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Talento nei bambini: meglio coltivarlo che specializzarlo

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Talento nei bambini: meglio coltivarlo che specializzarlo
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L'età evolutiva, nella prospettiva delle neuroscienze, è un'età in cui la super-specializzazione non è mai conveniente. È cruciale infatti mantenere viva la possibilità di fare esperienze in tanti settori diversi.

Ci sono studenti eccellenti, dall’intelligenza intuitiva e vivace. Non sono geni, non appartengono alla categoria dei gifted: sono semplicemente pieni di talento. Quel talento è come un seme: va coltivato e curato. Ma averne cura non significa trasformarlo in un’ossessione. Ovvero farlo diventare l’unico aspetto su cui investire nel percorso di crescita di un minore.

I genitori spesso fanno questo errore. Intravedono nel figlio alcune competenze, ne intuiscono il talento e a quel punto trasformano quel talento in una specializzazione su cui investire: corsi, docenti di prim’ordine, audizioni, provini. Un po’ inconsapevoli, un po’ desiderosi di trasformare il figlio nel manifesto del proprio successo educativo, agiscono una pressione che può trasformare il talento in un boomerang in grado di mettere in scacco il successo evolutivo.

TALENTO DEVE ESSERE OPPORTUNITÀ, NON UN CONFINE

Un talento è tale quando può essere coltivato nella consapevolezza di ciò che è: un’opportunità. Ma se trasformiamo un’opportunità nell’unico scopo al quale volgere il percorso di crescita, il risultato finale può essere inatteso e controproducente.

I campi sportivi e le palestre sono pieni di bambini e bambine che devono “performare” vittorie, a un’età in cui invece allenarsi dovrebbe semplicemente servire a rifinire competenze e alimentare una passione, facendola crescere come un fiore prezioso circondato però da molti altri fiori.

L’età evolutiva, non va dimenticato, è un’età in cui, nella prospettiva delle neuroscienze, l’ultra-specializzazione non è mai conveniente. È cruciale, infatti, mantenere viva la possibilità di fare esperienze in tanti settori differenti, permettendo alle diverse reti neuronali che sostengono lo sviluppo di abilità e competenze di strutturarsi e integrarsi tra loro.

Del resto, questo è anche il messaggio che ci ha fornito Howard Gardner con il suo modello delle intelligenze multiple, in base al quale ciascun individuo ha aree in cui è più portato (e qui si parla di talento) ma al tempo stesso una mente che necessita di essere sostenuta e allenata anche in tutte le altre aree di cui
è dotata.

IL RUOLO DELLA SCUOLA

I docenti possono essere di grande aiuto per gli studenti pieni di talento. Li possono allenare e motivare, ma al tempo stesso possono curarne, in sinergia con tutti gli altri docenti, la crescita su tanti fronti differenti. Inoltre, possono fornire ai genitori, una consulenza e una supervisione che corregga quegli atteggiamenti in cui ci si rende conto che mettono in gioco un sovrainvestimento sul talento del proprio figlio. Tutti dobbiamo essere consapevoli che l’età evolutiva resta una fase della vita in cui si cresce e non in cui ci si “superspecializza”. Questo resta fondamentale almeno fino ai 14 anni.

Ma vale anche oltre. La super- specializzazione precoce può anche renderti il migliore del mondo, come è successo ad Andre Agassi, il più grande tennista di tutti i tempi. Ma nel suo libro biografico Open possiamo leggere quanto dolore e fatica questo abbia portato nella sua vita e soprattutto come lui, parlando della sua crescita, la racconti alla stregua di un incubo.

Diventare campioni del mondo vivendo un’infanzia da incubo: per un educatore sarebbe un fallimento assoluto.

Focus Scuola è il mensile per gli insegnanti del Gruppo Mondadori, un magazine rivolto a tutti i docenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado, per aiutarli ad affrontare le nuove sfide dell’insegnamento nell’era digitale. La rivista propone approfondimenti sugli ultimi studi scientifici e pedagogici, ma anche idee di buone pratiche sperimentate in Italia e nel resto del mondo dai singoli insegnanti e fornisce spunti su didattiche innovative e sull’uso della tecnologia in classe

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