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Il corpo in classe: perché non lo educhiamo come la mente?

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Il corpo in classe: perché non lo educhiamo come la mente?
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La scuola sembra valorizzare tutto ciò che è mentale e spesso trascura che l’intelligenza del bambino si appoggia anche sulle capacità corporee. Ecco perché l’apprendimento deve essere ancorato al corpo.

Quando un bambino entra in classe, ci entra con tutto se stesso. Ovvero con il corpo e con la mente. Ma se riflettiamo bene, il corpo – nel progetto scolastico che viene proposto a chi sta crescendo – sembra semplicemente un elemento di appoggio. Qualcosa che viene fatto entrare in classe, ma presto dimenticato. La scuola sembra valorizzare tutto ciò che è mentale e spesso dimentica o trascura che l’intelligenza del bambino si appoggia, invece, in modo fondamentale anche sulle sue competenze corporee.

E questo è tanto più vero, quanto più il bambino è piccolo.

IL CORPO IN CLASSE: NON UN INVOLUCRO, MA UN SOGGETTO DA EDUCARE

I compiti di mentalizzazione diventano prioritari e fondamentali a partire dalla preadolescenza. In prima e seconda infanzia l’apprendimento è ancora potentemente ancorato alla dimensione concreta e operativa che si serve anche del corpo. I bambini imparano a contare usando le dita. Nella pedagogia steineriana si fa un grande ricorso ai principi della sinestesia per l’apprendimento dell’alfabeto. La stessa Maria Montessori, con il suo metodo, ha tracciato la via per rendere l’apprendimento uno spazio di esplorazione di stimoli, ambienti e strumenti che nella concretezza della manipolazione e dell’interazione corporea del bambino diventano poi, per lui, tracce mentali apprese. In qualche modo, il concetto piagettiano di intelligenza senso-motoria che si fonda su processi di assimilazione e accomodamento non si esaurisce solo nella prima fase della crescita ma accompagna il bambino in tutta la sua infanzia.

Ciò nonostante noi docenti del corpo ci ricordiamo poco o per niente. Lo teniamo seduto, lo riprendiamo se dà segni di agitazione e iperattività, lo conteniamo quando ci sembra troppo esuberante. A volte lo addestriamo, quando non possiamo farne a meno, e allora in palestra lo facciamo esercitare a questo o quello. Ma della sua potenzialità espressiva, comunicativa, creativa sviluppiamo poco o niente. Invece, sviluppare l’intelligenza del corpo e coinvolgerla nelle attività di apprendimento può essere fondamentale.

STIAMO MANCANDO UN'OCCASIONE IMPORTANTE

Con il corpo i bambini possono giocare, danzare, rilassarsi. Attraverso il corpo possono sperimentare sensazioni di cui non sono consapevoli tramite tecniche di immaginazione guidata. Il corpo con la sua capacità di abbracciare, accogliere, esprimere può rivelarsi uno strumento straordinario di prevenzione del bullismo. E infine, il corpo è il dato oggettivo più esplicito e auto-narrante su cui possiamo fondare tutto il nostro lavoro associato all’educazione di genere.

Se imparassimo a mettere anche il corpo al centro dell’esperienza di apprendimento dei bambini, potremmo trarne solo vantaggi. Ma per poterlo fare ci serve una pedagogia del corpo che purtroppo oggi quasi nessuno insegna a chi si forma come docente. E forse sarebbe davvero importante che già da studenti in formazione, i futuri docenti imparassero non solo con la mente, ma anche con il corpo. Questa sì, sarebbe una vera rivoluzione.