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Redigere un testo a 40 mani: i benefici della scrittura collettiva

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Redigere un testo a 40 mani: i benefici della scrittura collettiva

Dedicarsi a un progetto di narrazione collettiva insegna il valore della cooperazione

Noi siamo così è il titolo del romanzo, edito da Sinnos, che Luisa Mattia autrice e pedagogista insignita del premio Andersen nel 2008, ha scritto con la seconda L della scuola secondaria di primo grado di via Casale del Finocchio, a Roma, in un percorso di incontri durato cinque mesi.

Scrivere insieme, in questo caso, ha significato prima di tutto trovarsi in un contesto preciso: un quartiere periferico della Capitale, dove «quasi te vergogni di dove abiti», perché attaccato a Tor Bella Monaca, spesso al centro di racconti televisivi e giornalistici di cronaca nera. Alla base, dunque, un’identità segnata dall’ambiente in cui si vive, unita a un’altra pressante domanda su di sé, legata alla preadolescenza.

Qui la proposta dell’autrice è stata: «E se provaste con una storia inventata ma che racconti chi siete? Indirizzata agli adulti, a chi non è del quartiere, a voi stessi?».

I ragazzi e le ragazze si sono fidati. E si sono messi al lavoro, guidati dall’esperienza della scrittrice. Usando la narrazione per prendere la parola su di sé e per sé, contro gli stereotipi. «Mi sono sentita potente» ha detto una ragazza all’autrice alla ne del percorso.

Questo progetto di narrazione condivisa in classe nasce da una visione educativa che Luisa Mattia illustra nella postfazione del romanzo e approfondisce nel manuale A scuola di narrazione. Come e perché scrivere con i bambini (Edizioni Sonda), un testo teorico e pratico fondamentale per riflettere sulle motivazioni e il senso di portare in classe un progetto di narrazione collettiva e sulle metodologie, allenamenti ed esperienze che possano portare a progetti strutturati, ma non rigidi: capaci, cioè, di accogliere la naturale propensione narrativa di ogni bambino e di ogni gruppo.

I BAMBINI TRA STORIE ORALI E SCRITTE

Al centro di questo approccio c’è il rapporto naturale e istintivo dei bambini con le storie, modo preferenziale di rappresentare il mondo: per conoscerlo, per saggiare le possibilità dell’interazione con esso, valutarne i limiti e comprendere che cosa succede se si compie un gesto, reale o immaginario.

Le storie dei bambini, fino all’ingresso nella scuola dell’obbligo, sono quelle che si raccontano senza scrittura, fatte di gioco, solitario e condiviso, di disegni, di movimento e di parole e strutture narrative mutuate e continuamente rielaborate da film, cartoni animati, videogiochi, fiabe ascoltate (se sono fortunati) e lessici famigliari.

Mettere i bambini e i preadolescenti nella condizione di scrivere presuppone, dunque, riconoscimento e valorizzazione della loro attività naturale di narratori orali e ludici, di disegnatori, di attori e registi dei loro giochi.

D’altro canto, è importante far capire loro che scrivere una storia destinata a un lettore significa rispettare alcune strutture, un’attenzione che lascia molta libertà ma che richiede vari gradi di riflessione, scelte, consapevolezza, apprendimento. Alla base è importante che ci sia un’esperienza forte di ascolto di buone narrazioni e poi un allenamento che permetta loro di familiarizzare con i diversi passaggi che portano a dare forma a un racconto.

COME SCRIVERE UN TESTO NARRATIVO

Si inizia dalla ricerca delle idee: quali storie ci attraggono? Quali temi? Che cosa vogliamo esplorare, raccontando? Poi si passa alla pianificazione della storia: sarà un giallo, un racconto di fantascienza, un horror? Chi sono i protagonisti? Quale s da affrontano? Quali difficoltà incontrano? Che cosa vogliono? E poi quale stile di scrittura e punto di vista adotteremo?

A questo punto si parte con la stesura: la vera e propria fase di scrittura delle scene che compongono la storia. L’ultimo momento è quello della revisione: in cui si rilegge il testo per controllare coerenza e coesione e mettere a posto l’italiano (editing). Ciascun passaggio può essere più o meno collettivizzato, a seconda del tempo, del progetto, degli obiettivi.

