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Scuola e tecnologia: mettersi in gioco con la robotica

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Scuola e tecnologia: mettersi in gioco con la robotica
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Come per il coding, anche la robotica richiede competenze che aiutano a sviluppare il pensiero logico dei bambini in modo coinvolgente.

La robotica potrebbe apparire un argomento difficile soprattutto per bambini della scuola dell’infanzia o della primaria, un tema da ingegneri, tecnologi che si affronta in laboratori sofisticati, lontani dalle aule scolastiche. Al contrario, usare i robot, interagire con loro e, in alcuni casi, perfino costruirli è alla portata dei nostri studenti più giovani.

Come per il coding è necessario interagire con una macchina e quindi si deve imparare a usare il linguaggio in modo rigoroso. Si tratta di competenze che aiutano a sviluppare il pensiero logico, ma nello stesso tempo coinvolgono moltissimo i bambini perché per loro sono attività divertenti.

NUOVE FRONTIERE

Seymour Papert quando inventò Logo lo immaginò come un vero e proprio ambiente di apprendimento, dove la tartaruga si muoveva sullo schermo eseguendo semplici comandi come avanti, indietro, destra, sinistra. Poi quella tartaruga è diventata un robot che si muove sul pavimento e può seguire dei percorsi.

La Lego è stata una delle prime case produttrici che ha messo a disposizione delle scuole strumenti per assemblare robot e per interagire con loro. Oggi ce n’è una vasta gamma per tutte le età e varie difficoltà. L’interazione con i robot avviene attraverso una serie ordinata di istruzioni, costruite utilizzando la logica del coding: quindi coding e robotica sono strettamente collegati tra loro. Per fare in modo che il robot esegua alcune azioni, bisogna dargli delle istruzioni in modo preciso e rigoroso. Quando non esegue i movimenti o le azioni che ci aspettiamo occorre rivedere il programma e le istruzioni che gli abbiamo fornito e provare di nuovo.

Per la scuola dell’infanzia e della primaria vi sono diverse possibilità: da quelle più semplici, a quelle più spettacolari come i piccoli robot umanoidi. Tra questi il più famoso è Nao, il robottino alto poco più di 50 cm, progettato una decina di anni fa, che è stato il protagonista di numerose iniziative nelle scuole di tutto il mondo.

ROBOT E IMMAGINAZIONE

Un capitolo a sé merita la robotica creativa. In questo caso non si usa materiale strutturato. Quindi non vengono utilizzati kit predisposti, ma tutto viene realizzato con materiale di recupero, quasi tutto tecnologico. La robotica creativa si basa su due step principali: lo smontaggio di materiali di riciclo elettronici e successivamente la fase di vera e propria progettazione del nuovo oggetto.

Si utilizzano componenti facili da trovare e di diversa difficoltà. Per esperienze avanzate si usa la scheda Arduino e sensori come Picoboard che si può usare con Scratch, il linguaggio più usato nella scuola primaria per il coding.

A testimonianza che la robotica creativa è alla portata di tutti, basti vedere le bellissime esperienze condotte nella scuola dell’ospedale pediatrico Gaslini di Genova: «Il bambino scopre, giocando, che tutti i pezzetti di oggetti rotti e riciclati possono essere riassemblati e dare vita a nuovi manufatti belli e funzionanti. Il bambino si immedesima e vede con positività il percorso di cura che lo porterà alla guarigione» dice Immacolata Nappi, insegnante nella scuola in ospedale.

Naturalmente è necessario che gli insegnanti frequentino un corso di formazione, ma soprattutto che abbiano ancora voglia di giocare con la consapevolezza che non stanno perdendo tempo rispetto alle tradizionali materie di insegnamento e che stanno lavorando sulle intelligenze dei loro studenti.

Per chi è interessato consiglio di collegarsi alle scuole che già operano con la robotica per condividere esperienze e per frequentare corsi (www.roboticatoscana.it; www.robocupjr. it; www.roboticaeducativa.it)