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Dalla Didattica a Distanza alla Didattica all’Aperto: un passo possibile?

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Dalla Didattica a Distanza alla Didattica all’Aperto: un passo possibile?
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In tempo di epidemia i sistemi collaudati in epoche passate come la Didattica all'Aperto della Bologna di inizio '900 potrebbero aiutarci a riscoprire nuovi modi di strutturare le lezioni e il rapporto con gli alunni

In questo difficile quanto mai incerto periodo la scuola ha sofferto e continua a soffrire non poco.

Sono messe in discussione tutte le politiche fin qui proposte sulla socializzazione, sul rendimento, sulla valutazione, sul “fare scuola”. Sapere come e quando la scuola tradizionalmente intesa, e non quella improvvisata della Didattica A Distanza (che in alcuni casi sarebbe meglio definirla Difficoltà A Distanza) ritornerà con la sua forza formativa ed educativa, è compito ormai solo di bravi indovini.

Infatti la DaD, se da un lato ha consentito un mantenimento di un minimo rapporto umano tra docenti e discenti, dall'altro ha evidenziato la sua incapacità ad essere un vero e proprio veicolo di saperi, conoscenze e soprattutto di scambio di opinioni e sensazioni. Non si può “fare scuola” in un ambiente che non sia la scuola, dove le distrazioni famigliari e/o ambientali nonché la disattenzione prevalgono su ogni tentativo di costruzione di una benché minima forma di insegnamento. Il futuro della scuola, oggi più che in passato, pare dunque quanto mai insicuro, privo di un traguardo condiviso e condivisibile, con un serio e grave rischio di vanificare tutto quello che di buono e valido negli anni e nei decenni la scuola italiana è riuscita a produrre.

UN'IDEA PER RICOMINCIARE

In questi mesi sono state tante le ipotesi per ripartire. Forse, sarebbe ora di fare un passo indietro e di ripensare alla scuola come ad un luogo di apprendimento e di socializzazione a tutto tondo, magari, visti i tempi, rivalutando e apprezzando gli spazi esterni, riproponendo, non più come isolati progetti, ma come pratica elevata a sistema, la Didattica all'Aperto.

Potrebbe essere la più grande sperimentazione pedagogica in Italia dopo la già sperimentata didattica all'aperto d’inizio '900 che vide la città di Bologna come protagonista e pioniera. Ai tempi della giunta socialista del sindaco Zanardi, in tempo di guerra, furono avviate scuole all’aperto per garantire il diritto all’istruzione e alla salute. Sembra quasi un ricorso storico di vichiana memoria, ma anche oggi la salute e la sua tutela sono al primo posto nei valori costituzionalmente garantiti e nelle classifiche di priorità di ciascun individuo.

Ed ecco allora che in tempi di emergenza sanitaria potremmo ripensare a quell’esperienza pedagogica che portò le aule con banchi e sedie portatili al di fuori degli edifici scolastici, attraverso la costruzione di appositi padiglioni aperti, di tende, o semplicemente sotto l’ombra degli alberi.

D'altronde, anche in questo tempo di coronavirus, non sono mancati esempi di scuole che hanno adottato l'outdoor education, come in Danimarca, dove la didattica all’aperto è stata usata come misura di prevenzione.

Ancor più e meglio, visto anche il favore del clima, si potrebbe fare in Italia fornendo vestiario idoneo per stare fuori in tutte le stagioni, ma anche sgabelli portatili e tavoli per il lavoro più tradizionale e tutto il materiale didattico necessario e facilmente trasportabile. Ovviamente ripensare spazi e tempi per la scuola richiede impegno, investimento e collaborazione a tutti i livelli. Laddove non fosse possibile alle scuole disporre di propri spazi all' aperto, questi dovrebbero essere messi a disposizione dagli Enti locali, a cominciare dai Comuni. Per questo il dialogo tra le istituzioni è imprescindibile, soprattutto in questo momento storico.

E allora ecco che si dovrà lavorare a stretto contatto anche con le famiglie per assicurare che i bambini possano ri-frequentare di persona la scuola e magari rinunciare al tempo pieno per permettere di avere turni mattina/pomeriggio e più disponibilità di aule, di spazi esterni ed interni (a cominciare dalle mense).

L'ESEMPIO BOLOGNESE

Vediamo come e perché nacque la scuola all'aperto.

