e ambiente del Senato ad un emendamento bipartisan al decreto “sblocca cantieri” che prevede l’installazione dei sistemi di videosorveglianza in ogni aula e nelle case di cura.

Si tratta di un provvedimento che porta la firma della Lega e dei 5Stelle ma che è stato approvato anche dal Partito Democratico e da Forza Italia. Nello specifico è prevista una dotazione di 5 milioni di euro per il 2019 e 15 milioni per ciascuno degli anni dal 2020 al 2024 che serviranno ai comuni per installare gli impianti.

L’allarmismo è stato creato dall’amplificazione mediatica dei casi di violenza nella scuola.

UNA QUESTIONE DI FIDUCIA

Il problema esiste. E’ indubbio.

Lo sanno bene all’associazione “La via dei colori” nata nel 2010 dopo i casi scoperti all’asilo "Cip Ciop": negli ultimi anni hanno seguito 80 processi e difeso 400 vittime offese. Ma c’è da chiedersi se la risposta data dal Governo può essere sufficiente.

Mettere le telecamere è simbolicamente un segnale di diffidenza nei confronti dei docenti che ogni giorno operano nella scuola. Senza esplicitarlo viene a rompersi quel rapporto di fiducia tra famiglia e scuola che è alla base della relazione educativa. La politica dovrebbe avere il compito di offrire strumenti e risorse per valorizzare le professionalità e restituire centralità alla comunità educante.

Quando una mamma e un papà affidano il proprio bambino ad una docente lo fanno pensando di darlo nelle mani di un professionista non di una maestra che non ne può più di bambini al punto da arrivare ad alzare le mani nei loro confronti. L’occhio elettronico non può e non deve sostituirsi ad una formazione costante e ad un monitoraggio da parte delle istituzioni scolastiche del proprio corpo docente.

UNA RISPOSTA EFFICACE?

In quest’ottica l’idea portata avanti da alcuni pedagogisti di introdurre dei test psico-attitudinali per chi insegna può essere una strada da percorrere per intercettare i casi di burnout che si presentano. Non va tra l’altro scordato che il burnout è una vera e propria sindrome che va curata come ogni altra malattia.

Il burnout è stato riconosciuto ufficialmente dall'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), che l'ha inserito nel suo grande elenco dei disturbi medici, aggiornato di anno in anno. Non di vera e propria malattia si tratta, ma di "problema associato alla professione".

I sintomi possono essere "spossatezza sul luogo di lavoro", "cinismo, isolamento o in generale sentimenti negativi" ed "efficacia professionale ridotta". Resta, infine, un problema non secondario ovvero quello che le telecamere non potranno essere posizionate in ogni luogo. E’ facile pensare che non vi saranno in bagno, nei corridoi, in palestra o in cortile. A quel punto la maestra manesca non farà altro che attendere il momento e il posto giusto per alzare le mani così da evitare di farsi inquadrare da una telecamera.