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Coronavirus: parliamone in classe

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Coronavirus: parliamone in classe
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La scuola serve a capire il mondo e a farne progressivamente parte, affrontare le sue sfide. Per questo, quando succedono le cose, non può far finta di niente. Deve essere capace di dare loro significato.

“Maestra, ma moriremo a causa del virus? È colpa dei cinesi? Ma che cos’è un virus? Perché non c'è la medicina per guarire?”. I bambini in queste settimane sono in ascolto, guardano i telegiornali, parlano tra loro facendo congetture e scambiando informazioni e disinformazioni. Manifestano ansie, paure e curiosità. Vogliono capire.

È la situazione ideale per costruire con loro piste di apprendimento. Un’epidemia è un fatto complesso, che, tuttavia, può essere indagato e capito a livelli diversi di approfondimento. È importante dare basi di conoscenza e metodo per accompagnare la catena dei perché. Infatti, le domande sono le più importanti generatrici di sapere in ogni età e consentono, se si danno loro risposta e accompagnamento, di superare un’idea di malattia e contagio vaga o disinformata.

AFFRONTIAMO IL PROBLEMA A SCUOLA

Ogni domanda che i bambini pongono sul coronavirus rimanda a nuclei di conoscenza che possono essere affrontati in modo motivante, proprio per il senso di urgenza che anche i bambini avvertono.

Ci sono le scienze: i virus e i batteri. Come si osservano e studiano, il sistema immunitario e i vaccini, il corpo umano e i suoi organi, l’igiene, la trasmissione delle malattie e i modi per prevenirle. Per esempio, in classe si può indagare come fa un virus a limitare la funzionalità dei polmoni e come i batteri si moltiplicano a causa dell'indebolimento provocato dal virus e in che modo la medicina cerchi di combattere l’uno e gli altri.

Poi ci sono la geografia e la storia. Le epidemie nei secoli, le scoperte della medicina, le nazioni coinvolte, gli spostamenti umani e le loro ragioni, il rapporto tra scambi, conoscenze, economie. I bambini, per esempio, capiscono bene i nessi tra quarantena, chiusura momentanea di luoghi di produzione, arresto dei mercati, mancati guadagni.

Non mancano la probabilità e la statistica. Nei termini descritti dalle Indicazioni nazionali si può trattare, attraverso libere discussioni ed esercizi dedicati, la probabilità del diffondersi di un fenomeno e le misure che possono, invece, limitarlo nello spazio e nel tempo. E poi ci sono l’urgenza e la possibilità di parlare di pericoli, imprevisti, paure che vivono in ogni bambino messo davanti alle notizie che sente e alle parole allarmate dei grandi che lo circondano.

A scuola questi “vissuti” possono essere portati a galla entro un confronto tra coetanei ben istruito e alla presenza di un adulto significativo quale è l’insegnante. Da un lato, così, è possibile mettere il “sentire e l’immaginare” in relazione con fenomeni che possono essere indagati e compresi in modo razionale. Dall’altro lato, è possibile favorire l’esplicitazione delle naturali preoccupazioni dando occasione di viverle non da soli, ma in modo circolare, elaborarle insieme agli altri.

Lo studio dei diversi tasselli di un mosaico complesso e, poi, la conversazione, la scrittura collettiva e quella individuale, possono favorire sia la conoscenza di un fenomeno di cui tutti parlano sia la gestione delle emozioni che questo genera. La scuola serve a capire il mondo e a farne progressivamente parte, il che comporta attrezzarsi per guardare e affrontare le sue sfide, cognitive ed emotive.

Per questo, quando succedono le cose, la scuola non può far finta di niente. Deve essere capace di dare loro significato insieme ai bambini.