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Il valore dell’errore che avvicina alla conoscenza

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Il valore dell’errore che avvicina alla conoscenza
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Insegnante e l’alunno devono essere alleati contro lo sbaglio. E un bambino che sbaglia non deve mai sentirsi giudicato negativamente...

Tutti noi sappiamo che sbagliare è umano. Il nostro cervello, infatti, non è una macchina che ripete passivamente le informazioni. Ma qualcosa di più complesso, per il quale l’apprendimento va di pari passo con le emozioni. Ecco perché l’insegnante e l’alunno devono essere alleati contro l’errore. E soprattutto, un bambino che sbaglia non deve mai sentirsi giudicato negativamente.

Questo perché la traccia mnestica, cioè la capacità di ricordare ciò di cui si ha avuto esperienza, associa al ricordo anche le emozioni a esso connesse. Quindi è fondamentale che l’insegnante tracci ricordi positivi nei suoi alunni.

COME S'IMPARA? EMOZIONANDOSI...

Le emozioni sono alla base del sistema cognitivo. Paura, senso di colpa, ansia incidono sulle capacità di apprendimento, creando un cortocircuito emozionale che in influisce negativamente sull’apprendimento.Per questo il senso di colpa di quando si sbaglia, va contrastato con il diritto all’errore.

FIDUCIA E CONFRONTO

È necessario dunque disattivare i cortocircuiti emozionali, stimolando costantemente gli alunni con emozioni positive.

Come fare? Prima di tutto bisogna concedere ai bambini il diritto di sbagliare. Poi si devono trovare le risorse per stimolarli al miglioramento continuo. L’insegnante è dunque chiamato alla costruzione di un forte rapporto di fiducia con l’alunno, in quanto lo sviluppo cognitivo ed emotivo sono due percorsi che vanno insieme. E sono proprio le emozioni positive quelle che spingono gli studenti a lavorare e a conquistare nuove abilità.

Infatti, le emozioni si legano alle capacità del singolo come parte integrante del processo di assimilazione.

Un proverbio giapponese recita: «Tutti commettono errori. È per questo che c’è una gomma per ogni matita». Dunque, evitate giudizi negativi.

RIPRENDIAMOCI IL CONTATTO FISICO

Anche le carezze hanno un ruolo fondamentale nell’apprendimento e nella memorizzazione. Dovremmo riapprendere e ridare valore al contatto con i nostri bambini, guardandoli negli occhi, abbracciandoli, accarezzandoli, al fine di costruire ricordi positivi nel circuito delle memorie permanenti legate alle emozioni che costruiscono lo stato di benessere.

La scuola deve riscoprire una didattica e una pedagogia che valorizzino nel suo cammino l’errore come parte integrante del processo di acquisizione e punto di partenza del nuovo apprendimento. Invece, per il modello scolastico tradizionale, l’errore non è altro che la conseguenza della scarsa applicazione dello studente. Inoltre, nella scuola spesso si pone l’attenzione unicamente sui contenuti da trasmettere, dimenticando che la noia e la ripetizione passiva danneggiano il potere creativo del cervello.

IL RUOLO DELL'INSEGNANTE

L'insegnante deve evitare la stabilizzazione dell’errore guidando lo studente.

Riconoscere l’errore non vuol dire approvarlo. Quello che l’insegnante deve fare è cercare di produrre un processo personalizzato e mirato così da guidare lo studente alla ricerca delle giuste strategie per raggiungere, in modo consapevole, l’apprendimento corretto. Per questo l’errore non deve essere considerato un sintomo, ma una approssimazione alla conoscenza: bisogna imparare ad approssimare alla risposta migliore possibile, evitando la stabilizzazione dell’errore.

Ha collaborato al testo Annamaria Porru, ricercatrice