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Licheni: le nostre sentinelle ambientali

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Licheni: le nostre sentinelle ambientali
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Organismi un po' piante e un po' funghi che celano parecchi "poteri". Lo sapevate ad esempio che possono aiutarci a misurare l'inquinamento dell'aria? Ecco le caratteristiche dei licheni e un lab da fare con la classe

  • Licheni: un po' piante, un po' funghi
  • I "poteri" del lichene
  • Indicatori atmosferici
  • Lab: costruiamo un rilevatore dell'aria

LICHENI: UN PO' PIANTE, UN PO' FUNGHI

Vi sarà certo capitato, facendo una passeggiata in un bosco, in un parco o in un viale, di notare macchie verdi, gialle, grige o arancioni sui tronchi delle piante. Si tratta di licheni, quegli organismi che, come è noto, costituiscono insieme ai muschi l’alimento privilegiato delle renne nelle distese della tundra artica. I licheni li troviamo spesso anche sulle rocce e sui tetti di certe case, oltre che sul terreno, come capita appunto nella tundra. Sono organismi molto particolari perché, in realtà, sono a cavallo tra due regni: quello vegetale e quello dei funghi.

Si tratta di un’associazione di due viventi che, come spesso capita in natura, si danno vicendevoli vantaggi. Scientificamente il termine esatto è simbiosi. I licheni sono quindi formati da un’alga che costituisce la componente vegetale e da un fungo e sono così microscopici e strettamente intrecciati tra loro che sono indistinguibili a occhio nudo e costituiscono appunto un nuovo organismo: il lichene.

L’alga, come tutti i vegetali, svolge la fotosintesi, cioè acchiappa l’energia solare trasformandola in energia chimica e quindi in nutrimento; d’altra parte i sottili filamenti del fungo, che funzionano come una sorta di spugna, trattengono l’acqua e il suo mini “laboratorio chimico” permette l’elaborazione dei sali minerali utili alla parte vegetale del lichene. Infine, il fungo permette un buon ancoraggio ai più diversi substrati vegetali e minerali.

I "POTERI" DEL LICHENE

Tra le particolarità dei licheni, che sono rappresentati in natura da 13.000 specie diverse diffuse in tutto il mondo e in ogni ambiente, c’è la grande capacità di resistere ai grandi freddi così come al caldo estremo, tanto che il loro intervallo di sopravvivenza varia da temperature che vanno da –200° C a +100° C. Inoltre, i licheni, che hanno una crescita molto lenta, accumulano le sostanze inquinanti e proprio questa caratteristica ne fa dei bio-indicatori, ovvero organismi molto sensibili all’inquinamento e quindi in grado di segnalare la qualità dell’aria. I licheni hanno sensibilità differenziata all’inquinamento secondo le specie, ma tutti, per il fatto di accumulare sostanze tossiche, tendono a morire se immersi in un ambiente troppo inquinato, in particolare dai gas di scarico dei mezzi motorizzati.

INDICATORI ATMOSFERICI

È poi interessante constatare come i licheni abbiano mostrato nella storia la loro versatilità di utilizzo: coloranti, alimenti, lieviti, veleni, cosmetici, medicinali, eccetera.

Ma cercando di conoscerli un po’ meglio è possibile dividerli in tre grandi gruppi: quelli crostosi che si presentano come crosticine o puntini difficili da sollevare dal substrato, fogliosi che assomigliano a foglioline, e infine fruticosi, simili a cespuglietti pendenti dai rami degli alberi. In generale quelli fruticosi sono i più sensibili all’inquinamento, per cui è più probabile trovarli percorrendo sentieri in zone di montagna lontane da traffico e dai centri abitati.

Ma tornando alla caratteristica più interessante dei licheni, essi fungono da “sentinelle dell’aria pulita” e con il metodo I.A.P. (Index of Atmospheric Purity) si potrà chiedere alla classe di provare a immergersi nei panni dello scienziato misuratore dell’inquinamento. L’esperienza proposta agli alunni potrà essere svolta ovunque ci siano alberi: boschi, ma anche parchi cittadini, viali, sentieri di montagna o strade di campagna. Naturalmente potrà anche capitare, purtroppo, di non trovare nemmeno l’ombra di un lichene, soprattutto in certi contesti urbani, per quanto attentamente vengano cercati. In quel caso si dice che è una zona di “deserto lichenico” e di sicuro l’aria non è di buona qualità.

LAB: COSTRUIAMO UN RILEVATORE DEL L'ARIA

Fase 1

Costruiamo il reticolo misuratore della frequenza dei licheni.

MATERIALE

  • Tre bastoni lunghi 50 cm
  • Spago
  • Forbice
  • Righello.

SVOLGIMENTO

  • Si prende il primo bastone e si legano sei pezzi di spago a 10 cm di distanza uno dall’altro. Per la lunghezza considerate che tra un bastone e l’altro ci devono essere 15 cm di spago.
  • A questo punto si prende il secondo bastone e vi si legano le estremità libere dei sei pezzi di spago, sempre distanti 10 cm uno dall’altro.
  • Si ripete ora l’operazione sul secondo bastone, legando altri sei pezzi di spago negli stessi punti in cui i precedenti sei sono stati uniti al secondo bastone.Anche in questo caso ogni pezzo di spago deve essere lungo 15 cm.
  • Si termina ora la costruzione utilizzando nello stesso modo il terzo bastone.
  • Si sarà così realizzato un reticolo con dieci spazi rettangolari uguali di 10 x 15 cm.
  • Nel caso in cui si usino invece di bastoni pezzi di bambù, si possono praticare alcuni fori in cui far passare lo spago e alla fine fissare con nodi.

Fase 2

Procediamo al rilevamento dei licheni e risalire alla qualità dell’aria.

MATERIALE

  • Reticolo realizzato precedentemente
  • Penna
  • Schede di rilevamento
  • Scheda di riferimento del sistema I.A.P.
  • Lente di ingrandimento.

SVOLGIMENTO

Per applicare in modo completo il metodo e redigere carte di qualità dell’aria di un certo territorio.

  • Occorrerebbe scegliere tre o quattro piante per ogni postazione e almeno nove postazioni, ma nel nostro caso possiamo accontentarci anche di una sola postazione.Si scelgono alberi il più possibile ricchi di licheni e si appoggia il reticolo ben aderente al tronco a circa un metro di altezza dal suolo scegliendo la zona dell’albero in cui ci sono più licheni.
  • Poi si contano i rettangoli in cui compare un certo lichene. Se è condiviso tra due o più rettangoli, si contano tutti i rettangoli in cui si trova; al contrario se ci sono più macchie dello stesso lichene nello stesso rettangolo si conta 1 (tabella 1). Si passa, quindi, a un secondo lichene e così via. Non è necessario conoscere in nomi dei licheni: è sufficiente rendersi conto che siano differenti.A tale scopo possono essere utili immagini tratte da Internet o consultare il sito della Società Lichenologica Italiana (www.lichenologia.eu) che ha anche una sezione didattica.
  • Quindi si confronta la somma dei valori ottenuti, cioè l’ I.A.P., con quelli di una tabella apposita /ad esempio quella mostrata sul sito Arpa Umbria) e si dà il voto all’aria! Nelle carte tematiche realizzate da molti Comuni che hanno utilizzato questo metodo, le zone con lo stesso valore di I.A.P. sono caratterizzate dallo stesso colore: rosso indica deserto lichenico ovvero qualità dell’aria pessima (I.A.P. minore di 1); blu scuro aria pulitissima (I.A.P. uguale o maggiore a 43). In mezzo ci sono tutte le altre situazioni intermedie.