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Educazione ai media: riconoscere le fake news (Lab e schede didattiche)

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Educazione ai media: riconoscere le fake news (Lab e schede didattiche)
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Strumenti e lab didattici da svolgere in classe per imparare a riconoscere le fake news, sviluppare un senso critico e scoprire preziosi alleati nella lotta alla disinformazione

  • Riconoscere le fake news: le attività didattiche
  • Identikit di una bufala: come smascherarla?
  • A caccia di bufale (Lab)
  • I nessi casuali (Lab)

RICONOSCERE LE FAKE NEWS: LE ATTIVITÀ DIDATTICHE

La formazione del senso critico e la promozione di un approccio razionale alla realtà quotidiana è un contenuto importante da trasmettere fin dai primi anni dell’istruzione scolastica, perché rappresenta uno strumento di lettura e valutazione del reale, utilizzabile nei contesti più vari. A scuola le attività che possono concorrere a potenziare questa abilità sono molte e si prestano a essere svolte con l’aiuto dei docenti delle varie discipline.

La prima attività proposta è una sorta di “laboratorio antibufala”, mentre la seconda approfondisce il concetto di nesso causale con riferimento al pensiero computazionale.

La natura multidisciplinare dei percorsi e l’uso attivo di più linguaggi concorrono al rinforzo delle competenze sviluppate, secondo il principio della ridondanza, che sostiene che l’uso di più codici comunicativi sia un valido aiuto per il consolidamento di nozioni e abilità. Entrambi i percorsi potranno essere affrontati sia negli anni della scuola primaria sia nel corso di quella secondaria di primo grado.

IDENTIKIT DI UNA BUFALA: COME SMASCHERARLA?

È possibile presentare agli studenti una rapida guida per riconoscere le fake news (e smontarle), anche se è importante chiarire come questo elenco non vada preso come una specie di manuale di riferimento da applicare in maniera meccanica e acritica, perché è sempre opportuno valutare le circostanze caso per caso.

  • 1) Una bufala spesso proviene da fonti poco serie e affidabili, come testate dal nome sconosciuto o che imitano parzialmente il nome di riviste e giornali noti e importanti. Le redazioni professionali, pur non essendo immuni dalle bufale, solitamente verificano le notizie prima di pubblicarle.
  • 2) Eventuali personaggi citati sono davvero esperti della materia della quale si parla? Anche un personaggio autorevole, addirittura un premio Nobel, può sbagliare se esce dal proprio campo.
  • 3) La notizia è comunicata con uno stile sensazionalistico o presentata come una verità alternativa “che nessuno vuole che si sappia” o, ancora, come una facile e rapida soluzione a un problema complesso? È molto probabile che si tratti di una bufala.
  • 4) I più noti siti antibufala ne parlano e la smentiscono già? La bufala è conclamata.
  • 5) Il messaggio diffonde odio o ostilità ai danni di una categoria di persone o individua un presunto nemico rendendolo un capro espiatorio? È un meccanismo estremamente pericoloso, che si accompagna abitualmente alla diffusione di fake news.
  • 6) Sono citate prove serie a sostegno delle tesi riportate oppure tutto risulta vago nonostante il tono trionfalistico? Se si è nel secondo caso, il sospetto è d’obbligo.
  • 7) Si tratta di un’affermazione talmente paradossale da sembrare assurda? Potrebbe trattarsi di uno scherzo: verificare se proviene da testate che hanno proprio lo scopo di pubblicare notizie ironiche o parodistiche.

A CACCIA DI BUFALE (LAB)

Tema specifico: Riconoscere fake news e bufale.

Tema generale: Potenziare la capacità di verifica dei fatti e delle fonti.

