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Educazione e il potere della carezza

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Educazione e il potere della carezza
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Le carezze sono un toccasana per i bambini. Li aiutano a sviluppare un sistema sano e recettivo di sintonizzazione emotiva e a migliorare la comunicazione con le altre persone

Il contatto fisico è un bisogno fondamentale dell’essere umano. Il sostegno di un amico che ci mette una mano sulla spalla, una coppia di fidanzati che si tengono per mano, un bambino che cerca conforto fra le braccia della madre, la carezza di un papà: questi esempi ci permettono di riconoscere come il “tocco” abbia funzioni affettive e sociali fondamentali nella vita psichica di ognuno. Non per nulla hanno verificato che la mancanza di queste esperienze aumenta le sensibilità allo stress.

In particolare, le recenti ricerche hanno dimostrato che precoci esperienze positive di contatto fisico migliorano le nostre capacità di regolazione emotiva e di autocontrollo e che, allo stesso modo, una semplice carezza riduce la sensibilità al dolore.

Ma come avviene tutto ciò? Come può una stimolazione sensoriale di tipo meccanico tramutarsi in benessere psicologico?

QUESTIONE DI FIBRE...

Negli ultimi anni i neuropsicologi hanno cercato una risposta a questa domanda, dimostrando che il “tocco affettivo” sembrerebbe essere elaborato da un particolare sistema di fibre sensoriali, le C-tattili. Queste fibre si attivano grazie a un contatto con 3 cm di pelle in un secondo, con una pressione leggera e a una temperatura fra 32 e 40 gradi: queste sono esattamente le caratteristiche tipiche di una carezza.

Provate ad accarezzarvi con delicatezza il dorso della mano alla velocità indicata: sebbene il corpo sia meno sensibile alle stimolazioni tattili autogenerate, probabilmente riuscirete a sentire un piccolo brivido di benessere.

Quest’effetto è ovviamente amplificato quando la fonte della carezza proviene da un altro essere umano.

CAREZZE PER COMUNICARE

Non è un caso che le persone tendano ad applicare la frequenza e la pressione ideale quando entrano in contatto con un altro essere umano, ma non quando toccano oggetti inanimati. Le carezze sono dunque un toccasana e delle vere e proprie regolatrici biologiche del sistema emozionale. Ma hanno lo stesso effetto benefico su tutti?

La conseguenza di una carezza può essere influenzata da molti fattori. Mentre il tocco di una persona a noi cara è piacevole, essere toccati da un estraneo potrebbe essere molto sgradevole. Inoltre, le esperienze precoci ci rendono più o meno predisposti al toccare e all’essere toccati.

La natura ci ha dotato di uno squisito meccanismo di connessione empatica, non bisognerebbe quindi svalutare il bene che può dare una carezza. Noi genitori e insegnanti dobbiamo ritornare alle origini e usare con i nostri bambini la carezza perché questa ha un potere straordinario: permette loro di sviluppare un sano e recettivo sistema di sintonizzazione emotiva. E grazie alle carezze abbiamo anche la possibilità di migliorare la comunicazione con i nostri figli e possiamo rafforzare il tutto grazie al sorriso.

Il nostro atteggiamento fisico parla: una carezza, un abbraccio o un sorriso, attivano un certo tipo di emozione. Con esso trasmettiamo conforto o disappunto. Esserne consapevoli è necessario per il benessere di noi stessi e degli altri. Tanto più se siamo responsabili della crescita e del benessere dei nostri figli e allievi.

Collaborazione ai testi di Giulio Piperno e Annamaria Porru