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Poesia a scuola: stringhe di parole allacciate, slacciate e sciolte

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Poesia a scuola: stringhe di parole allacciate, slacciate e sciolte
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Fare poesia a scuola è abituare al silenzio, al sapore delle parole e alla libertà. Letture ed esercizi per esplorare il mondo delle rime.

Nel film Il postino di Massimo Troisi si vede questa scena: il protagonista, con la sua borsa nera piena di lettere e il desiderio di avvicinarsi alla poesia, è seduto in riva al mare con Pablo Neruda e chiede al poeta: «Voi che volete dire... non so se mi spiego... il mondo intero... con il mare, il cielo, la pioggia, le nuvole eccetera eccetera... il mondo intero è la metafora di qualcosa?».

In questa domanda c’è una delle chiavi per aprire un laboratorio di poesia a scuola. Nel laboratorio, infatti, si possono prendere le cose del mondo, viventi o inanimate, e guardarle da un altro punto di vista, buttarle dentro di sé e buttarsi dentro di loro. Si può vedere come diventino metafora di qualcosa, essere sé e rappresentare altro, svelando analogie tra oggetti, paesaggi, dettagli, tra geometrie ed emozioni e aprendo spazi espressivi e di comunicazione.

Esperienze, incontri, passaggi, difficoltà, divertimenti, rabbia, separazioni, contraddizioni, svolte di crescita: nella poesia c’è spazio per tutto ciò che la prosa tratta e che ogni essere umano vive, ma con un linguaggio e una forma che stanno sui margini, sul bordo, al limite.

TRA PAROLE, CORPO, MONDO

La poesia sta sull’orlo del silenzio in una pagina soprattutto bianca che invita a un altro ascolto, occupando poco spazio ma in modo dirompente e richiamando l’occhio del lettore come un “fiammiferino sole”, come dice il poeta Roberto Piumini, che “si accende sul sentiero”. La poesia sta al confine tra linea e suono, dove le parole tornano materia, forma, segno grafico e, così facendo, appaiono rinnovate, capaci di nuovi significati.

Come nell’Alfabetiere di Bruno Munari, in cui ogni pagina è dedicata a una lettera e a ogni lettera una poesia che la culla e ne segue la forma, ne insegue il suono. La poesia sta tra corpo e voce, perché è lì che sentiamo le emozioni, proviamo sentimenti, facciamo esperienza del mondo. È nel respiro che cambia ritmo, nelle sensazioni fisiche, nella percezione sensoriale ed è da lì che possiamo ritrovare quella “frescura al centro del petto” dove percepiamo noi stessi e l’analogia con il mondo fuori di noi.

Questo sguardo fatto di brevità, intensità e obliquità, è raccontato con delicatezza e potenza nel libro Ma dove sono le parole? a cura di Chandra Livia Candiani (con Andrea Cirolla, Effigie editore), poetessa e traduttrice, che qui racconta l’approccio dei suoi seminari di poesia tenuti negli anni a circa 1.400 bambini. Il libro contiene una selezione dei componimenti scritti dai bambini e intervallati da parti che narrano l’esperienza laboratoriale e le riflessioni degli autori.

UNA FETTA D'ANGURIA CHE PARLA D'AMORE

“La poesia può nascere dove si posano i nostri occhi ogni giorno, su una fetta di frutta, il sudore, una scarpa da ginnastica, una bottiglia di latte”. È quanto scrive Chiara Carminati, autrice e poetessa per bambini e ragazzi, nel suo libro Perlaparola. Bambini e ragazzi nelle stanze della poesia (Equilibri).
Carminati sottolinea che la poesia può diventare una casa ospitale per i bambini soprattutto se è scritta per loro, se li riguarda e li coinvolge anche da un punto di vista tematico, non solo stilistico.

A questo proposito, sono a misura di bambini e delle loro esperienze i versi di Bruno Tognolini contenuti nel libro Rime di rabbia e Rime rimedio (entrambi di Salani Editore), ma anche Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno e Acerbo sarai tu di Silvia Vecchini e Marina Marcolin, editi da Topipittori.

DALLA FILASTROCCA ALL'INDOVINELLO

Con i bambini più piccoli le filastrocche indovinello, come quelle verbali e visive dei libri di Ti faccio a pezzetti e di Ti faccio a fettine di Chiara Armellini (Topipittori), sono un modo accattivante per iniziare a entrare nel mondo sonoro, ritmico e fluido della parola e dell’immagine attraverso il gioco. Grazie agli indovinelli in rima, le parole si prendono il tempo di girare negli occhi e nella mente di chi legge per poi portare a una scoperta, a una sorpresa: è un modo, questo, che permette anche di abituare i bambini ai tempi di ricezione della poesia, che si deposita e posa in chi legge e può portarla con sé, con la memoria che si appoggia alla rima.