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Educazione ai media: hate speech e linguaggio della generazione Z (Lab)

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Educazione ai media: hate speech e linguaggio della generazione Z (Lab)
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Partendo dal progetto musicale della trapper Chadia Rodriguez analizziamo in classe caratteristiche ed effetti dell'hate speech

  • Hate speech: riconosciamolo
  • La guerra di Chaida contro l'odio in rete (Lab)

HATE SPEECH: RICONOSCIAMOLO

Bella così della rapper Chadia Rodriguez è un singolo contro la violenza, soprattutto verbale. Il testo della canzone nasce dopo un’esperienza traumatica per l’artista, bombardata per mesi da hate speech, con messaggi denigratori sulla sua etnia, fisicità, libertà d’espressione, sesso e professione lavorativa. Qualche esempio: “Zingara”, “Troia”, “Però mangia”, “Che lurida schifosa”, “Finché esiste Chadia il femminicidio non può essere illegale”.

LA GUERRA DI CHADIA CONTRO L'ODIO IN RETE (LAB)

Tema specifico: Il linguaggio d’odio e le sue conseguenze nella vita reale.

Tema generale: Riflessione metalinguistica sul rapporto tra parola, empatia e forme d’odio che prendono vita nel web.

Procedimento:

  • L’insegnante o uno studente che si offre volontario legge in classe il testo della canzone e, dopo aver brevemente introdotto la vicenda che ha coinvolto l’artista, inizia a commentarlo soffermandosi sulle parole d’odio più eclatanti riproposte nel testo.
  • In classe l’insegnante proietta i documenti del progetto legati alla canzone che sono pubblicati sul profilo ufficiale dell’artista (Instagram e YouTube).
  • L’insegnante avvia in classe una riflessione sul fenomeno dell’odio, soffermandosi in particolare sulla difficoltà che oggi le persone riscontrano nel riconoscere e soprattutto definire il discorso d’odio.
  • Insieme si ripercorrono tutti i punti del Manifesto della comunicazione non ostile di Parole O_Stili, chiedendo un commento personale per ogni punto.
  • La classe si divide in gruppi (massimo tre) e per ogni gruppo l’insegnante assegna il seguente compito: sottolineare le parole più offensive presenti nel testo. Una volta selezionate e proiettate sulla LIM l’insegnante avvia un dibattito per ciascun termine: quante volte ti è stata detta questa parola? Da chi? Come ti ha fatto sentire? Quante volte l’hai usata tu per offendere consapevolmente qualcuno? Quante volte l’hai condivisa sui tuoi social sotto un post in forma di commento per rinforzare la posizione di qualche utente o amico? Ti sei chiesto perché l’hai fatto?
  • In un’intervista al portale Treccani.it, Chadia ha dichiarato di aver ricevuto insulti molto gravi sui social: «Mi hanno scritto: “Hai visualizzazioni perché fai vedere il culo” oppure “Datti al porno”. Perché? Perché sono a mio agio con il corpo e non lo voglio nascondere? Cerco di andare oltre, come ho voluto fare con Bella così. E se a leggere quei messaggi ci fosse stata una ragazza più fragile di me?». L’insegnante avvia un dibattito in classe su alcuni aspetti legati al discorso d’odio emersi nell’ambiente trap e pone agli studenti le seguenti domande: trovate che nei testi dei trapper si faccia un uso di epiteti denigratori molto spinti? Nei confronti di chi e perché? Le canzoni rap e trap per essere considerate tali devono per forza contenere termini o espressioni legate al discorso d’odio?
  • L’insegnante spiega il caso mediatico relativo al brano Si chiama Gioia di Junior Cally, rapper in gara alla 70esima edizione del Festival di Sanremo, leggendo alla classe il testo della canzone, poi pone una domanda aperta: come mai il testo ha creato così scalpore nel pubblico? In seguito, l’insegnante leggerà alcuni articoli di testate nazionali che si sono occupati del caso: esiste un linguaggio d’odio nel rap e della trap? Cosa si può dire e cosa no? Soprattutto, perché?
  • A questo punto, individualmente ogni studente rifletterà per 15 minuti massimo su un brano rap o trap che meglio evidenzia questo aspetto, selezionando all’interno del testo cinque espressioni più eclatanti che possono rientrare nel discorso d’odio.
  • A turno, l’insegnante chiederà allo studente: perché hai scelto questi termini o espressioni? Sono rivolti a una persona specifica o a un gruppo di persone? Che cosa intendeva affermare l’autore o l’autrice del brano? Nel tuo quotidiano, utilizzi questi termini o espressioni? Come reagiscono le persone?

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Testi di di Beatrice Cristalli e Maria Antonietta Ferraloro