Procedimento:

  • La classe viene divisa in due o più gruppi che poi si invertiranno nella gestione dei ruoli.
  • Un gruppo si occuperà dell’individuazione di cinque o sei tra notizie vere e bufale, evitando di selezionare quelle più note e ponendo attenzione al fatto che non siano immediatamente individuabili come vere o false.
  • Le notizie verranno poi sottoposte alla valutazione del secondo gruppo che cercherà di stabilire se si tratta di fatto o bufala, applicando le linee guida illustrate in precedenza (“Identikit di una bufala”).
  • Infine il gruppo metterà per iscritto le ragioni che lo portano a individuare una notizia come vera o falsa, indicando la procedura seguita per ciascuna operazione di valutazione dei fatti.
  • Nel caso di errori, seguirà poi un’ulteriore fase di riflessione sulle ragioni che possono aver tratto in inganno.

Strumenti di supporto: Cacciatori di bufale; Fulvia Degl’Innocenti e Chiara Segré (Sonda).

I NESSI CASUALI (LAB)

Tema specifico: Potenziare la consapevolezza dei nessi causali e il pensiero computazionale.

Tema generale:
Evitare le fallacie logiche.

Procedimento:

  • Si propone alla classe un percorso che riguarda il concetto di nesso causale effettivo e apparente (o spurio). I finti nessi causali sono alla base di molte concezioni antiscientifiche e superstiziose, nonché di molti degli errori logici che commettiamo.
  • Si presenterà, innanzitutto, alla classe il concetto di nesso causa- effetto citando una serie di esempi tratti dalla vita quotidiana (il bicchiere di vetro che cade in terra e si rompe, il fiammifero acceso messo a contatto con il foglio di carta che lo fa bruciare, eccetera).
  • Con una riflessione sulla scansione temporale, si cercherà di portare la classe a dedurre che, come è logico, la conseguenza segue temporalmente la causa dell’evento.
  • A questo punto si introdurrà il concetto di fallacia logica, partendo dall’illusorio nesso post hoc ergo propter hoc: sebbene causa e conseguenza siano sempre in questo ordine, non basta che un evento sia correlato a un altro e che uno venga dopo l’altro perché sia verificato un nesso causale.
  • A questo punto si proporrà alla classe (magari in collaborazione con il docente di lingua inglese) qualche divertente grafico tratto dal sito (o dal libro) Spurious Correlations, che individua eventi che correlano perfettamente ma che non hanno rapporto l’uno con l’altro (per introdurre il concetto di correlazione spuria, si può presentare un esempio divertente, come la simultanea diminuzione della popolazione di cicogne e di quella della natalità in una stessa zona: questo vorrebbe dire che le cicogne portano i bambini?) e si farà riflettere la classe sul fatto che si tratta del meccanismo alla base di molte convinzioni pseudoscientifiche e della superstizione.
  • Nell’ambito dell’insegnamento delle scienze, sarà anche possibile presentare l’esempio degli esperimenti di Skinner che, attraverso il condizionamento, spinse i piccioni a sviluppare comportamenti superstiziosi, attraverso i quali essi erano convinti di procurarsi il cibo perché avevano stabilito un illusorio nesso causa-effetto sulla base delle loro esperienze passate.

Strumenti di supporto: sito Spurious Correlations

Tiriamo le somme: La riflessione sui nessi causali si presta a essere portata avanti introducendo concetti come quello di algoritmo, che è alla base del pensiero computazionale e del coding e che si fonda essenzialmente sul rapporto causa-effetto.

Semplici applicativi e siti gratuiti (Code. org, Scratch, Google Cs First...) potranno essere usati, con l’aiuto dell’insegnante che ricopre il ruolo di animatore digitale, per realizzare, per esempio, un’attività basata sul calcolo delle probabilità, come la simulazione dell’estrazione del lotto (che è comunque possibile realizzare anche senza l’uso di strumenti informatici).  Lo scopo della riflessione sarà porre l’attenzione sulla cosiddetta fallacia dello scommettitore, che porta a pensare che le estrazioni precedenti possano influenzare quelle successive, generando, per esempio, l’idea che i numeri ritardatari abbiano maggiori probabilità di uscire rispetto agli altri.

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