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Gestire la classe con l’empatia – Webinar di Focus Scuola (25/3/2021)

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Giovedì 25 marzo, alle 17 si è tenuto il webinar gratuito per gli insegnanti di Focus Scuola sulla piattaforma Zoom, relativo alla gestione della classe. Relatore: Stefano Rossi

Il webinar offre agli insegnanti strumenti specifici per lavorare sul cervello emotivo della classi difficili di oggi. Ogni classe ha due cervelli:

  • il cervello cognitivo dell’apprendimento;
  • il cervello emotivo in cui abitano emozioni, sentimenti ma anche bisogni, conflitti e altre forme di disagio.

Questi due cervelli danzano insieme e se trascuriamo la dimensione affettiva raccoglieremo in classe i due volti dell’analfabetismo emotivo:

  • le classi nella tempesta (ingovernabili e tumultuose per il troppo pathos);
  • le classi nella nebbia (apatiche, lontane e irraggiungibili per il poco pathos).

Nel webinar abbiamo approfondito alcuni degli strumenti del Metodo Rossi della Didattica cooperativa®: le card dei sentimenti e i riti di empatia. Le card dei sentimenti sono 80 card divise in 4 universi affettivi che consentono di coltivare l'etica dell'empatia: non un semplice "fare insieme" ma un più profondo "prendersi cura" gli uni degli altri.

Le attività proposte sono spendibili per tutti gli ordini scolastici e si sono già dimostrate efficaci sia nella didattica in presenza che a distanza.

Anche in questo anno così difficile possiamo e dobbiamo avvolgere la nostra classe con la coperta calda dell'empatia.

Relatore: Stefano Rossi;  psicopedagogista, scrittore e formatore tra i più apprezzati nel panorama pedagogico italiano. Ha ideato il Metodo Rossi della Didattica cooperativa® su cui ha formato 400 scuole e oltre 50 mila insegnanti.

I CONTENUTO DEL WERBINAR

Ci sono classi difficili? E come si gestisce l'empatia in classe a distanza? Con questi interrogativi si è apero il webinar condotto da Sarah Pozzoli, direttore di Focus Scuola e Stefano Rossi, pedagogista con più di 15 anni d'esperienza da educatore.

