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Covid-19 e rientro a scuola: come sarà l’inizio del nuovo anno scolastico?

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Covid-19 e rientro a scuola: come sarà l’inizio del nuovo anno scolastico?
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Lezioni con presenze scaglionate, didattica a distanza e utilizzo di spazi pubblici (anche all'aperto): questa la ricetta che trapela dal MIUR per il rientro di settembre, ma rimangono ancora alcune zone d'ombra

Il rientro a scuola a settembre si va sempre più delineando. In queste ore il comitato tecnico scientifico consegnerà ai ministri dell’Istruzione Lucia Azzolina e della Salute Roberto Speranza, il documento atteso. Intanto la task force nominata dalla Azzolina, capitanata da Patrizio Bianchi, ha già consegnato la propria relazione.

COME SARÀ L'INIZIO DELL'ANNO SCOLASTICO?

Ciò che è già certo è che per la primaria e le medie sarà fatta in presenza mentre per le superiori si proseguirà con un tempo a scuola e un tempo di didattica a distanza. Questo almeno per la prima parte dell’anno.
Mentre per i bambini delle elementari e della secondaria di primo grado il ritorno in classe sarà con ingressi scaglionati, lezioni da 45 minuti, gruppi classe ridotti.

Altra indicazione che arriva dalla task force è quella di usare non solo le aule ma anche i parchi, gli spazi all’aperto, i musei, i cinema e i teatri o persino gli oratori, chiaramente adeguati ai nuovi compiti e alle nuove esigenze di sicurezza. Un’anticipazione confermata da Armanda Ferrario, dirigente scolastica e membro del Comitato di esperti di viale Trastevere: «Noi – ha spiegato la Ferrario ai microfoni di Radio1 – ci stiamo muovendo per ridefinire l’unità oraria che non dev’essere necessariamente di 60 minuti in modo tale da poter garantire il tempo scuola a tutti gli studenti. Non entreranno tutti alle otto. Inoltre bisogna utilizzare non soltanto le aule ma anche parchi e giardini, oratori messi in sicurezza e le strutture dei Comuni. Le scuole possono fare accordi per progetti con gli enti locali al fine di integrare la didattica: più musica, più sport, più cinema, più teatro, più arte».

PUNTI CRITICI

Sfugge però qualche “piccolo” particolare alla task – force nominata dalla ministra. La maggior parte del nostro Paese è fatta di piccoli comuni di 2000-3000 al massimo 5 mila abitanti che non hanno a disposizione teatri, cinema o musei. Chi insegna in queste realtà sa che c’è a malapena l’edicola e che l’unico spazio pubblico oltre la scuola è la biblioteca dove c’è spazio per una sola classe. Immaginare l’uso di spazi come gli oratori in questi piccoli paesi è quasi impossibile perché spesso si tratta di strutture che da anni necessitano di ristrutturazione. La realtà che ha ipotizzato Bianchi e la sua squadra è valida solo per le città dove effettivamente ci sono musei, cinema e teatri. Non possiamo pensare di ipotizzare un ritorno a scuola contando sugli spazi pubblici dei piccoli enti locali e delle parrocchie.

Inoltre c’è un altro aspetto che non è stato preso in considerazione dalla task force: la relazione presentata parla di usare parchi e giardini. Ora, a settembre a Bormio (tanto per citare una cittadina di montagna) fa già freddo e qualche volta può anche nevicare. A Crema, a ottobre, si accendono i termosifoni in classe e i primi del mese quando non sono ancora accesi spesso si fa lezione con il cappotto. Come si può immaginare di pensare ad un rientro dicendo di usare parchi e giardini?

Il tema del ritorno a scuola andrà affrontato con maggiore coerenza e con l’Associazione nazionale dei Comuni oltre che con i diretti interessati ovvero le scuole che stanno sul territorio.