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False accuse: la tragica storia del Maestro Jean

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False accuse: la tragica storia del Maestro Jean
Ipa-Agency

Un'accusa infamante e infondata ha rovinato la vita di un'insegnante francese. Ora molti colleghi pretendono di essere protetti dalla violenza di genitori e alunni

Si chiamava Jean. Anzi maestro Jean. E’ il caso di usare l’imperfetto perché l’insegnante Jean Willot, 57 anni e un’esistenza dedicata alla scuola primaria di Eaubonne, si è tolto la vita perché è stato abbandonato di fronte ad un’accusa di maltrattamenti ad un alunno.

La sua storia potrebbe accadere a qualsiasi di noi, in un giorno qualunque della nostra carriera.

L'INIZIO

Tutto comincia il 12 marzo quando il maestro chiede ad un bambino di sei anni seduto sui gradini di
spostarsi per far passare altri ragazzi. Il piccolo non ascolta l’invito del maestro Jean. Non ne
vuole proprio sapere di muoversi. Anzi risponde pure malamente all’insegnante.

È a quel punto che Jean Willot, decide di non dargliela vinta. Fa quello che molti di noi avrebbero fatto:
lo prende per un braccio e lo sposta. Un gesto spontaneo, allo stesso tempo semplice, persino banale. Ma qualcosa va storto. Il piccolo struscia con la schiena sulle scale e riporta un graffio.

IL CASO

Il maestro Jean non pensa che il bambino possa essersi fatto male ma a casa ad accorgersi di quel graffio e forse a raccogliere il racconto del bimbo ci sono i genitori.

L’indomani, infatti, la mamma dell’allievo va in commissariato e denuncia il maestro per “violenze aggravate su minore”. Nella stessa giornata la direzione della scuola informa il maestro Jean della denuncia e gli trasmette la convocazione per il giorno successivo al rettorato. Gli toccherà spiegare come mai quel bambino si è ferito, cosa è accaduto su quelle scale.

Ma non basta. La sera stessa ci pensano i genitori a farsi giustizia: alcuni lo chiamano a casa e lo insultano, lo denigrano.

Al maestro cade il mondo addosso. Mai e poi mai si sarebbe aspettato una reazione simile da parte di alcune mamme e alcuni papà che anziché chiedersi cosa avesse fatto quel bambino si sono riversati contro l’insegnante quasi fosse il peggior criminale.

UNA TRISTE LEZIONE E LA PROTESTA

Per Jean è troppo. La mattina di venerdì 14 accompagna la moglie alla stazione e poi le dice che ha bisogno di prendere aria ma Jean non torna più. Lo ritrovano la polizia, i gendarmi e i cani appeso ad un albero, impiccato.

Ci pensa lui stesso a spiegare le ragioni del suo gesto con una lettera nella quale spiega di non aver fatto niente di male e di non sopportare di doversi difendere da accuse infondate.

La notizia sconvolge i colleghi ma non le autorità scolastiche. Anzi. Il ministero dell’istruzione si preoccupa di mandare dei funzionari a Eaubonne per invitare i docenti a “mantenere la calma e a garantire il servizio pubblico”. Viene chiesto loro di individuare solo tre insegnanti per la partecipazione al funerale.

Prevale la logica del non alimentare tensioni con le famiglie, di non creare ondate (vagues) di polemiche.

Un atteggiamento che in quest’ultimi mesi ha creato un movimento in Francia che va sotto il nome di #pasdevagues (non fare onde) in polemica con le direttive delle gerarchie che lasciano sempre più soli e abbandonati gli insegnanti di fronte alle violenze di alunni e genitori.

In Italia gli insegnanti non si sono ancora uniti in un movimento ma non sono mancati gli atteggiamenti di violenza nei loro confronti. Quando la scuola soccombe ai genitori siamo di fronte al suo fallimento.

Abbiamo bisogno di sentire ogni giorno dirigenti e ministri che stanno dalla nostra parte com’è accaduto alla professoressa Franca Di Blasio, ferita al volto da un alunno e premiata dalla ministra di allora Valeria Fedeli con l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”.