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Scuola: l’importanza d’insegnare a gestire la paura

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Scuola: l’importanza d’insegnare a gestire la paura
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Quando un bambino esprime e racconta la sua paura è importante che l’adulto sappia accogliere e validare il suo stato emotivo e, in un secondo tempo, gli insegni a gestirlo e lo aiuti ad affrontarlo e superarlo.

La paura, tra le sei emozioni primarie, è quella che ci avverte della presenza di un pericolo imminente o incombente. È l’emozione che aiutava l’uomo primitivo a condurre la caccia, prevenendo l’aggressione della bestia feroce che, nascosta nel bosco o nella foresta, poteva assalirlo da un momento all’altro. Si basa su sensori emotivi che captano qualcosa che ancora non c’è e non si vede, ma che potrebbe verificarsi e succedere.

I bambini solitamente sperimentano questa emozione dopo che hanno cominciato a frequentare i loro primi luoghi di socializzazione.

Dopo i tre anni, le paure si rivelano in modo evidente e, di solito, con manifestazioni che richiamano archetipi ricorrenti: la paura del buio, la paura dei fantasmi, la paura del temporale. Queste sono le paure rimaste stratificate e impresse nel Dna emotivo dai tempi dei nostri antenati che si addentravano nella natura in balia di pericoli nascosti e spazi imperscrutabili. O ancora, che si trovavano esposti alle intemperie, spesso senza riparo e senza possibilità di mettersi in salvo.

Quando un bambino esprime e racconta la sua paura è importante che l’adulto sappia accogliere e validare il suo stato di attivazione emotiva e poi, progressivamente, gli insegni a gestirlo e superarlo.

TIMORE DELLA SCUOLA E BISOGNO DI SICUREZZE

Spesso succede che i bambini siano impauriti dall’esperienza scolastica. Temono le valutazioni e di separarsi dalla figura genitoriale che per loro è fonte di rassicurazione e protezione.

Molti adulti pensano che di fronte a queste paure l’unica strategia sia minimizzare. Così, succede spesso che un bambino si senta dire: «Sei grande, non puoi avere paura come un neonato». Oppure: «Sei un maschio, non devi aver paura come una femminuccia». In queste frasi ci sono ripetuti errori educativi, oltre che stereotipi di genere che non servono a superare la paura e che spesso fanno sentire il bambino sbagliato.

L’intervento dell’adulto deve prima di tutto offrire un senso di sicurezza, poi farlo sentire in grado di affrontare la situazione che lo spaventa. Se un bambino ha paura di partire per la gita scolastica che prevede una notte fuori, il genitore può confortarlo spiegandogli che la prima volta che si dorme fuori da soli è normale avere un po' di timore. Poi però lo deve guidare a superare quest’ansia, per esempio, verificando insieme a lui chi sono le persone che potrebbero sostenerlo in caso di difficoltà (maestri, educatori, compagni); oppure invitandolo a immaginare quali azioni potrebbe fare se avesse bisogno di un supporto, per esempio, telefonare alla mamma per un sostegno a distanza.

Queste azioni, permettono al bambino di immedesimarsi nella situazione critica, di rendere pensabile la sua paura e trovare il modo per gestirla se dovesse presentarsi. In fin dei conti, il lavoro da fare con la paura è proprio questo: pensarla come gestibile e affrontabile.

È qualcosa che da sempre noi adulti insegniamo ai bambini, grazie alle fiabe: in quelle vicende i bambini si allenano a entrare nel territorio della paura, a sperimentarla come sensazione sul proprio corpo, a toccarla rimanendo in una zona protetta (quella della relazione con il narratore) e a sentirsi capaci di non rimanerne travolti.

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