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La musica, che cos’è? Un linguaggio umano universale

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Dall'alba dei tempi, la musica ha fatto parte dell'essere umano. Essa ci serve per emozionarci, stare insieme...E perfino per essere più bravi nello sport!

A casa o per la strada, al cinema o in auto, dal telefonino o dal computer, mentre studi o quando stai con gli amici, su YouTube o nel videogioco la musica è ovunque.

Nella storia dell'uomo non c'è mai stata prima un'epoca come la nostra in cui così tante persone possono sentire così tanta musica in così tanti posti e in così tanti modi. Siamo davvero fortunati!

Meno di duecento anni fa bisognava andare a teatro o saper suonare - o almeno cantare - per poter godere di un po' di musica, mentre adesso basta collegarsi a Internet. Sì, perché la verità è che la musica ci piace proprio tanto. Anche se per il nonno è meglio Beethoven e mamma e papà pensano che dopo i Rolling Stones il rock sia finito, tu sei lo stesso convinto che Rovazzi sia bravo.

E nessuno è mai riuscito (e forse mai riuscirà) a decidere quale musica sia bella e quale no. Anzi, gli scienziati con la musica si stanno proprio scervellando e devono ammettere di non aver capito ancora molto.

LA MUSICA FA PARTE DELL'ESSERE UMANO?

Quello che è sicuro è che ovunque, proprio su tutta la Terra, gli uomini hanno imparato a fare musica, come racconta Serena Facci, che è andata in giro per il mondo a studiare i suoni degli altri e ha scritto anche un libro sul Festival di Sanremo. Non c'è nessun popolo che non suoni qualche strumento e che non componga musica.

«L'altra cosa sicura - dice la professoressa Facci -è che non sappiamo ancora perché lo facciamo». È persino difficile capire se ascoltare una canzone o una melodia provochi a tutti le stesse sensazioni.

Un gruppo di ricercatori tedeschi è andato fino in Africa, nel Camerun, per far ascoltare dei brani musicali a una popolazione che non ha mai sentito la nostra musica. Gli scienziati hanno concluso che anche loro riconoscono come noi se una musica sia triste oppure allegra. Ma in realtà gli psicologi sanno bene che l'emozione che una serie di note trasmette dipende anche da come stiamo noi, se siamo tristi o allegri in quel momento.

QUESTIONE DI SENTIMENTI...

Tutti però sono d'accordo sul fatto che la musica ci emoziona e serve a parlare di quello che succede nel nostro animo. È così che scegliamo che cosa ascoltare, anche senza rendercene conto.

Infatti alcuni professionisti usano la musica per aiutare le persone che si rivolgono a loro.

Romeo Lippi, che è psicologo ma anche musicista, disegna vere “carte di identità musicali” dei suoi pazienti. «Condividere la propria musica con gli altri, come si fa con i social network, diventa un modo per conoscerli», racconta. E magari anche un modo per corteggiarsi tra maschi e femmine.

Pensate che secondo Charles Darwin, il padre della teoria dell'evoluzione, gli uomini hanno imparato a cantare e hanno inventato la musica proprio per corteggiarsi, come fanno alcuni uccelli.

...E DI MOVIMENTI!

Adesso però i neuroscienziati (gli scienziati che studiano il cervello) hanno scoperto che ascoltare una canzone attiva nella nostra testa anche le aree che comandano il movimento.

Ma non si sono poi troppo stupiti. Ascoltare musica e avere voglia di ballare, in effetti, è quasi inevitabile e gli imbranati che si vergognano a muovere le gambe quando tutti gli altri si scatenano tengano presente il risultato della scienza.

Ma non è tutto qui.

Un buon disco rock aiuta ad andare più veloci nella corsa e a essere più bravi in molti sport, non solo per una  questione del ritmo che riesce a trasmettere alle gambe: a quanto pare infatti con la musica migliora proprio la coordinazione dei movimenti. Una specie di doping naturale, così potente (c'è chi ha calcolato fino al 20% di miglioramento!) che alla maratona di New York hanno vietato di usare cuffie e auricolari per non falsare i risultati.

Ma avrete notato che tanti campioni, come Usain Bolt e Federica Pellegrini, arrivano ai blocchi di partenza delle gare con le cuffiette nelle orecchie per caricarsi e concentrarsi fino all'ultimo.

UNA "COLLA" SOCIALE

C'è poi una terza funzione che il musicologo italiano Francesco Giannattasio considera fondamentale: la musica serve a farci stare insieme.

Alle feste, non per niente, la musica si mette sempre. «Anzi, la festa comincia quando comincia la musica», dice Serena Facci. Lo abbiamo ereditato dai nostri antenati preistorici: da sempre e dappertutto nel mondo suonare e cantare serve a stare in gruppo.

Anche perché, come ha notato qualcuno, mentre parlare in tanti tutti insieme è difficile, cantare e suonare invece riesce benissimo. Lo facciamo nelle occasioni allegre e in quelle tristi, come durante i funerali. E anche per sentirci più forti, come fanno gli All Blacks, la squadra di rugby della Nuova Zelanda, che usa la Haka, una danza di guerra Maori, prima delle partite per spaventare gli avversari.

Insomma, i suoni e le canzoni, che siano Bach o i Beatles o Fabi Fibra, ci servono per molte cose. Spesso per molte cose insieme: ballare e fare amicizia, emozionarci e stare insieme.
E anche se la musica non ha uno scopo preciso, non è indispensabile a sopravvivere come il cibo, ci piace tantissimo. Anzi, uno psicologo americano che si chiama Steven Pinker pensa che ci piaccia così tanto proprio perché non serve a nulla.

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