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Le scuole piccole hanno bisogno di tecnologia per sopravvivere

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Le scuole piccole hanno bisogno di tecnologia per sopravvivere
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In molti casi l’uso delle tecnologie ha portato all’annullamento delle distanze, superando l’isolamento di piccolissime realtà. Per questo l'Istituto Nazionale Documentazione Innovazione e Ricerca ha redatto un "manifesto" per cercare idee e soluzioni che costruiscano un vero ambiente di apprendimento

In genere le scuole piccole, quelle cioè con pochi studenti, presenti soprattutto nelle isole e nelle zone di montagna, rappresentano un “problema” per il sistema scolastico italiano più che una opportunità. In un periodo di “razionalizzazioni” con l’imperativo di ridurre le spese il primo obiettivo in genere è quello di chiuderle. Ma chiudere queste scuole spesso significa desertificare interi territori dove rimangono solo anziani mentre le famiglie giovani senza la scuola sono costrette a trasferirsi.

Uno dei grandi vantaggi che l’uso delle tecnologie ha portato è rappresentato proprio “dall’annullamento delle distanze” e quindi dalla possibilità di superare l’isolamento. Le tecnologie quindi proprio in situazioni a volte estreme possono essere risolutive.

IL CASO MARETTIMO

Una delle prime esperienze di uso delle tecnologie nelle piccole scuole ebbe una origine casuale e quanto mai originale più di dieci anni fa quando in una piccola isola delle Egadi, Marettimo, l’unica figlia dell’unico panettiere dell’isola aveva terminato la scuola elementare. La scuola media nell’isola non esisteva ed inoltre Jessica aveva solo un compagno di scuola della stessa età, Gaspare; costituire una scuola media con solo due studenti avrebbe significato avere insegnanti tre volte più numerosi degli studenti. La famiglia di Jessica era costretta a trasferirsi e l’isola a rimanere “senza pane”.

Il primo modello che fu realizzato nacque quindi sulla base di una emergenza tanto improvvisa quanto singolare. La scuola fu collegata attraverso una LIM con una telecamera a due scuole di Firenze e, con la presenza di due tutor, Gaspare e Jessica portarono avanti il loro anno scolastico.

Le tecnologie servirono ai due studenti per fare a distanza tutte quelle materie per le quali non avevano insegnanti: suonavano a Marettimo e l’insegnante a Firenze che li ascoltava e vedeva correggeva i loro errori; facevano i “compiti in classe” di spagnolo con i ragazzi di Firenze e con loro li correggevano e venivano interrogati. Un modello scolastico ancora “tradizionale” ma tenuto in piedi dalle tecnologie.

IL PROGRESSO CHE SPERIMENTA, UNISCE E OFFRE OPPORTUNITÀ

Le tecnologie avevano permesso a questi ragazzi di superare anche l’isolamento e di trovare amici lontani ma presenti nella loro vita scolastica di tutti i giorni. E anche per gli studenti di Firenze questa esperienza aveva rappresentato un arricchimento: avere come compagni di scuola ragazzi che vivevano di mare, che si muovevano liberi nell’isola dove non c’erano auto, che andavano sul molo a pescare calamari per la cena, era stata una finestra su un mondo diverso e quasi fantastico. Poi ci furono gli incontri a Marettimo e a Firenze e in questo modo Jessica e Gaspare completarono la scuola media con risultati soddisfacenti.

Nello stesso modo fece Niki costretto a vivere su una barca da una grave forma di allergia collegato via satellite con la scuola media di Capaci ed altre esperienze simili. Quindi un modello che grazie alle tecnologie (per la verità all’epoca ancora traballanti) aveva permesso a queste scuole non solo di sopravvivere ma di sperimentare nuove modalità, di superare l’isolamento sociale mantenendo tutti i vantaggi del vivere nel loro splendido habitat naturale. Dopo anni oggi la scuola è ancora in piedi e gli studenti hanno fatto l’esame di terza media con il loro IPad.

Da questa esperienza abbiamo imparato molto. Alcune cose hanno certamente un valore generale che si può estendere a tutte le realtà isolate: grazie alla tecnologia, ai collegamenti sempre più veloci si può superare l’isolamento, confrontarsi con altre scuole, fare attività comuni e vivere una realtà “sociale” più ampia.

