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Bocciatura: costruiamo un’impalcatura a supporto dell’apprendimento

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Bocciatura: costruiamo un’impalcatura a supporto dell’apprendimento
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Nel nostro Paese la pratica della bocciatura alla primaria è stata abolita da anni. Ma non basta: le scuole devono attivare strategie di sostegno all’apprendimento, concordate tra colleghi e prolungate nel tempo.

Da tempo nella nostra scuola primaria la bocciatura non esiste quasi più. Da noi la pedagogia e anche la cultura ministeriale sono all’avanguardia nel segnalare che serve a poco o addirittura fa male sanzionare un bambino con la perdita di anni di scuola e che, invece, si ottengono migliori risultati seguendone il percorso più da vicino, anziché interromperlo. Si tratta di un lavoro più faticoso per docenti e scuole. Perché implica mettersi seduti intorno a un tavolo, anche con i genitori, per costruire insieme un viaggio di apprendimento a misura di quel bambino, con le sue debolezze e i punti di forza sui quali far leva. E perché, per poterlo fare, bisogna pensare a un’azione dettagliata e per sviluppo prossimale, cioè curando molto la gradualità, l’opera di consolidamento delle cose apprese e la preparazione all’apprendimento successivo. E prestando grande attenzione anche alla restituzione positiva, fondamentale in termini emotivi.

Si tratta di una strategia che Jerome Bruner, nel 1976, ha definito con il termine scaffolding: un’impalcatura a supporto dell’imparare. È un metodo che spesso già usiamo e che ha un’importanza decisiva ogni volta che un bimbo si trova in difficoltà. Perché possa funzionare va concordata tra colleghi e prolungata nel tempo.

BOCCIAURA SÌ, BOCCIATURA NO

Molti Paesi (compresa la Francia, che fino a tre anni fa aveva un approccio vecchio di mezzo secolo) hanno guardato a questo nostro modello inclusivo, teoricamente ben fondato, come più promettente. Del resto la psicologia dell’educazione da tempo suggerisce anche di dosare bene le frustrazioni in età evolutiva: a scuola si deve certamente favorire impegno rigoroso e progressiva capacità di lavorare ed elaborare anche dispiaceri, ma senza rischiare di infliggere danni motivazionali difficilmente recuperabili, soprattutto in età precoce.

Dunque, il decreto legislativo del 13 aprile 2017, n. 62 ha semplicemente confermato questo indirizzo: “Le alunne e gli alunni della scuola primaria sono ammessi alla classe successiva e alla prima classe della scuola secondaria di I grado anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione”. Se un bambino non ha raggiunto gli obiettivi previsti dalle Indicazioni nazionali può essere promosso.

“Però” viene aggiunto “le scuole dovranno attivare specifiche strategie per il miglioramento dei livelli di apprendimento”. È quest’ultimo passaggio quello più importante. Attenzione: il soggetto è “le scuole”. E le nostre scuole sono quasi sempre istituti comprensivi. Questo significa che non solo nel corso della scuola primaria, ma anche tra scuola primaria e scuola secondaria di I grado i docenti devono curare un accompagnamento che attraversi i due gradi di scuola, co-costruendo (possibilmente fino alla terza media) un percorso personalizzato di scaffolding fondato su saperi e competenze irrinunciabili.

Le esperienze già attive in Italia ci dicono che, quando questo avviene, anche il passaggio successivo, quello al biennio delle superiori – che pure può essere curato grazie ad accordi tra scuole e a contatti tra équipe di docenti – vede una forte riduzione dei rischi di dispersione scolastica e una maggiore probabilità di successo formativo.

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