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Gatta cagnaccio

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Caro Andrea, adoro la mia gatta Livia ma lei, come comportamento, sembra un cane. Ti giuro, non sto scherzando!!! Quando torno da scuola mi fa le feste saltandomi addosso, morde, combina guai... Per acchiappare le mosche buca le tende, si fa le unghie sui miei jeans mentre li indosso... Io mi chiedo: cambierà o devo continuare a chiamarla “cagnaccio”? P.S.: se continua così rischia di far cambiare nick­name a me! Animalista95

Andrea dice che...

Ciao Animalista, in effetti anch’io ho vissuto per un bel po’ con una gatta. E anche lei era più affettuosa di un cucciolo di Labrador: quando tornavi a casa, saltava da tutte le parti come una matta e ti slinguazzava per ore. Il che, dopo il primo shock per essersi imbattuti in un felino col carattere di un cane lupo, era anche una gran bella cosa. Il problema è che voleva anche dormire con te e, per addormentarsi, aveva bisogno di almeno una buona mezz’ora di coccole. Se, per sbaglio, provavi a convincerla che, invece, “si andava a nanna senza troppe smancerie”, scattava la ritorsione: si piazzava sotto il letto e iniziava un incessante lavoro di segamento delle scatole/contenitori (e dei tuoi nervi) che stavano lì. Tu potevi imprecare tutti i santi gatteschi del mondo ma non c’era verso. Allora ho provato ad applicare una severa educazione tedesca, che si sviluppava in 4 fasi: battuta di caccia notturna, lancio del pantofolone, cattura e chiusura nel bagno. Niente da fare: invece che sulle scatole le unghie se le faceva sulla porta
del bagno! Alla fine ho capitolato: l’unico modo per convincerla a stare buona, anche nel cuore della notte, erano le maniere dolci. Oppure trovarle dei diversivi. Dalla mia esperienza micesca ho infatti imparato che più un gatto se ne sta in casa da solo o comunque con umani, più diventa iperaffettivo nei tuoi confronti. Se invece ogni tanto se ne gira libero nella natura e se la vede con i suoi simili, torna fuori la sua indole felina e indipendente. Quindi che dire… non cambiare nick. Al massimo trovale un altro “cagnaccio” come compagno di giochi.

 

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