La LIM attraverso la telecamera ed i microfoni rompe le pareti e permette di entrare nell’aula dell’altra scuola. Altre invece hanno un valore aggiunto solo se si applicano a realtà molto particolari. Il “modello Marettimo” è replicabile ed utile solo nelle scuole medie o nelle superiori dove si supplisce alla mancanza di insegnanti in presenza appunto con i collegamenti e con insegnanti di altre scuole.

SCUOLE PICCOLE E PLURICLASSI

Le classi delle scuole elementari piccole vivono invece un’altra realtà: quella della pluriclasse. Questa è la realtà più numerosa e prevalente. In genere cercano di organizzarsi secondo il modello tradizionale, parallelizzando cioè le attività delle diverse “classi” presenti. Riproducono quindi il modello delle sorelle maggiori: i ragazzi di seconda fanno il programma di seconda, quelli di quinta il loro.

L’insegnante si divide tra i diversi gruppi e cerca di organizzare il lavoro in modo che mentre quelli di seconda fanno un compito lei possa correggere i compiti di quelli di quinta e viceversa con una continua rotazione. Tante classi in parallelo che quindi rispetto al modello scolastico delle scuole più grandi, scontano una evidente “inferiorità” di partenza che cercano di colmare con una continua e spesso affannosa ricorsa. In questo caso l’uso delle tecnologie permette certamente di superare la distanza ed allargare l’ambiente sociale degli studenti ma poi l’organizzazione didattica resta la stessa e la scuola piccola vive questa “sudditanza” verso le sorelle maggiori cercando di imitarne il modello.

IL "MANIFESTO" DI INDIRE

INDIRE - Istituto Nazionale Documentazione Innovazione e Ricerca - ha preparato un Manifesto per le Piccole scuole al quale hanno aderito centinaia di scuole e reti di scuole che cercano soluzioni, condivisioni, collaborazioni, modalità per valorizzare le tante potenzialità ed i “caratteri originali” di queste realtà scolastiche che coinvolgono oltre un milione di studenti.

È evidente che oggi sia l’evoluzione della rete e la velocità dei collegamenti sia le tecnologie disponibili permettono anche agli studenti delle realtà più isolate, di vivere la scuola “entrando” in un ambiente sociale più grande, confrontandosi con altri studenti e quindi di superare agevolmente un ambiente sociale ristretto che specialmente nella scuola secondaria può rappresentare un limite importante. Il grande schermo della LIM è lo Stargate, la porta che ci permette di entrare nell’altra classe, di fare i compiti con gli altri, di essere interrogati ma anche di fare insieme la “ricreazione”, di parlare con nuovi amici che poi si sentono a casa sui social.

Le soluzioni tecnologiche oggi disponibili infatti sono numerose e la qualità dei collegamenti permette di ottenere ottimi risultati anche in zone dove non arriva la fibra e quindi non sono disponibili i collegamenti veloci alla rete si supplice con il satellite.

Naturalmente anche in questo caso le soluzioni tecnologiche intervengono a supporto dei processi di innovazione che interessano tutte le scuole italiane. La scuola del domani avrà una organizzazione dello spazio e del tempo del tutto diversa, probabilmente non avrà più le classi e una organizzazione dell’apprendimento basato diversamente. Le scuole piccole in questa prospettiva partono “avvantaggiate”.

L’obiettivo del Manifesto delle Piccole Scuole dunque è quello di costruire un vero “ambiente di apprendimento” sfruttando proprio la loro apparente “debolezza”. Ma per questo dovremo smontare l’idea radicata negli insegnanti del “programma”, lavorare per “progetti educativi” (in questo quello che avviene in Finlandia rappresenta un riferimento molto interessante), valutare le competenze, centrare l’attività sulle “prestazioni autentiche”, sui “compiti di realtà”. Insomma cercare di anticipare il futuro.

Tutto questo senza le tecnologie non sarebbe possibile a testimonianza che il dibattito al quale assistiamo soprattutto sui quotidiani è spesso pieno di luoghi comuni e non tiene conto che la scuola è una realtà complessa ed articolata.

Focus Scuola è il nuovo mensile per gli insegnanti del Gruppo Mondadori, un magazine rivolto a tutti i docenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado, per aiutarli ad affrontare le nuove sfide dell’insegnamento nell’era digitale. La rivista propone approfondimenti sugli ultimi studi scientifici e pedagogici, ma anche idee di buone pratiche sperimentate in Italia e nel resto del mondo dai singoli insegnanti e fornisce spunti su didattiche innovative e sull’uso della tecnologia in classe

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