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Se non credi in te, chi lo farà?

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Se non credi in te, chi lo farà?
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Lo psicopedagogista Stefano Rossi nel suo ultimo libro si rivolge direttamente ai ragazzi, per aiutarli a sopravvivere all'adolescenza.

Cari focusini, ho una confessione da farvi. Prima di diventare doc Ste, lo psicopedagogista che allena le emozioni di giovani e adulti, sono stato un adolescente come voi e, a essere sincero, in quegli anni la mia vita era un gran bel casino”.

Parla a cuore aperto Stefano Rossi, uno dei massimi esperti di educazione emotiva e didattica cooperativa. Parla ai nostri lettori ma anche ai lettori del suo nuovo libro, edito da Feltrinelli, Se non credi in te, chi lo farà? Nell'introduzione racconta le sofferenze e i problemi della sua adolescenza. Dei momenti belli ci sono stati, ma la maggior parte del tempo ho avuto la sensazione di viaggiare a fari spenti nella notte (...).

Quando avevo la tua età, le ragazze mi riempivano il cuore di ansia e paura. Il coraggio che mostravo altrove di fronte alle fanciulle si scioglieva come neve al sole. Davanti a chi mi piaceva sudavo freddo, il mio cuore andava fuori giri e, cosa che più odiavo, diventavo rosso come un peperone. È proprio per le sofferenze patite nella sua adolescenza che Stefano, diventato adulto, ha deciso di lavorare solo con gli adolescenti. Ne ha aiutati moltissimi e ha scritto tanti libri dedicati ai genitori e agli insegnanti per far loro comprendere quello che passa nella mente e nel cuore di una ragazza o di un ragazzo in quella fase della vita. Nell'ultimo libro però si rivolge direttamente a voi con l'obiettivo di aiutarvi a trovare il coraggio di volare nel cielo della vostra adolescenza.

Perché hai scelto questo titolo, "Se non credi in te, chi lo farà"?
«L'ho fatto in onore di Kobe Bryant, il compianto campione di basket con il numero 24 dei Lakers. Uno degli insegnamenti di Kobe era proprio quello di credere in se stessi.

Perché questa cosa oggi è importante?
«Perché siamo in una società molto competitiva, molto stressante e la cosa più difficile è imparare a volersi bene. Per farlo, quello che propongo ai miei giovani lettori è imparare a trasformare la voce del bullo interiore: quel bullo che ci dice che non valiamo abbastanza, che non riusciremo nei nostri obiettivi, che non ha senso impegnarsi, che nessuno ci vorrà mai bene. Ecco, dobbiamo imparare intanto a riconoscere la voce di questo bullo crudele e poi non dobbiamo confonderci, perché la grande lezione da capire è che noi non siamo quella voce. Noi siamo come un filosofo che può pensare, ripensare e anche trasformare questa voce. Come? Ponendoci una domanda importante: che cosa ci direbbe invece un buon amico interiore contro questa voce distruttiva e giudicante? Cosa ci direbbe una persona che ci vuole bene? Allora mettendo in scacco il bullo interiore possiamo iniziare a credere nella forza delle nostre ali».

L'ansia sembra essere la bestia nera dei ragazzi di oggi, tanto che c'è chi li definisce generazione ansia. Tu all'ansia opponi il coraggio, anzi, sette tipi diversi di coraggio...
«Sì, e uno di questi è il coraggio di avere coraggio. La cosa importante che tengo a spiegare ai ragazzi è che non tutta l'ansia viene per nuocere. Ci sono due tipi di ansia: l'ansia amica e l'ansia nemica.

Perché è importante distinguerle?
Perché se noi non cogliamo il messaggio della nostra ansia amica rischiamo di andare in ansia per una ragione sbagliata.

E qual è il messaggio dell'ansia amica?
«L'ansia amica è una forza, un'energia che ci rende tesi: tende il nostro arco affinché noi possiamo scoccare al meglio delle nostre energie fisiche e mentali la nostra freccia. Quindi, cari lettori di Focus Junior, è normale sentirsi un po' tesi prima di una partita importante, prima di un'interrogazione, prima di un'esibizione musicale. In questo caso l'ansia non deve spaventarvi, non dovete cercare di eliminarla, dovete cercare di cavalcarla. Questa è l'ansia amica, che ci fa tendere con la giusta misura verso l'obiettivo. L'ansia nemica invece ci manda completamente fuori strada, influenzando negativamente ogni cellula del nostro corpo e nei casi più estremi può scatenare attacchi di panico».

Nel tuo libro racconti tante storie: il coraggio di avere coraggio, il coraggio di rialzarsi, il coraggio delle lacrime, il coraggio di volersi bene, il coraggio della vera felicità, il coraggio della cura del mondo, il coraggio di arrivare secondi. I ragazzi hanno ancora bisogno di ascoltare belle storie?
«Assolutamente sì. Sono storie che un po' parlano di me, della mia adolescenza, delle sfide e delle battaglie che ho dovuto affrontare. Poi utilizzo storie di ispirazione, come quella della rosa bianca, o come la storia di Jesse Owens e del suo rivale Luz, e di tanti altri protagonisti. Io uso molto i racconti perché ci aiutano a vedere la realtà in modo più profondo. Infatti, cari lettori di Focus Junior, se ci fate caso quando un'insegnante in classe ci racconta una storia, magari legata a quello che stiamo studiando, l'ascolto diventa leggero e allo stesso tempo più profondo. Il tempo di colpo si fa più profumato, perché le storie sono l'unica forma didattica che parla contemporaneamente ai due cervelli che abbiamo, il cervello che pensa e il cervello che sente. Parlano simultaneamente alla testa e al cuore. Soprattutto, tramite le vicende che racconto nel libro, ciascuno può trovare quell'eroe che è dentro di noi e che può aiutarci ad affrontare le piccole e grandi sfide della vita».

Quale ritieni essere tra le 7 forme di coraggio che racconti la più importante?
«Credo che oggi più che mai noi dobbiamo trovare il coraggio di fare la cosa giusta. Siamo in una società opportunista, che ci dice di pensare solo a noi stessi ma in realtà dobbiamo pensare al nostro cuore come a una bellissima arpa: quando agiamo bene, anche facendo scelte controcorrente, le corde del nostro cuore vibrano e stiamo bene, ci sentiamo soddisfatti, fieri di noi stessi, felici. Al contrario, quando siamo egoisti, opportunisti, quando facciamo i prepotenti e quando agiamo contro il bene, una delle nostre corde si taglia, si rompe. Questo significa che se agiamo bene, se abbiamo il coraggio di fare la cosa giusta, alla lunga (ma credo anche nell'immediatezza) le nostre corde vibrano e sperimentiamo la gioia della felicità. È di questo coraggio che abbiamo soprattutto bisogno oggi, in un tempo in cui i cannoni non smettono di sparare. È di questo coraggio che abbiamo bisogno per rispettare l'altro ma in fondo anche per rispettare noi stessi e volerci bene».

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