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Gherardo Colombo: “La scuola ha un ruolo educativo”

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Gherardo Colombo: “La scuola ha un ruolo educativo”
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Secondo l’ex magistrato, le regole non devono essere imposte come un divieto, bensì come uno strumento per raggiungere un fine comune.

Tutti lo ricordano come uno dei magistrati che condusse nei primi anni Novanta l'operazione “Mani Pulite” alla Procura di Milano, ma Gherardo Colombo è molto di più. Da quando, nel 2007, ha appeso al chiodo la toga, ha scelto di dedicare quasi interamente il suo tempo a incontrare i bambini e i ragazzi nelle scuole per parlare loro della Costituzione e per fare educazione alla cittadinanza. Un lavoro che svolge gratuitamente, insieme ad alcuni amici con i quali ha fondato l’associazione Sulle Regole.

Incontrarlo non è stato facile a causa dei continui impegni che riempiono la sua giornata: è infatti volontario presso la casa circondariale San Vittore di Milano, coordinatore del Comitato per la legalità, la trasparenza e l’efficienza della pubblica amministrazione del Comune del capoluogo lombardo e presidente dal 2009 della casa editrice Garzanti.

L'INTERVISTA A GHERARDO COLOMBO

Di fronte ai diversi episodi di violenza da parte dei ragazzi sugli insegnanti, ma anche dei genitori, si sentono spesso commenti di questo tenore: «Mancano le regole». Pensa che sia vero?
«Credo che di regole ce ne siano troppe. La pubblica amministrazione è spesso soffocata dalla burocratizzazione. Il proliferare delle leggi, a mio parere, deriva dalla scarsa fiducia che le persone hanno l’una dell’altra e nei confronti delle istituzioni. Quello che manca è una cultura delle regole intesa come educazione a osservare il modello di vita in comune indicato dalla Costituzione».

Allora, serve una maggiore cultura delle regole per i ragazzi?
«Gli essere umani nascono tabula rasa, si portano dietro solo i geni dei genitori. Come crescono dipende dall’ambiente che li circonda e dall’istruzione che ricevono. Quando i ragazzi mettono in atto comportamenti scorretti è perché questi sono considerati culturalmente accettabili da parte dei genitori e dell’ambiente in cui vivono. Sono i genitori che, insieme a tante altre agenzie educative, formano i ragazzi. Allo stesso tempo quest’ultime contribuiscono a validare la cultura attraverso i loro modi di fare e le relazioni che hanno con gli altri ragazzi».

Famiglia e scuola: chi ha più responsabilità?
«Credo che la responsabilità maggiore sia della scuola perché è la principale agenzia educativa. I ragazzi stanno più tempo con gli insegnanti che con mamma e papà. mamma e papà. I genitori, inoltre, non devono prendere una patente per esercitare il loro ruolo, mentre gli insegnanti dovrebbero essere preparati a educare. Ma oltre alle eccellenze, che certo non mancano, esiste anche una sorta di pressapochismo educativo e spesso la scuola continua a insegnare molte cose contrastanti con la Costituzione. Faccio un esempio: alla primaria, dove spesso sono invitato a parlare di regole e Costituzione, molte volte gli insegnanti mi mostrano orgogliosi i tabelloni delle regole elaborate con i bambini e quasi sempre iniziano con “non”. Non è questo il modo con cui la Costituzione ha pensato di proporre le nostre relazioni. La regola non deve essere vissuta come un divieto, ma come uno strumento per raggiungere i fini che ci si propongono».

In questi giorni l’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani, ha consegnato al Parlamento oltre 78 mila firme raccolte a sostegno della proposta di legge per l’introduzione dell’educazione alla cittadinanza tra i banchi di scuola come materia vera e propria. Lei è d’accordo?
«Chi la insegnerà? Chi ha le capacità per educare alla cittadinanza e alla Costituzione? Questa è la domanda
da porsi. Va svolto un lavoro di formazione delle persone che sono destinate a svolgere questa funzione. Sono pochissime in Italia e nel mondo della scuola le persone che conoscono bene la Costituzione. In un Paese normale non sarebbe necessario fare un corso di educazione alla cittadinanza e alle regole separata dalle altre materie, ma in una situazione come la nostra, diventa necessario dedicare un tempo apposito».

Immagini di essere un insegnante di una scuola primaria, quali regole insegnerebbe ai suoi alunni?
«Nel libro Sono stato io! (Salani Editore), di cui sono coautore insieme ad Anna Sarfatti, viene descritta l’esperienza di Licia Di Blasi, una maestra di Bolzano di quinta elementare. Ha accompagnato i suoi bambini a stabilire le regole della loro classe. I bambini hanno fatto da soli, senza interferenze della maestra. Bisognerebbe fare così: accompagnarli a definire le regole. Sono capaci, glielo assicuro. Agli insegnanti spetta di stimolarli a pensare e a fare esperienza».