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Come faccio a creare un blog (e a farlo trovare da Google)?

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Come si fa a creare un blog ? Carotina22

Ciao Carotina, per le questioni tecniche ti rimando a Capitan Erik . Per il resto, invece, direi che aprire un blog è abbastanza semplice . Il problema vero è che cosa farci una volta che lo hai aperto. Nel senso: che cos'hai tu di così interessante da raccontare al mondo ogni santo giorno? Io niente. E infatti il blog che avevo aperto giace muto e immutato da anni senza che nessuno, me compreso, si sia dato più la briga di visitarlo. Un po' come quegli elettrodomestici che, ogni tanto, la mamma e il papà, presi dall'entusiasmo, comprano: che so la gelatiera (“d'ora in poi gelati tutti i giorni”), la vaporiera (basta fritti, vita sana), la teiera (le bustine sono tristi, il tè è un rito)...
Quindi, se proprio vuoi aprirlo, la prima regola da sapere è che lo devi nutrire . E nutrire in abbondanza. Un blog richiede più parole che un alano bistecche. Sì perché, anche se sai cosa dire e quello che dici è abbastanza interessante, poi arriva un altro problema: chi ti legge?  "Tutti quelli che vogliono" dirai tu. Col cavolo! A parte amici e parenti e altri conoscenti animati da umana pietà, infatti, ti leggeranno solo quelli che ti trovano su Google . Tipo: tu Carotina hai un blog sulle carotine? Prova a cercare “carotine” e guarda un po' che cosa ti esce. Di tutto. E tu dove sei? Da nessuna parte oppure nello stomaco di Bugs Bunny, almeno stando ai risultati di Google e dei progammini (si chiamano spider , ragni) che sguinzaglia in giro per miliardi di pagine web alla ricerca della parola chiave che hai appena digitato. 
L'unica è farti furba e imparare la lingua di Google, usando quella che gli espertoni chiamano S.E.O. È una sigla che sta per Search Engine Optimization ma, per quanto mi riguarda la puoi anche tradurre in Sordo E Orbo . Nella sostanza, infatti, scrivere per Google è più o meno uguale a parlare con un vecchio rimbambito.  Tipo che ti scervelli per ore alla ricerca di un titolo simpatico , ad effetto, sintetico? Che so “caro carote” per un articolo sull'aumento dei prezzi. Ecco, dimenticalo: Google, se va bene, lo scambia per una lettera a un tuo amico curdo. E dimenticati anche giochi di parole, figure retoriche e soprattutto la sintesi . Google va d'accordo soprattutto con i tipi piatti e più logorroici del “tizio cozza”, dell'asciugone e di Paolino il disegnatore (scusa eh) messi insieme (v. ditelo ad Andrea del numero 132) . Quello che scrivi nel titolo lo devi ripetere anche nel sottotitolo e ripeterlo più e più volte nell'articolo. Tipo. Titolo: "Aumentano i prezzi delle carote". Sottotitolo: "Sono aumentati i prezzi delle carote". Articolo: "Oggi i prezzi delle carote sono aumentati perché...". E non vale nemmeno fare copia-incolla. Perché Google è sordo e tordo più di mia nonna, ma è pure un po' rompiscatole: vuole sentirsi ripetere le stesse cose tante volte, ma in modo leggermente diverso. Se no si annoia, poverino. 
A quel punto ti ascolta e ti considera degno di apparire nei risultati delle sue ricerche. Quello che però nessun manualetto di SEO è ancora riuscito a spiegarmi è per quale strano motivo io, e non Google, dovrei continuare a leggere cose che sembrano scritte da mia nonna torda, sorda e permalosa. Magari ti trovo, ma poi ti mollo subito.