Essa affonda le sue radici nei primi anni del XIX secolo, esattamente nel 1917. In quell’anno, in cui si udivano nell’aria le esplosioni delle granate della Grande Guerra, l’allora sindaco di Bologna, Francesco Zanardi assieme all'assessore alla scuola Mario Longhena, crearono i primi asili pubblici e proposero un modello d'istruzione integrata che dalla scuola estendeva l’ istruzione e l’apprendimento in luoghi diversi dalla tradizionale aula scolastica.

Poco più di un secolo fa quindi si sono avviate le prime scuole all'aperto, le prime mense scolastiche, le prime colonie estive e la prime "scuole per tardivi". Il sistema garantiva a tutti i bimbi, anche a quelli meno abbienti o con problemi d'apprendimento, di imparare, divertirsi all'aperto e mangiare sano.

Nacque così la prima scuola all'aperto in un parco cittadino appena fuori le mura del centro di Bologna e gli alunni che la frequentavano, per otto ore al giorno, erano "armati" di banchi trasportabili, di coperte di lana, di zoccoli e impermeabili, così da poter trascorrere più tempo possibile all'aperto, per giocare, fare lezione, sperimentare e riposare...

Quelle scuole sono le “Fortuzzi” e sono situate, oggi come allora, nei giardini Margherita, il più grande polmone verde della città.

In questa scuola, docenti e alunni, compresero per primi che la matematica e la geografia, così come l’italiano e le scienze naturali, si possono imparare anche facendo lezione all’aperto. A prescindere da qualunque condizione meteo ci sia. Un modo di far scuola che è stato più recentemente adottato anche dalle scuole Longhena di Bologna, confermatasi così prima città in Italia a pensare in grande sui progetti didattici outdoor, forte della tradizione già consolidata sul tema nelle scuole dell’infanzia, ma che coinvolge e attrae sempre di più nuove istituzioni scolastiche, che oggi sono circa 25.

Per unire come con un filo rosso queste scuole è stata creata nel 2016 la “Rete Nazionale delle scuole all’Aperto” che raggruppa e armonizza le diverse esperienze di un sistema scolastico strutturato all’aperto, dove fare lezioni fuori dalla classe, ad avere necessità di ritrovare un rapporto con la natura non sono solo le scuole primarie, ma anche quelle dell’infanzia, che sono per prime interessate dal “nuovo” modo di proporre l’acquisizione dei saperi. Anche alcuni nidi propongono attività all’aperto, pur consapevoli del fatto che per bambini così piccoli non si possa ancora parlare di vera e propria proposta di “scuola all’aperto”.

LE VOCI DI CHI CI CREDE

Il progetto di una scuola all’aperto è partito dal basso, cioè da un gruppo di genitori che, dopo aver visto i propri figli stare molto tempo all’aria aperta durante la scuola materna, hanno iniziato a «premere » perché quell’esperienza potesse proseguire anche nella scuola primaria. Ad ascoltarli è Filomena Massaro, dirigente dell’Istituto comprensivo 12, sede dell’unica materna statale (Padre Marella) aderente al progetto di outdoor education portato avanti da Palazzo d’Accursio (sede del Comune di Bologna) per le sue scuole dell’infanzia. La dirigente, convinta della validità della proposta, contattata alcuni colleghi di altri istituti comprensivi e i genitori-promotori, e cerca altre scuole in Italia intenzionate a muoversi nella stessa direzione. Nasce così la Rete nazionale delle scuole all’aperto, che comprende, al suo terzo anno di vita, 27 Istituti scolastici sparsi in più regioni (Emilia Romagna, Toscana, Sicilia, Lazio, Lombardia e Trentino).

Sono tante e diverse, nelle Regioni, le collaborazioni con Università, in particolare con i Dipartimenti di Scienze dell’Educazione, con gli Enti Locali, con Fondazioni a carattere ambientale, con Associazioni e anche con gruppi informali. Significativa la collaborazione, nel capoluogo emiliano, con la Fondazione Villa Ghigi che si occupa di educazione ambientale, divulgazione naturalistica, analisi e progettazione del territorio. La Fondazione, che ha sede nel Parco omonimo di via San Mamolo, propone attività in natura per le scuole di ogni ordine e grado, dal nido alle superiori. Ha inoltre un’ intensa attività di formazione. All’interno della rete di scuole all’aperto si occupa di formazione e facilitazione degli insegnanti istituendo appositi corsi annuali. La Fondazione è stata anche l’ispiratrice del progetto “La scuola nel bosco”, rivolto a bambini della scuola dell’Infanzia, attivato nel 2010 e portato avanti per un paio d’anni. E si può dire che proprio da questo progetto è nato e si è sviluppato quello delle “scuole all’aperto”.

