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Perché la colazione si chiama così?

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Perché la colazione si chiama così?
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Latte o yogurt; cereali o biscotti, fette biscottate, pane, brioche; frutta (o spremuta, marmellata): è la ricetta per la colazione ideale, perché la combinazione di questi tre tipi di alimenti dà energia e allunga il senso di sazietà, così si resiste fino al pranzo.

 

La “colazione” deriverebbe dal latino collationem (raccolta): un termine che, nel Medioevo, indicava le regole di vita da seguire (un monaco le leggeva ad alta voce durante i pasti, mentre gli altri ascoltavano in  obbligatorio silenzio). Tra queste regole c’era anche quella di consumare due pasti al giorno; il terzo, quello della mattina presto, poteva essere dato a bambini e lavoratori.

In generale, però, fino all’800 le classi povere mangiavano quando potevano, senza orari precisi e i pasti non si differenziavano l’uno dall’altro: in Europa,
per esempio, si mangiavano salumi e cacio con polenta e burro, pane e vino.

La storia della colazione

Nel 1700, in Italia, i bambini a colazione non bevevano sostanze calde perché, come scriveva Giovanni Baretti in un libro sugli usi e costumi del nostro Paese, “si ha l’opinione che possono guastare i denti delle persone giovani e indebolire il loro temperamento”.

Con l’invenzione del frigorifero (fine ’800), però, si inizia a bere latte in modo regolare (prima era necessario trasformarlo subito in formaggio, altrimenti andava a male).

Cioccolata e tè, che si diffondono in Europa assieme al caffè proprio in questo periodo, erano riservati agli adulti (all’inizio solo ai nobili, poi, con la nascita delle prime fabbriche, anche ai lavoratori). Il tè, però tanto amato dagli inglesi, da noi era considerato una “droga inutile e costosa”, scrive ancora Baretti.

La colazione come la facciamo oggi compare solo nel dopoguerra (1950), grazie a un livello più elevato di benessere e alla diffusione di supermercati e prodotti confezionati.

La colazione cambia da una regione all'altra

Tuttavia, in alcune regioni italiane resistono le “vecchie” abitudini: Laura ci dice che in Sardegna, ancora oggi, i contadini di mattina mangiano salsiccia e formaggio; Maria di Napoli, quando fa colazione al bar, prende la tradizionale sfogliatella, inventata nel ’600; in Piemonte, Silvio, nel caffelatte, al posto dei biscotti inzuppa la polenta; in Sicilia, infine, la mattina si inizia mangiando gelato o granita al cioccolato con panna.

La colazione giusta secondo gli esperti

La colazione giusta insomma combina i consigli degli esperti con le tradizioni del proprio Paese. Dolce o salata che sia, fare colazione è indispensabile, come dimostrano diversi studi.

L’organizzazione no-profit Share our Strenght ha studiato l’attività neuronale delle aree del cervello dedicate alla risoluzione dei problemi matematici su bambini in età scolare; era maggiore in quelli che avevano fatto colazione rispetto a quelli a digiuno. Inoltre, è stato dimostrato come una colazione a basso contenuto glicemico (zucchero) migliori la capacità di memorizzazione, concentrazione e resistenza a scuola.

Se allo zucchero proprio non si riesce a rinunciare, aggiungere fibre ai carboidrati (tipo il pane integrale) rallenta l’assorbimento di glucosio e allunga il potere di concentrazione.

Invece saltare la colazione, come fa tra il 10 e il 30% dei ragazzi tra i 9 e i 14 anni in Europa e Usa, aumenta il rischio di obesità, perché nei pasti successivi ci si “ingozza” di troppi cibi ricchi di zucchero, che saziano in fretta.

Per di più uno studio dell’Università di Reading (Inghilterra) su scolari 12enni dimostra che l’attenzione in classe di chi salta il breakfast equivale a quella di... un 70enne.