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Storie dalla quarantena: il nuovo ruolo del prof tecnologico

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Storie dalla quarantena: il nuovo ruolo del prof tecnologico
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Viaggio nei pregi e limiti della didattica a distanza attraverso la testimonianza di un insegnante liceale che ha ridisegnato la sua figura per affrontare l'emergenza

Sulla sua scrivania un tablet, un Pc, una penna digitale e tanta passione per l'informatica. Per Michele Passante, docente di matematica e fisica al Liceo scientifico Newton di Roma, la svolta obbligata verso la didattica a distanza è stata tutto sommato indolore: «Dal momento in cui, alcuni anni fa, abbiamo avuto le Lim in classe - dice - ho iniziato ad abituare i miei studenti all'integrazione tra didattica tradizionale e nuove tecnologie, tant'è che a scuola usano il tablet e spesso frequentiamo insieme il laboratorio di informatica».

Ora, ai tempi dell'isolamento forzato per via del coronavirus, il suo liceo ha fornito Pc e tablet agli studenti che ne hanno fatto richiesta e lui fa lezione usando diverse app: «Chiamo i ragazzi con Zoom, una applicazione che mi consente anche di condividere una finestra del pc e lì visualizzo lo schermo del mio iPad, collegato al Pc, dove, con Notability, scrivo e posso anche registrare la mia voce». E poi ancora strumenti specifici per la matematica, la geometria, le simulazioni di fisica, nonché Showbie per la condivisione dei documenti e l'interazione studente-docente: lo studente consegna i compiti svolti a casa e il docente li corregge, senza dover copiare i file in word o in altre app di videoscrittura.

«Posso fare correzioni - dice -, inserire post it o registrazioni audio direttamente sul file».

IL RUOLO DEL PROF A DISTANZA, TRA GUIDA E SPRONE

Ad ascoltarlo sembra tutto semplice. Eppure non sempre i cosiddetti nativi digitali sono così esperti in nuove tecnologie come generalmente si crede: «I ragazzi sono molto bravi a usare lo smartphone, ma poi vanno guidati in questo mare magnum - spiega - Lo stesso vale per molti docenti, che si sono ritrovati, improvvisamente e loro malgrado, a far uso di strumenti digitali per la didattica».

I dubbi, il disorientamento, a volte anche un po' di isteria sono ben visibili nei post che intasano le chat dei docenti e chi, come il prof Passante, responsabile della DAD nel suo liceo, ci ha a che fare tutti i giorni, lancia una proposta: «Occorre, a mio parere, potenziare e rendere obbligatoria per i docenti la formazione sulle nuove tecnologie per la didattica - sottolinea - Trovo che ci siano forti lacune in primo luogo nella conoscenza degli strumenti di condivisione e collaborazione. Vedo ancora scambi di file tramite penna usb, mentre si potrebbe benissimo lavorare su documenti condivisi usando servizi come Dropbox o Google Drive».

Per fortuna, in ogni scuola, c'è sempre chi, come lui, accorre in aiuto dei colleghi meno esperti e dispensa video lezioni ad hoc su applicazioni e sulla piattaforma Moodle, che il Newton usa per la didattica a distanza.«Per realizzare i miei tutorial come anche le lezioni per gli studenti - dice - uso software come Camtasia o Screenflow, che permettono di catturare audio e video del computer. Consiglio anche ai colleghi che vogliono far vedere in un video ciò di cui stanno parlando Screencast-O-Matic, app gratuita nella versione base».

LA SPERANZA DI TORNARE ALLA NORMALITÀ CON NUOVE PROSPETTIVE

Se le lezioni o le presentazioni risultano così più vive e coinvolgenti e forse anche più fruibili da parte degli studenti che hanno delle difficoltà, anche i patiti delle nuove tecnologie ne riconoscono però i limiti:

«Questo tipo di comunicazione, pur efficace per la trasmissione dei contenuti, risulta essere piuttosto fredda - osserva Passante - Così molti allievi, pur trovandosi bene con questi strumenti, cercano il contatto umano». E Il docente attento lo sa..

«Fin dall'inizio di questa emergenza  ho chiarito loro che possono contattarmi quando vogliono sottolinea» convinto che qualcosa di buono resterà, una volta tornati a scuola:«Mi auguro - sottolinea - che tutto questo sproni i docenti ad essere più aperti verso alcune modifiche nella didattica e gli studenti a usare le nuove tecnologie in modo più maturo e consapevole».

Testo di Stefania Saracino

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