Nel portare avanti quest’ultimo progetto e curarne gli sviluppi non poteva non esserci l’Alma Mater di Bologna. Michela Schenetti, ricercatrice e docente di Didattica Generale presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione, asserisce che una proposta di scuola all’aperto oggi si debba configurare come un approccio continuativo e trasversale a tutte le scuole, anche se ancora non si può definire e proporre come un modello da seguire sic et simpliciter.  «Faccio fatica a pensare ad un modello - dice - perché la storia ci insegna che questo può portare all'irrigidimento di pratiche. Le scuole all'aperto mettono al centro la relazione: con i bambini, tra i bambini e con il mondo e quindi anche con il fuori ma sopratutto NEL fuori… Le scuole all'aperto dovrebbero essere per tutti!»

Schenetti sottolinea e propone di ripensare «alle motivazioni che hanno suggerito l’istituzione delle scuole all’aperto di un secolo fa mettendole in relazione con le testimonianze di Don Milani, Mario Lodi, Alberto Manzi, Maria Montessori, Giuseppina Pizzigoni, per citarne solo alcuni. In quest’ottica la promozione delle scuole all’aperto porta a interrogarsi sul senso più completo di fare scuola, valorizzandone le radici, aggiornandole e connettendole con i bisogni evolutivi dei bambini. Porta soprattutto a comprendere quanto tali testimonianze acquisiscano ancora più senso e valore in relazione con i bambini della nostra contemporaneità.
Per fare tutto questo occorrono insegnanti che sappiano leggere nelle esperienze scolastiche all’aria aperta una profonda relazione con il proprio ruolo e mandato didattico. Le scuole all’aperto hanno molto a che fare con il curricolo per competenze, con i compiti autentici, con le metodologie didattiche attive e con la valutazione formativa.»

Le fa eco la maestra Fernanda Italiano dell’I.C.11 di Bologna affermando che la «scuola all' aperto parte da un ambiente di apprendimento multisensoriale, con forme, superfici, colori, odori e gusti del mondo reale, dove il bambino opera concretamente. All' aperto la realtà viene interpretata con strumenti quali l'osservare, il conoscere, il descrivere, il mettere in relazione e sperimentare tutto ciò che si apprende. [...]E dunque il punto di forza di tutto il progetto è proprio questo: facilitare e promuovere esperienze fortemente inclusive e offrire opportunità di crescita e di arricchimento culturale a tutti gli alunni della classe che presentano differenti livelli di abilità, di capacità di comunicazione, di capacità relazionali, di autocontrollo, di gestione dello spazio , prestando particolare attenzione ai bambini con Bisogni Educativi Speciali».

UN PROGETTO REALIZZABILE

Una scuola all’aperto è dunque in grado di agevolare l’opportunità di allacciare e consolidare il rapporto tra l’istituzione scolastica e l’extra-scuola, la comunità locale, il territorio e le sue risorse. Consente il trasferimento di saperi fra le diverse generazioni. Ha le potenzialità per educare alla cura e al rispetto dell'ambiente, anche per favorire uno sviluppo sostenibile. Invita ad assumere atteggiamenti responsabili in relazione all'ambiente e a conoscere e rispettare le regole di comportamento nei giardini, nei parchi e negli spazi pubblici in generale.

D'altronde anche per la proposta della DAD si sono fatte domande del tipo: cosa succede all’adulto che si impegna a pensare o a promuovere una didattica a distanza? Quali rappresentazioni hanno le famiglie sul tema? Esattamente le stesse che si ponevano gli ideatori e i fautori della Didattica all'Aperto. E allora, se pure con fatica e difficoltà, siamo riusciti a realizzare in pochissimo tempo una DAD, perché non lo possiamo provare a fare lo stesso con la Didattica all'Aperto?

La scuola all’aperto offre, per concludere, un diverso modo di apprendere, di relazionarsi, di crescere nella natura e con la natura, in un mondo che sembra invece essere sempre più lontano dall’amarla e rispettarla. Con la scuola all’aperto anche i più piccoli comprendono il grande compito che noi tutti abbiamo da svolgere: rispettare ed amare la natura e considerarla come vera, grande e unica eredità ricevuta dai nostri padri e da lasciare a nostra volta alle generazioni future. In fondo, una scuola all’aperto dovrebbe fare “solo” questo.

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