  • PREMESSA
    Il tema della Didattica a Distanza ha infatti riconfigurato il tema dell'oppositivo, che se in presenza ha la forma del grido dirompente, del chiasso, della turbolenza che disturba la lezione, a distanza si trasforma in un personaggio silenzioso, che evapora dietro allo schermo. L'empatia può essere la chiave? Sì, ma prima di  bisogna chiarire bene che cosa sia questa empatia.
  • EMPATIA
    Per un insegnante - dice Stefano Rossi - l'empatia non è uno stile comunicativo, non è una tecnica, ma una verità del sentire. Oggi è più difficile insegnare che in passato perché in questi ultimi anni assistiamo - per utilizzare una metafora - “all'evaporazione della pedana”, quel rialzo fisico dov'era collocata la cattedra che però rappresentava anche un rialzo simbolico, un piccolo piedistallo che sottolineava l'autorevolezza della figura del docente, al quale bastava un colpo di tosse per ristabilire l'ordine. Senza questa pedana (fisica e metaforica) l'insegnante si trova ad essere trattato dai suoi studenti come un loro pari, un “re nudo e senza corona”, privato della loro autorevolezza aprioristica. L'empatia deve dunque aiutare a gestire questo difficile rapporto ormai paritario, ma per farlo occorre essere autentici nel proprio intento. A tal proposito Stefano ha raccontato un episodio molto significativo vissuto negli anni in cui faceva l'educatore di strada nella periferia di Milano.
  • L'EPISODIO
    Dopo aver invitato un sedicenne all'apertura del centro per i ragazzi del quartiere, questo giovane ha iniziato a insultarlo, sputandogli per ben due volte sui pantaloni. Ovviamente la prima reazione dell'educatore è stata quella di chiedersi il più classico dei “ma chi me lo fa fare?”. La risposta però fu la conferma di voler andare avanti e insistere con la sia missione. Così con un po' d'ironia si rivolse al giovane e gli chiese di concedergli solo quattro minuti per ascoltare la sua proposta. Alla fine però, fu proprio il ragazzo a raccontare la propria storia e a dirgli “forse ti devo delle scuse. “Hai gli occhi sinceri. Ho dato a te lo sputo che dovevo a mio padre”.
    Nel giro di dieci minuti si è passati dallo sputo ad un racconto così intimo. Perché? Perché si vedeva che Stefano ci teneva davvero a lavorare con i ragazzi.
    La relazione dunque era cominciata con un errore comunicativo, ma la verità - l'autenticità del desiderio di Stefano di aiutare - aveva fatto sentire all'interlocutore te che aveva davanti una persona autenticamente interessata. Quindi non esistono tecniche comportamentali con le classi difficili: funziona la verità del cuore. I ragazzi difficili non testano la nostra autorità, ma se teniamo veramente a noi.
  • LO SGUARDO EDUCATIVO
    La scuola deve quindi istruire o educare? Per Stefano Rossi aa ragione Galimberti: i sentimenti hanno bisogno di apprendimento culturale. AIla mancanza di questo si va incontro all'analfabetismo emotivo, che è una diretta conseguenza della moderna tendenza a favorire la prestazione (la performance) rispetto al sentimento, che spesso viene considerato estraneo alla dimensione scolastica. Come possiamo però formare un cittadino etico e proattivo se insegniamo le leggi ma non le leggi dei sentimenti. Se un cuore non è capace di capire ciò che prova, come può empatizzare e imparare ad agire in relazione con l'ambiente che lo circonda?
    Le emozioni traumatizzano le lezioni, volente o nolente, quindi per arrivare alle menti occorre fare un passaggio in più.
  • DIFFERENZA TRA EMOZIONI E SENTIMENTO
    Le emozioni - spiega Rossi - sono un fuoco d'artificio, tanto intense quanto instabili. I sentimenti sono un ponte d'empatia, più delicato e più stabile, che crea legami. Per Baumann la nostra società ha scelto le emozioni in luogo dei sentimenti, dunque bisogna tornare ad educare i sentimenti.
  • CARD DEI SENTIMENTI
    A questo punto Stefano Rossi ha cominciato ad esplorare alcuni aspetti del suo approccio educativo. Il primo riguarda l'adozione delle Card dei Sentimenti, 80 carte divise in quattro universi: Sorriso, Lacrime, Fuoco e Tremore. La logica è che le emozioni non bastano ad educare un cuore. Nell'universo della lacrima, ad esempio i ragazzi possono trovare la card “mi sento sfinito" o “mi sento inadeguato”, in quello del fuoco “mi sento arrabbiato”, “mi sento geloso” e così via. Queste carte possono essere utilizzati in diverse attività:
    - "La pausa dei sentimenti": uno sporadico appuntamento in cui si riserva una lezione a condividere uno ad uno i propri stati d'animo tenendo conto che anche le emozioni reputate come negative possono stimolarci ad azioni in grado di migliorare la nostra condizione
    - "Quella volta in cui": dove gli studenti pescano a casa una card e dicono quando hanno provato quel determinato sentimento. Sono attività che si possono fare anche a lavoro o negli uffici.
    - "Indovina che cosa sento": una specie di gioco dei mimi dove si mima un sentimento e gli altri devono indovinarlo.ù
  • LA SEDIA DELL'EMPATIA
    Questa attività invece serve per spiegare la potenza della parola, che può essere un chiodo o una carezza. A turno chi vuole si siede su una sedia speciale e riceve delle considerazioni dagli altri:
    - Grazie perché...
    - Scusa perché...
    - Non ti ho mai detto che...
    Un docente potrebbe essere il primo a sedersi, in modo da aprire il canale comunicativo e far notare a chi ci dona quelle parole, l'effetto coperta-calda, una sensazione confortevole che prova a donare delle parole d'empatia.
  • COME SI COMUNICA?
    Per una comunicazione efficiente, il consiglio di Stefano Rossi è quello di porsi di fianco dell'ipotetico ragazzo casinista e farlo parlare di ciò che prova, di ciò che teme. Così si dimostra di tenere a lui nonostante il pasticcio che ha combinato.Vero è però che spesso i giovani difficilmente riescono a rispondere a domande come “Cosa provi?”, “Cosa senti?”, quindi anche qui si possono usare le card: s'inizia con una dichiarazione d'empatia (“io non te non mollo”); poi si fanno scegliere le card per confrontarsi insieme. Così il ragazzi sentirà il dono della gratitudine, poiché l'insegnante, nonostante avesse tutti i motivi per arrabbiarsi, gli è venuto incontro in modo propositivo.
  • E A DISTANZA?
    Noi insegnanti - prosegue Rossi - a Distanza siamo spettrali, ci siamo ma non ci siamo. Le emozioni allora ci rendono un po' più “solidi”, un po' più “vicini”.
  • DIDATTICA CORPORATIVA
    L'ultima proposta analizzata dall'esperto è quello di una lezione strutturata in modo alternativo. La chiama lezione trifasica:
    - Si comincia spiegando i concetti della lezione, ma non più di 20 minuti .
    - Terminata la spiegazione, facciamo lavorare insieme i ragazzi per 20 minuti (anche a distanza). Micro-attività tra due-tre ragazzi per elaborare le informazioni, senza la “progettazione” da parte degli insegnante.
    - Si chiude con una riflessione collettiva: lanciare domande per riflettere su ciò che abbiamo fatto
    Con tale approccio assistiamo ad un'alternanza tra la cosiddetta Didattica Surf: (veloce e che tratta molte informazioni) e la Didattica Sub (più lenta, con meno concetti ma ben più approfonditi).

GUARDA IN CIMA ALL'ARTICOLO LE SLIDE DELLA PRESENTAZIONE

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