Donna Moderna
FocusJunior.it > Focus Scuola > Primi giorni di scuola al tempo del Covid: il reportage del maestro

Primi giorni di scuola al tempo del Covid: il reportage del maestro

Stampa
Primi giorni di scuola al tempo del Covid: il reportage del maestro
Shutterstock

Tra novità, mascherine e tante domande ancora in cerca di risposta, vediamo come si stanno svolgendo le giornate nella "nuova" scuola in convivenza con la pandemia

“Maestro ma tu l’hai misurata la febbre stamattina?”. Non avrei mai immaginato di trovarmi di fronte a questa domanda. Eppure da lunedì, dall’inizio della scuola, ogni mattina con i miei allievi scherziamo sulla temperatura. Un “gioco” che dura poco perché anche i miei alunni hanno imparato che con il Covid c’è poco da ridere. Molti di loro mi hanno raccontato di aver perso uno zio, una nonna, un parente. E ora che son tornati in classe stanno toccando con mano una nuova realtà, una nuova vita.

LA GIORNATA ORDINARIA DI UN MOMENTO FUORI DAL COMUNE

Alle 8,30 quando suona la campanella son tutti pronti con la mascherina. C’è chi porta quella di comunità, chi ce l’ha dei colori della bandiera della pace, chi l’ha siglata con il suo nome e chi porta la classica chirurgica. Fin dal primo giorno hanno capito una cosa fondamentale: non si sarebbero più potuti incontrare tra compagni di diverse classi. Non avrebbero più potuto giocare come prima.

Al suono della campanella tutti in aula entrando ogni classe da un ingresso diverso. La prima accede da quella che fino allo scorso anno era la sala mensa; la seconda e la quarta dall’ingresso principale ma in momenti diversi; la terza raggiunge la sua aula attraverso la palestra e la quinta ci arriva dalle scale anti-incendio. Camminiamo tenendo tutti la destra, senza mai oltrepassare la riga gialla che ci separa dalle altre aule.

La parole d’ordine è: distanza, distanza. La ripeto più di una volta. Provo a fare in mondo che non sia un mio ordine ma una loro scelta frutto di una consapevolezza. In classe tutti seduti. Il metro da bocca a bocca c’è. Sui banchi ogni bambino oltre all’astuccio e al quaderno ha il barattolo di amuchina.

La mascherina, finalmente, si può togliere. Sul banco c’è quella che la scuola dà ogni mattina a ciascun docente e allievo: in tutto son 11 milioni di dispositivi che ogni mattina vengono dati agli studenti e al personale.
“Ragazzi, a scuola è meglio che indossate questa”.

Si parte con le regole: come e quando si va in bagno; come ci si comporta in classe; come si starnutisce; cosa si può portare a scuola e cosa è da evitare (giocattoli, ad esempio). I miei alunni ascoltano con attenzione. Son pronti a tutto pur di tornare a stare insieme. C’è chi tiene la mascherina anche in aula: “L’ha detto la mamma”. Ubi maior, minor cessat. C’è chi invece non la sopporta proprio. Luigi l’ abbassa, poi la rialza appena si alza dal banco per venire alla cattedra ma basta un momento di distrazione per “beccare” Mauro che si spinge fino al banco del compagno, senza mascherina, per sussurrargli qualcosa all’orecchio.

Prima dell’intervallo scatta il “momento” bagno. Si va uno alla volta. Tutti insieme in fila ma lontani. Almeno ci si prova. A qualcuno non scappa la pipì perché l’ha deciso il maestro ma non manca l’occasione per consigliare una lavata di mani in più.

Alle 10,30 intervallo: “Maestro, maestro usciamo?”. E’ una domanda che mi fanno decine di volte finché la  stagione lo consente. Non è più facile nemmeno uscire: ogni classe deve avere il suo spazio, ben delimitato. Guai ad entrare in contatto con il compagno di un’altra sezione. Finita la scuola si vedranno tutti al “parchetto” ma in classe si rispettano le regole. Domani altra prova del nove: il pranzo in classe, il cosiddetto lunch box. “Maestro come sarà il cibo? Chi pulirà il nostro tavolo?”. Son domande alle quali non ho una risposta.

Ogni giorno è una novità. Un esperimento. Una nuova avventura.