SCRIVERE PER CRESCERE NELLA DEMOCRAZIA

Ma scrivere insieme, oltre a essere un progetto narrativo, è un potente progetto di gruppo, per misurarsi come comunità che impara a cooperare, andando verso una società più equa, come insegna don Lorenzo Milani, che ha proposto il metodo della scrittura collettiva ai suoi alunni per la composizione della Lettera a una professoressa, un testo capace di illuminare alcuni problemi di disuguaglianza (ancora presenti, anche se in forme diverse) nella società e nella scuola italiana e di farlo pensando, discutendo e scrivendo insieme anche del fatto che non si pensa, non si discute e non si scrive abbastanza insieme.

ESERCIZIO SCUOLA PRIMARIA: IL LIBRO VIAGGIATORE

Il libro viaggiatore è un’idea di Renata Balducci, autrice e sperimentatrice appassionata e competente di narrazioni in classe. Questo è un libro che esce dalla classe per entrare nelle famiglie degli alunni e stare qualche giorno in ogni casa. Come procedere? Ecco i passi da fare.

1) La docente scrive e illustra la prima pagina e stabilisce formato e incipit del libro.
2) Poi lo mette in una valigetta che viaggia di famiglia in famiglia: la valigia contiene materiali creativi: carte, colori e fogli per collage, spunti per la parte visiva.
3) Ogni volta che la valigetta torna in classe, si apre il libro, si legge un nuovo capitolo, si discute insieme su come potreb- be continuare la storia (e si danno così alcuni consigli al successivo bambino-viaggiatore e alla sua famiglia). Tra le indicazioni: non chiudere la storia e non iniziarne un’altra. 4) Una volta finito il giro di famiglie e di capitoli, la classe sceglie insieme titolo, copertina, biografia dell’autore-classe e altri dettagli editoriali.
Questa esperienza di scrittura collettiva, piuttosto libera, per- mette alle famiglie di sentirsi parte della classe, può creare collaborazioni tra le famiglie, ispira responsabilità e appar- tenenza, crea dialogo tra bambini e famiglie intorno a ciò che avviene a scuola, sempre mettendo al centro il bambino. Si può adattare alle caratteristiche della classe e alle compe- tenze dei genitori. Può essere un silent book, un libro plurilin- gue o un libro pop-up...

ESERCIZIO SCUOLA SECONDARIA: LO SROTOLO O CADAVERI SQUISITI

Questa proposta, tratta dal libro A scuola di narrazione di Luisa Mattia, può andare bene anche per le ultime due classi della scuola primaria.
Si comincia da un gioco a cui prendono parte dai 2 ai 9 bambini per ogni sessione.
Date un foglio bianco a ogni partecipante. In cima al foglio ogni bambino scrive il nome di un personaggio/protagonista (CHI), poi lo piega in modo che non si veda il nome e lo passa al vicino. Sul foglio che ciascuno si trova davanti, senza leggere che cosa ha scritto il compagno prima, scrive (con CHI) un altro personaggio, continuando il filone della propria sto- ria. Si piega di nuovo e si passa il foglio. I passaggi che seguono prevedono che si scriva sul foglio che ci si trova davanti: DOVE (un luogo), QUANDO (un tempo), CHE COSA FANNO (un’azione), CHE COSA dice lui/lei (una battuta), CHE COSA dice l’altro (una battuta), CHE COSA dice la gente (una terza battuta), la CONCLUSIONE.

A questo punto si avranno da due a nove trame decisamente bislacche (ma chi lo sa?), strane, curiose, casuali, ma trame. Abbozzi di trame, ovvero scheletri di storie con una piccola struttura, sulla quale lavorare di fantasia prima e a cui dare una sostanza e un senso poi.

A partire da quella che piace di più, si può passare alle fasi successive: il lavoro sui personaggi, sui loro conflitti (senza conflitti non c’è storia!), sui luoghi e sugli eventi, sui dialoghi. Gli elementi da pianificare prima di mettersi a scrivere sono almeno quattro: quale storia sto raccontando? Su quale tema? Con quali scelte stilistiche coerenti? Per produrre qua- li significati? A quest’ultima domanda, se si gioca seriamente a fare i narratori, si può rispondere solo... scrivendo!

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